martedì, 16 Luglio 2019
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Tyrion Lannister: “l’escluso” Pirandelliano del Trono di Spade


Essere accettati dalla società è da sempre una necessità comune a tutti gli esseri umani. Ogni uomo nel corso della propria vita, dalla nascita alla morte, dai tempi delle tribù a quello delle metropoli, è sempre inserito in un contesto sociale. Tale contesto inizialmente è costituito dai parenti, in particolare dai genitori, che svolgono la funzione di educatori e contribuiscono, ancor prima degli insegnanti o degli amici, alla formazione dell’individuo fin dalla tenera età. Nessuno sceglie il tipo di educazione che riceve da bambino, così come non sceglie il luogo, il tempo o qualsiasi condizione in cui viene al mondo.

Tyrion Lannister, uno dei personaggi principali della serie televisiva targata HBO “il Trono di Spade” (in lingua originale “Game of Thrones”), al momento della nascita diventa colpevole inconsapevolmente di un crimine che non gli verrà mai perdonato dai suoi familiari, in particolare dal padre Tywin (uno degli uomini più potenti dei sette regni) e dalla sorella Cersei: “l’uccisione” della madre, morta di parto. Rapidamente la notizia della nascita di Tyrion si diffonde nei sette regni. Si dice che abbia le sembianze di un mostro dotato di artigli, una coda e di una testa di dimensioni sproporzionate rispetto al resto del corpo; mentre, in realtà, è semplicemente affetto da nanismo. (Storia raccontata dal principe Oberyn Martell nella puntata 4×07)

La drammaticità della sua storia inizia nel momento stesso della sua nascita. Il padre non gli nasconde che aveva pensato di gettarlo nel fiume da neonato, ma per amore della famiglia ha riconsiderato la sua decisione. La sorella lo disprezza profondamente e cerca di ucciderlo ripetutamente nel corso della serie. L’unico rapporto di stima e di affetto reciproco con un altro familiare è quello che lo lega al fratello Jaime, che lo salva da una morte certa (puntata 4×10) in quanto lo considera un membro della famiglia al pari degli altri e non ritiene che possa essere incolpato per avere “ucciso” la madre al momento del parto o per essere nano.

La condizione drammatica di Tyrion, assolutamente analoga a quella di Marta Ajala, protagonista del romanzo “l’esclusa” di Pirandello, è riassunta nelle parole dell’autore in una lettera all’amico Luigi Capuana in seguito alla redazione finale del romanzo:

Qui ogni volontà è esclusa, pur essendo lasciata ai personaggi la piena illusione ch’essi agiscano volontariamente; mentre una legge odiosa li guida o li trascina, occulta e inesorabile; e fa sì che un’innocente, scacciata dalla società debba passare sotto le forche dell’infamia, commettere cioè davvero quella colpa di cui ingiustamente era stata accusata.Luigi Pirandello
– Luigi Pirandello

È proprio questa “legge odiosa, occulta e inesorabile” che rende Marta e Tyrion incapaci di sfuggire al destino che è stato loro assegnato nella reltà in cui vivono. Il libero arbitrio dei due personaggi non è altro che un’illusione. Marta successivamente all’allontanamento dalla famiglia del marito riesce a diventare un’insegnante attraverso enormi sforzi e sacrifici. Tyrion, analogamente, guida la difesa dall’esercito di Stannis Baratheon in assenza del re e, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, salva l’intera città da un sanguinosissimo assedio. Qui il parallelismo tra i due personaggi diventa evidente: le azioni eroiche che compiono non permettono mai a nessuno dei due il miglioramento della propria condizione. Marta, infatti, viene esclusa ben presto dal contesto scolastico, perde la propria indipendenza economica e si ritrova costretta a non potere più sostenere la famiglia in alcun modo. Allo stesso modo Tyrion in seguito alla vittoria della battaglia di Blackwater Bay perde il ruolo di “Hand of the King” e viene escluso dalla scena politica della capitale, che (così come la scuola per Marta) rappresenta l’unica realtà in cui mettere in gioco le proprie abilità e operare attivamente in un contesto capace di gratificarlo. Marta e Tyrion sono costantemente vittime di punizioni che non meritano, ma che non possono evitare.

