“Shining”: tra genialità e polisemia – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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“Shining”: tra genialità e polisemia

Shining è un film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King (1977) e interpretato da Jack Nicholson, Shelley Duvall e Danny Lloyd.

Il protagonista è Jack Torrance (Nicholson), scrittore fallito con un passato da alcolista che riesce a trovare un lavoro in qualità di guardiano presso l’Overlook Hotel, in Colorado, per tutto l’inverno, stagione durante la quale l’albergo chiuderà. Vi si trasferisce insieme alla moglie Wendy (Duvall) e al figlio Danny (Lloyd), dotato di poteri extrasensoriali, proprio lo shining che dà il titolo all’opera. Questo luogo, in passato, è stato teatro di efferati delitti nonché covo di gangster e, durante la loro permanenza, Jack inizia a perdere il suo equilibrio mentale, quasi come influenzato dagli spiriti degli assassini che vi hanno soggiornato, a tal punto da mettere in pericolo la vita dei suoi stessi familiari. La situazione degenera sempre più, e per Wendy e Danny, visti anche gli scarsi collegamenti con i paesi vicini a causa della neve, non resta altro da fare che contare sulle proprie forze e intraprendere una corsa contro il tempo per evitare che un’ulteriore tragedia si consumi.

Questa pellicola, col tempo, è diventata un vero e proprio cult grazie, soprattutto, alla magistrale performance di Nicholson e alla professionale regia di Kubrick; in particolare, quest’ultimo è noto soprattutto per la sua maniacalità e precisione, che l’hanno portato a riscrivere la sceneggiatura più volte e ad avere un rapporto conflittuale con parte del cast, soprattutto con la Duvall: Kubrick, infatti, non era soddisfatto della sua interpretazione e, per farle interpretare al meglio il ruolo di donna disperata, vietò a tutti i membri della troupe di rivolgerle la parola, causandole diversi crolli emotivi, tanto che l’attrice iniziò a perdere i capelli. Nicholson, in quanto molto apprezzato dal regista, fu trattato con maggior clemenza, ma ciò non bastò per non farlo innervosire a causa dei continui cambiamenti di sceneggiatura. Essendo un bambino, Lloyd fu sempre compreso e protetto quasi come un figlio da Kubrick. La sua genialità si può evincere anche dal fatto che questi, per far calare gli attori nella loro parte, durante le riprese facesse proiettare dei film dell’orrore quali L’esorcista.

Proprio la maniacalità e la genialità di Kubrick hanno spinto i fans di questo film a prestare attenzione ai minimi particolari, dando vita, nel corso degli anni, a varie teorie sul significato di alcune scene e, per estensione, del film.

Sin dall’uscita nelle sale, ci si è interrogati su come interpretare la scena finale del film, che riprende una fotografia, datata 1921, della festa organizzata in occasione dell’apertura dell’Overlook, nella quale possiamo vedere, in primo piano, proprio il protagonista: cosa può mai significare? Ma, soprattutto, com’è possibile che in una fotografia scattata in un’epoca nella quale Jack non era ancora nato vi sia la sua persona?

Due sono le interpretazioni più accreditate:

  • visto che Jack appare felice e spensierato, ciò potrebbe significare che lui, dopo una vita di fallimenti e frustrazioni, si sia finalmente realizzato;
  • secondo una chiave di lettura ancora più avvalorata, Kubrick, per la celebre scena nella quale Jack spacca la porta del bagno della sua camera d’albergo a colpi di ascia, si sarebbe ispirato ad un film muto del regista svedese Victor Sjostrom Il carretto fantasma, del 1921, la stessa data presente nella fotografia: dunque Kubrick avrebbe semplicemente voluto rendergli omaggio.

Anche riguardo al significato dell’intera pellicola sono sorte, a lungo andare, varie teorie:

  • dal momento che l’albergo è stato costruito su un cimitero indiano, il film farebbe riferimento allo sterminio degli Indiani d’America;
  • Shining simboleggerebbe l’Olocausto: lo si potrebbe evincere, ad esempio, dal fatto che Danny indossa una maglietta con sopra il numero 42, anno del secolo scorso nel quale iniziò ad essere messo in atto dai nazisti lo sterminio degli ebrei, oppure per la presenza, in varie scene del film, dell’aquila, nella quale i nazisti identificavano la forza: ad esempio vi è un’aquila sulla macchina da scrivere usata da Jack Adler, che in tedesco significa proprio aquila;
  • secondo altri, infine, vi sono molti riferimenti allo sbarco sulla Luna: infatti, ad esempio, su un maglione indossato da Danny appare disegnata la navicella spaziale Apollo 11, oppure la geometria della moquette dell’Overlook ricorda la forma della base di Cape Canaveral; il numero della camera d’albergo della famiglia Torrance, 237, sarebbe un chiaro riferimento alle 237,000 miglia di distanza tra la Luna e la Terra o, ancora, l’aquila potrebbe simboleggiare l’Apollo 11, nel cui logo è presente proprio un’aquila.

Tutte queste interpretazioni sono ammissibili, ma non possiamo essere sicuri della loro effettiva veridicità. Ad ogni modo anche quest’alone di mistero nel quale Shining è avvolto ha contribuito a renderlo un vero e proprio cult movie e una delle pagine più celebri e irripetibili della storia del cinema che ancora oggi, a distanza di trentotto anni dalla sua uscita nelle sale, continua ad affascinare moltissimi spettatori e cinefili.

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