Vincenzo Consolo, una delle tante voci che non sparirà nel tempo – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Vincenzo Consolo, una delle tante voci che non sparirà nel tempo

Il 19 gennaio a Sant’Agata di Militello, nell’Auditorium di c.da Muti del Liceo “Sciascia-Fermi”, si è tenuta una conferenza in onore di Vincenzo Consolo, uno dei più grandi giornalisti e saggisti contemporanei, nato in questa cittadina nel lontano 18 febbraio 1933 e morto a Milano il 21 gennaio 2012. Erano presenti all’evento il direttore di “TRM”, Luigi Perollo, il presidente del “Centro Pio La Torre”, Vito lo Monaco, il vicesindaco del comune di Sant’Agata Militello, Antonio Testa, e Claudio Masetta, in rappresentanza dell’Associazione “Amici di Vincenzo Consolo”, per trattare di “Cosa loro. Mafie tra cronaca e riflessione”, la raccolta di 64 articoli dove Consolo racconta e analizza i fenomeni mafiosi dalla strage di Portella della Ginestra al 2010.  Poi, la discussione si è allargata sulla mafia in generale. L’evento ha avuto inizio con l’intervento del vicesindaco Testa, il quale, fra l’altro, ha detto che:

La Mafia ha fatto paura e continua a farla, basta ricordare tutti gli omicidi contro coloro che hanno perso la vita per far sì che la criminalità organizzata venisse arginata, ma bisogna anche riflette sull’impegno in questo libro sociale e umano di Vincenzo Consolo perché a volte non bisogna essere poliziotti o magistrati per rischiare la vita, ma spesso, e la cronaca ce lo ha insegnato, anche giornalisti hanno pagato il proprio sangue nello scrivere contro la criminalità organizzata.
e ha poi aggiunto:
Nel nostro piccolo, con la nostra onestà e trasparenza, dobbiamo dare il segnale che anche nelle amministrazioni e negli enti pubblici, da quelli statali a quelli più piccoli ci sia questo aspetto chiamato legalità al quale non possiamo sottrarci. Abbiamo la Costituzione più bella del mondo. Basta attenersi solo a questa!

A seguire, una studentessa del liceo ha letto un passo di “Cosa loro” riguardante le donne che vengono chiamate dall’autore “sorelle di Antigone” perché, come l’eroina greca, combattono o hanno combattuto per la giustizia e la verità. Donne come Francesca Serio, attivista italiana, nota per essersi opposta agli stereotipi di donna del suo tempo, per essere stata la madre del sindacalista Salvatore Carnevale e per aver combattuto con lo scopo di far arrestare i responsabili della morte del figlio, vittima della mafia o come Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino, che assieme all’ARCI Sicilia e con la collaborazione di Libera contribuisce all’ideazione e alla crescita dell’iniziativa “La Carovana Antimafie”.

Dopo questa citazione, Luigi Parollo è ritornato a parlare di Consolo,

Consolo non voleva soltanto scrivere fatti di cronaca. Rispetto a molti altri giornalisti era animato dall’intento di far sorgere una riflessione all’interno di ogni lettore.
Beppe Alfano
Peppino Impastato
dei giornalisti come Peppino Impastato e Beppe Alfano, uccisi dalla mafia, e, infine, ha raccontato la sua esperienza da giovane giornalista che si è ritrovato a vivere e a dover diffondere l’orribile notizia dell’attentato di Falcone.
Una sera di venticinque anni fa mi sono ritrovato a dover fare una scelta. A quel tempo ero l’ultimo arrivato e facevo un po’ tutto e il mio capo redattore mi mandò a seguire l’avvenimento più interessante di quel giorno: l’inaugurazione a Palermo della Fiera del Mediterraneo. La Fiera del Mediterraneo di quell’anno si aprì il pomeriggio del 23 maggio, era il 1992, la cerimonia per qualche strano motivo si interruppe. Ci dissero solo che c’era stato un attentato, ma non si capiva né dove, né a chi. Con il mio operatore entrammo in macchina e seguimmo la macchina del prefetto di Palermo, così arrivammo in autostrada a Capaci e capimmo cos’era successo; trascorsi tutto il pomeriggio lì. Raccoglievo quello che ero in grado e sapevo raccogliere. Mi colpì la macchina bianca di Giovanni Falcone: senza la parte anteriore, in bilico su questa voragine. La macchina era aperta e sono entrato con la testa vedendo il mazzo di chiavi di casa che ancora era sul cruscotto, una borsa. Quando tornai in redazione la sera e andai in onda non sapevo da dove iniziare. Come si racconta un fatto che certamente è destinato a esplodere nella coscienza di un paese? Oltre a questo, mi chiesi come volessi fare questo mestiere. Le stragi del 92′ mi hanno cambiato aiutandomi a decidere su come approcciarmi, cioè, fare questo lavoro cercando di incidere nelle coscienze di chi mi sente e mi guarda raccontando i fatti anche minimi di ogni giorno in maniera scrupolosa e mettendoci la faccia.
I resti della macchina di Giovanni Falcone

