domenica, 21 ottobre 2018
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Stalker di Andrej Tarkovskij: il senso della vita sul grande schermo

The film [Stalker] needs to be slower and duller at the start so that the viewers who walked into the wrong theatre have time to leave before the main action startsAndrej Tarkovskij

Ci sono numerose pellicole che hanno lasciato il segno negli spettatori per la loro grande abilità nel narrare temi metafisici e spirituali con un approccio metaforico, che può a volte risultare confuso o stancante per uno spettatore meno motivato, e altamente filosofico: Stalker di Andrej Tarkovskij è uno di questi. Stalker è un film di fantascienza del 1979 diretto dal regista russo Andrej Tarkovskij; nato nel 1932 e morto a Parigi nel 1986, che ha diretto numerose pellicole considerate tra le più belle della storia del cinema come “Lo Specchio”, “Solaris” e lo stesso “Stalker”. Il regista presenta subito allo spettatore la complessità della pellicola condendola di lunghe sequenze statiche e prive di dialogo, caratteristica del regista russo, tra cui la famosa scena iniziale che ci introduce ad uno dei temi fondamentali del film: il viaggio. Sin dalla prima sequenza però lo spettatore capisce la portata di questo viaggio che non va di certo inteso come un comune spostamento fisico da un punto A ad un punto B. Nella prima scena il regista penetra con la macchina da presa, con una lenta carrellata in avanti, in una camera da letto dove ci introduce ad una sequenza altrettanto lenta nella quale si avverte in sottofondo il fischio di un treno che si fa sempre più forte mano a mano che la scena va avanti; dal punto di vista visuale invece il regista riprende i volti di tre personaggi stesi su di un letto e alcuni oggetti che traballano seguendo il corso del treno. Ad un certo punto il fischio del treno scompare e tutti gli oggetti tornano immobili, ed è proprio adesso che la cinepresa si focalizza sul primo dei tre protagonisti: l’uomo che dormiva a letto assieme alla moglie e alla figlia e che adesso alzatosi in piedi procede a vestirsi. La prima scena di Stalker è dunque una scena che può apparire “lenta” o anche noiosa ma in realtà racchiude in se il senso vero della pellicola ed è una grande dimostrazione di quanto potente sia l’arte cinematografica: Stalker è un viaggio segreto, personale ed intimo che scava a fondo nel nostro inconscio e si catapulta nella psiche umana; e l’idea di questa viaggio ci viene mostrata anche dal fischio del treno che non è presente nell’immagine visiva del film ma da ugualmente allo spettatore la sensazione della partenza.

Ed è proprio dopo la lunga sequenza iniziale che il viaggio inizia. Tre uomini, chiamati “Scrittore”, “Professore” e “Stalker” ( nome che trova la sua derivazione dal verbo inglese “to stalk”, che può essere tradotto come “aggirasi furtivamente”) partono insieme per un viaggio pieno di insidie verso la Zona, un luogo imprecisato nato forse dalla caduta di un meteorite o da un contatto con intelligenze superiori, l’accesso alla quale è vietato dalle autorità, che riescono ad essere eluse solo dagli Stalker.  All’interno della Zona vi è una Stanza, nella quale chiunque vi acceda può vedere realizzati i propri desideri più intimi e reconditi. Esso rappresenta insomma un luogo geografico in cui è possibile trovare la felicità.

 I tre protagonisti sono uomini sconfitti , battuti dalla vita; e le battute che si scambiano sono solo vuoti echi di speranza e ricordi di sconfitte ma al loro ingresso nella Zona il passaggio da una condizione ad un altra è netto: alla grigiezza monocromatica iniziale si contrappone il colore, che accompagnerà i personaggi per tutta la loro permanenza nella Zona. L’utilizzo infatti del bianco e nero “sporco” iniziale vuole trasmettere allo spettatore lo stato d’animo di persone che non hanno nulla per cui valga la pena di vivere, nulla in cui credere e nulla da offrire agli altri. La pellicola ha ovviamente diverse chiavi di lettura e ognuna di esse si basa su diversi piani simbolici, nonostante il regista abbia più volte dichiarato che nei suoi film quasi nulla è simbolo di qualcos’altro, e la più interessante è probabilmente quella psicoanalitica.

Lo spettatore si addentra in un viaggio introspettivo alla scoperta della propria psiche, trovandosi a combattere con emozioni molto spesso in conflitto fra di loro e che si sovrappongono e confondono: secondo alcune interpretazione che fanno fede alle parole del regista, il film non sarebbe altro che una metafora della vita. La Zona è una metafora della stessa vita e la Stanza, il luogo dove si realizzerebbe ogni sogno, sarebbe per un certo verso metafora del senso della vita. A conoscerlo ci provano due persone colte, lo Scienziato e il Professore, che hanno due approcci diversi alla vita ed alla cultura: uno è uno scienziato, un fisico per l’esattezza, e un uomo di lettere. Entrambi ci provano ossessivamente ma capiscono ben presto che ogni loro tentativo è vano: durante il loro viaggio arrivano infatti alla conclusione che apprendere il senso della vita, ovvero esaudire il desiderio più recondito di ogni essere umano, non rende affatto più felici ma al contrario più insofferenti ed inclini a compiere atti estremi.

L’uomo scrive soltanto perché si tormenta, perché dubita, e per dimostrare continuamente a se stesso e agli altri che vale qualcosa. Ma se sapessi con certezza di essere un genio, perché dovrei continuare a scrivere?Lo Scrittore

Apprendendo questo i due intellettuali arrivano alla decisione, un po’ per paura e un po’ per mancanza di fede, di non entrare nella Stanza, di non accedere ciò al raggiungimento di quello che avevano più intimamente desiderato gettando nell’ira lo Stalker, un uomo semplice, chiuso eternamente nel suo ruolo che conserva soltanto la fede nel potere mistico e soprannaturale della Zona.

La Zona è forse… un sistema molto complesso di “trabocchetti”… E sono tutti mortali! Non so cosa succeda qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno, tutto, tutto si comincia a muovere… le vecchie trappole scompaiono, ne appaiono di nuove… posti prima sicuri, diventano impraticabili: e il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato fino all’inverosimile. È LA ZONA! Forse a certi potrà sembrare “capricciosa”… ma in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… non vi nascondo che ci sono stati casi in cui la gente è dovuta tornare indietro a mani vuote… alcuni sono anche morti, proprio sulla porta della Stanza… Ma quello che succede non dipende dalla Zona! Dipende da noi!Lo Stalker

 

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