lunedì, 23 aprile 2018
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Walt Disney: le due facce del mito

Walt Disney (Chicago, 5 dicembre 1901 – Burbank, 15 dicembre 1966) geniale disegnatore, animatore e cineasta statunitense è ritenuto il padre dei film di animazione. Nato a Chicago ma di origini francesi, Walt trascorse l’infanzia tra traslochi e lavoretti all’interno dell’azienda paterna di distribuzione dei giornali per contribuire alle spese di famiglia; la sua passione per il disegno cominciò molto presto, già a sette anni vendeva ai vicini le sue creazioni. Dopo il diploma nel 1917, Walt, sedicenne ambizioso e intrepido tentò di arruolarsi nell’esercito, modificò la data di nascita del suo passaporto e riuscì a entrare nelle Croce Rossa come autista di ambulanze.

Nel 1923, Walt e il fratello Roy fondarono la Disney Brothers Cartoon Studio che nel 1986 assunse il nome attuale di Walt Disney Company. Di lì a poco lo studio cinematografico dei due fratelli avrebbe prodotto capolavori come “La bella e la bestia”, “Le avventure di Peter Pan”, “Biancaneve e i sette nani”, “La sirenetta” che hanno affascinato quattro generazioni di bambini e continuano ancora oggi a essere considerati le migliori creazioni del cinema di animazione. Celebre è la frase pronunciata dallo stesso Disney  “Se puoi sognarlo, puoi farlo”; ciò che ha permesso la realizzazione delle sue maggiori opere è stata una grande perseveranza, il forte desiderio di veder concretizzato e compiuto un progetto: Walt Disney dimostrò la sua tenacia nella creazione del primo lungometraggio “Biancaneve e i sette nani”, per coprirne le spese ipotecò la casa.

Un altro successo marchiato Disney è il parco di divertimenti Disneyland, inaugurato nel 1955 a Los Angeles; il parco è curato nei minimi dettagli e ricco di curiosi particolari: ad esempio i chioschi degli hot-dog distano dai cestini esattamente 25 passi, dato che Walt impiegava quel numero di passi per finire un panino; inoltre lo stesso anno dell’apertura, il creatore di Topolino fece costruire al centro del parco un appartamento che imitava negli interni il salotto della sua vecchia casa, dove una lampada, posta sul davanzale, segnalava la presenza di Walt nel parco, a seconda che fosse accesa o meno. Al tempo si vociferava che il proprietario, rinchiuso nell’appartamento del parco, ricordasse la difficile infanzia osservando i bambini divertirsi, piangendo per ore e affogando le lacrime nell’alcol. Inoltre a Disneyland gli impiegati devono rispettare rigorose norme quali raccogliere la spazzatura e gettarla negli appositi cestini con gesti teatrali, tipici del personaggio che interpretano, evitare di tenere le unghia lunghe oltre la fine del polpastrello, comunicare tra loro fuori dal copione solo mediante messaggi in codice, ad esempio se un visitatore si sente male, è regola gridare “codice V ” che sta per “codice versamento proteine”.

Tuttavia dietro la felice storia di una carriera dal successo schiacciante, destinata a perdurare nel tempo, si nascondono dettagli spesso taciuti non altrettanto rosei. Un esempio sono le stesse pellicole firmate Disney, accomunate da un fattore ricorrente: spesso i protagonisti sono orfani della madre, assente dall’inizio o uccisa durante il film in circostanze più o meno cruente. Nei suoi film Walt inserì ricordi ed esperienze personali, in questo caso si avverte il senso di colpa che lo tormentò per tutta la vita da quando, nel 1938, l’adorata madre venne ritrovata morta a causa della fuoriuscita di un gas, nella casa che lui stesso aveva regalato ai genitori.

Alcune fonti biografiche ritraggono Disney come un uomo arrogante, egocentrico, alcolizzato e razzista; Maryl Streep durante la cerimonia annuale del National Board of Review del 2014 ha commentato la sua pessima personalità, dichiarando:

Walt Disney era un bigotto a cui non piacevano per niente le donne e nella sua vita ha appoggiato una lobby antisemita.

Abigail Disney, nipote di Roy Disney, fratello di Walt ha confermato le accuse dell’attrice:

Antisemita? Accertato. Misogino? Certamente! Razzista? Ovvio, ha fatto un film (Il Libro della Giungla) circa il dover stare ‘con la propria specie’. […] Di quante informazioni necessitate ancora?

Inoltre per ordine del capo, dallo staff Disney era esclusi ebrei e neri, venivano condotte indagini all’interno della compagnia, dati i suoi costanti sospetti circa la presenza di comunisti tra i suoi impiegati. Dietro al sorriso cordiale, Walt si comportava da despota nei confronti dei lavorati, sottopagati e impegnati fino a 15 ore al giorno per tutto l’anno. Ub Iwerks, uno dei migliori disegnatori, arrivò a dover realizzare 700 disegni al giorno. Di conseguenza nel maggio del 1941 i dipendenti disney si riunirono in uno sciopero, placato il 9 settembre dello stesso anno dopo una lunga trattativa.

Nel 2004 la Disney spese 70 milioni di dollari per portare a termine un processo che li denunciava di satanismo, razzismo e istigazione alla cocaina. Walt Disney fece parte dell’Ordine DeMolay, congrega massonica statunitense; secondo le accuse rivoltegli, in alcune pellicole sono presenti simboli o idee massoniche, messaggi accolti dai bambini nel subconscio e rilasciati in età adulta in determinate circostanze. Ad esempio, il cortometraggio firmato Disney, “Bimbo’s Initiation” del 1930 mostra in termini simbolici e surreali l’iniziazione a una loggia massonica: il protagonista Bimbo, intrappolato in un tombino da Topolino mediante un grande lucchetto, sbuca in una galleria sotterranea, dove i soci della loggia lo invitano a unirsi a loro, gridando: “Vuoi essere un membro ?”; avendo rifiutato, Bimbo è mandato in diverse camere dove è costretto ad affrontare vari ostacoli (le prove dell’iniziazione), infine sedotto da Betty Boop accetta di entrare nella setta, avendo compreso di poter ottenere donne e successo.

Inoltre nel 1937 un docente di storia della New York University identificò i 7 nani disney con i disagi provocati dall’assunzione di cocaina: mentre il nome della protagonista, Snow White fa riferimento alla “polvere bianca”, Brontolo (Grumpy = irritabile) si riferisce all’irritabilità del soggetto in astinenza, Eolo (Sneezy = che starnutisce) indica i danni all’apparato respiratorio, Pisolo (Sleepy = assonnato) allude alla sonnolenza e alla stanchezza patologica.

Gli aneddoti riportati dimostrano come dietro un’apparenza carezzevole e positiva possa talvolta celarsi un’identità più complessa e contraddittoria, dove l’eccellenza del genio si fonde alla meschinità dei difetti umani.

 

Fonte:” Bimbo’s Initiation” di Jodge

2 thoughts on “Walt Disney: le due facce del mito

  1. Belle tematiche la invito ad ampliare il discorso con il rapporto Disney-potere occulto e in generale i messaggi celati in pellicole disney più recenti . Ottimo lavoro

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