Dopo l’intervento del giornalista di TRM è stato letto un brano tratto da una delle scene più famose nel film “I cento passi”: dopo la morte di Peppino Impastato, uno dei suoi amici più stretti, Salvo Vitale, interpretato da Claudio Gioè, annuncia la chiusura di Radio aut.

Dopo questa lettura estremamente toccante, è intervenuto il presidente Vito lo Monaco parlando generalmente della Mafia: dalla nascita di Cosa Nostra, agli attentati negli anni del dopoguerra – in cui vi è stata la strage di Portella della Ginestra – a quelli che avvenivano quasi ogni giorno durante gli anni 70′, 80′ e 90′, al Sacco di Palermo – il boom edilizio illegale avvenuto tra gli anni 50′ e 60’che stravolse la fisionomia architettonica della città – all’omicidio dell’onorevole Pio La Torre – trucidato in una strada  di Palermo il 30 aprile 1982 dopo aver proposto un disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi di provenienza illecita. Alla conclusione del discorso del presidente del “Centro Pio La Torre” viene interpretata la canzone “1, 10, 100 passi”.

Alla fine della conferenza, i miei colleghi hanno posto alcune domande alle personalità intervenute. Abbiamo chiesto a Vito lo Monaco di definire la parola “onore” che nella cultura siciliana ha due interpretazioni contrastanti tra loro: la prima viene riassunta dalla celebre espressione “l’uomo d’onore”, ovvero un uomo che, introdotto nel sistema mafioso, rispetta pienamente quei valori; la seconda viene invece rappresentata  da una frase scritta dallo stesso Consolo, la quale afferma che coloro che portano realmente onore alla nostra terra sono Falcone e Borsellino, Pio la Torre, Don Pino Puglisi e tutte le vittime di quegli “uomini d’onore” che hanno bisogno di barbarie, violenze e crudeltà di cui si servono per sentirsi grandi e potenti non dimostrando che la loro piccolezza.

L’onore nell’ambito mafioso è solo una copertura per nascondere la vera natura della mafia, cioè, un macchina costruita per l’arricchimento illecito. Per nascondere questo fatto i mafiosi si trasformano nei difensori dei deboli e dei poveri che sfruttano.

Spostandoci d’argomento, abbiamo chiesto al giornalista Perollo come sta vivendo la situazione delle fake news, che si è venuta a creare in questo periodo. Il giornalista ha risposto che:

Le fake news non fanno informazione, offrono solo un pezzetto di presunta verità, ma solo presunta perché poi devono essere verificate. La differenza la fa l’attendibilità della fonte. Un utente di Facebook, non è una fonte qualificata, la fonte qualificata è quella che verifica una serie di fatti e di testimonianze prima di offrire la notizia. La fake news è figlia dello sviluppo tecnologico: quindici anni fa non era pensabile una notizia falsa. Un giornale non avrebbe mai pubblicato una notizia non verificata. I social offrono la possibilità di intervenire, non di informare.

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