Diverse sono le caratteristiche che accomunano i due personaggi nella loro storia. Le analogie più rilevanti però riguardano l’esclusione dalla famiglia, dalla comunità (dal paese per Marta e dalla capitale per Tyrion) e, soprattutto, l’impossibilità di cambiare la propria condizione. Quest’ultimo punto viene confermato, in particolare, dalla confessione di Tyrion nel processo per regicidio (puntata 4×06), che costituisce un momento fondamentale per comprendere l’evoluzione del personaggio in tutta la sua drammaticità.

Tyrion è chiamato a compiere una scelta: contare sulla benevolenza del giudice (suo padre) o rischiare la vita richiedendo che venga fatta giustizia dagli dei in un folle tentativo di “trial by combat” (verdetto per singolare tenzone). La prima opzione comporta l’abbandono definitivo della capitale, il luogo in cui è finalmente riuscito ad affermarsi e la rinuncia a ogni tipo di libertà personale per essere inviato alla barriera a combattere insieme ai guardiani della notte, mentre la seconda lo conduce quasi sicuramente alla morte.

Tyrion è il salvatore della capitale e di tutti i suoi abitanti dall’assedio di Stannis Baratheon, ma, anziché essere premiato e rispettato quale eroe di guerra, il popolo non gli è riconoscente, anzi, ingrato chiede a gran voce la sua esecuzione.

Data tale premessa, è evidente che la scelta di adottare la seconda opzione deriva da una forte lacerazione interiore, dalla convinzione che il suo destino è già stato segnato, ma, quasi in maniera contraddittoria, anche da una voglia incontrollabile di lottare con tutto sé stesso per il proprio diritto alla libertà e per il rispetto tanto meritato, mai ottenuto dai familiari e dal popolo.

Il discorso, disperato e folle al pari della sua scelta, dimostra infatti la sua tenacia nel tentare fino all’ultimo momento di opporsi al destino che gli è stato assegnato, ma, paradossalmente, dà al pubblico la conferma che lui è realmente l’uomo senza onore e senza rispetto per la famiglia che tutti credevano che fosse fin dall’inizio.

Questa “conferma” che in un primo momento potrebbe rappresentare solo un’impressione, o qualcosa che non corrisponde alla realtà, diviene verità innegabile per lo stesso protagonista nel momento in cui uccide suo padre.

Esattamente come Marta nella parte finale del romanzo compie il tradimento per il quale era stata accusata e condannata fin dal principio, Tyrion commette il regicidio per il quale era stato ingiustamente imputato, si pente di non avere lasciato vincere Stannis e dichiara pubblicamente che vorrebbe che tutti i presenti morissero, o, in senso più generale, che tutte le ingiustizie subite all’interno di quel mondo così crudele, in cui il padre non l’ha mai amato, la sorella lo vuole morto e la società intera lo disprezza, giungessero a un epilogo.

In conclusione, nonostante l’impossibilità per i Lannister di ricostruire una famiglia con Tyrion, esiste comunque un’ultima speranza che potrebbe ribaltare la condizione apparentemente immutabile del protagonista e dell’intera vicenda, nonché la prima significativa differenza tra la storia di Marta e quella di Tyrion: il riscatto.

Grazie al fratello Jaime e a Lord Varys (unici personaggi della serie che hanno sempre creduto in lui) a Tyrion è stata concessa una seconda chance. Sta a lui adesso liberarsi dagli obblighi imposti dal destino Pirandelliano controllato da quella “legge odiosa, occulta e inesorabile” che lo ha condizionato durante tutta la sua esistenza e di agire in funzione di un bene superiore: non più per essere accettato dalla famiglia, ma per salvare i sette regni dalla distruzione che si avvicina dalla barriera e, al tempo stesso, per trovare la felicità che merita in quel mondo folle e contraddittorio che lo ha sempre escluso.

– Jaime e Tyrion Lannister

 

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Salvatore Fabio
18 anni. Studente presso il liceo Sciascia Fermi, indirizzo linguistico. Instagram: @salvatorefabios

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