domenica, 25 febbraio 2018
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Serie televisive, film e videogiochi pericolo per i giovani: verità o ignoranza?

La televisione è lo specchio di ciò che siamo e la Rutgers University, in una ricerca, afferma che:”La violenza è trasmessa da televisione, cinema e videogiochi che accrescono i comportamenti aggressivi dei giovani. Ma perché serie tv, film e videogiochi devono essere reputati come oggetto del demonio e espositori di violenza gratuita? Negli ultimi anni, i media hanno massacrato come una iena la tecnologia che viene usata a scopo di intrattenimento, accusandola di oscenità e di brutalità, schierandosi dalla parte dei genitori che sono inorriditi. Ma la cultura dei parenti su questi argomenti è tale da poter esporre delle accuse? No, perché non sono consapevoli dei tanti avvertimenti che le emittenti televisive, case cinematografiche e aziende produttrici di videogiochi fanno.

Nel caso delle compagnie videoludiche mettono sempre al corrente dei contenuti trattati. Per essere sicuri che un gioco, con scene di sesso e di massacro non finisca in mano a un bambino, è stato creato un metodo di classificazione dei videogiochi attraverso cinque categorie di età e otto descrizioni di contenuto: il Pan European Game Information, il così detto PEGI. I genitori non facendo caso al simbolo comprano ai figli un qualcosa che è pericoloso e fittizio però, può trasformarsi in realtà.

 

                                                                                                                                                                                La disinformazione sui videogiochi potrebbe aver creato una civiltà insensibile, ma se così fosse, già il mondo dovrebbe essere pieno di serial killer e ladri pronti a rubare macchine e aerei, a uccidere civili e a praticare giochi d’azzardo proprio come nello stile della serie targata Rockstar Games, GTA, che è stata accusata più volte di trasmettere un messaggio di pura violenza e oscenità sebbene sia per un pubblico maggiore di diciotto anni. Ha fatto sollevare molte critiche il secondo trailer dell’attesissimo The last of us per le scene presentate, giudicate troppo cruente; riguardo ciò, il dirigente di Sony, Jim Ryan, ha affermato che “The Last of Us è un gioco fatto da adulti per un pubblico di adulti. Non dovrei dirlo, ma probabilmente sarà valutato 18+ e credo che sia giusto così. C’è un mercato per tutti coloro che amano quel tipo di giochi. Persone adulte che amano quel genere di prodotti. Dobbiamo assicurarci che il contenuto giusto sia offerto all’utenza giusta, in particolare di un’età adeguata”, inoltre anche il director stesso del titolo, Neil Druckmann ha espresso il suo pensiero dicendo:

“Com’era prevedibile alcune persone sono rimaste disturbate da ciò che hanno visto in quella scena e la cosa ha portato ad alcune interessanti conversazioni riguardo al tipo di violenza che è ok all’interno dei videogiochi. Che tipo di violenza è ok in ciò che viene percepito come una pezzo di marketing? Una singola opera di marketing dovrebbe trasmettere ogni sfaccettatura del gioco? C’è una campagna di marketing, ogni singolo pezzo non può raccontare tutto del gioco, solo il gioco vero e proprio può farlo. Ogni volta che pubblichiamo qualcosa, questo qualcosa mostra 

una diversa sfaccettatura di ciò che sarà l’esperienza finale e penso che dato che alcune persone rimasero scosse o disturbate volevano una maggiore contestualizzazione all’interno di quel singolo trailer. Penso che si tratti di porre troppa responsabilità in un una singola parte del gioco.“Apprezziamo sul serio le conversazioni sul modo in cui dovrebbero essere affrontati soggetti più maturi e difficili all’interno dei giochi e penso che queste stiano preparando il terreno per il tipo di conversazioni che vedremo quando il gioco sarà finalmente disponibile”.

 

Non sono parole di miele quelle scagliate alle produzioni del piccolo schermo che “premiano l’eccesso cafone”. Spesso nelle serie con argomenti più forti vengono diffamate e ne viene sconsigliata la visione come ad esempio per Il trono di spade, Gomorra, Spartacus, The walking dead, Sex and the city e i Tudor. Alcune di queste sono descritte come immondizia e sono considerate ai livelli del porno ma, esaminandole attentamente, molte delle serie sopraccitate, sono adattamentidi fumetti, come The walking dead o di libri come Il trono di spade(George R R. Martin), Sex and the city(Candace Bushnell) e Gomorra (Roberto Saviano) che vengono letti da milioni di persone che hanno le stesse scene di violenza o erotiche, magari anche più accentuate in confronto al suo corrispettivo televisivo. Allora perché gridano allo scandalo? Ciò deve far pensare perché i muri eretti dai tabù, ritenuti abbattuti ormai da tempo, sembrano come mai prima d’ora, rafforzati dalla dottrina dell’ignoranza della civiltà che continua a dilagare come un fiume in piena. Come per i videogiochi, anche le serie tv comunicano con un avviso posto prima dell’inizio dell’episodio e alla fine di ogni intervallo pubblicitario se la visione sia consigliata o sconsigliata ad un pubblico minorenne. Oltre all’intrattenimento alcuni telefilm si rendono promotori di critiche su argomenti che possono essere vari o specifici cercando di sensibilizzare lo spettatore come riesce a fare Black Mirror, serie famosissima distribuita su Netflix. Questa muove contestazioni alle tecnologie usate come abuso rendendo la società schiava di esse; infatti, il titolo si riferisce allo schermo nero di ogni televisore, monitor o smartphone. Un’altra tra queste è 13 che tratta il tema del bullismo e della violenza sulle donne, ma che ha disturbato molti spettatori per la scena di stupro e quella del suicidio della protagonista.

 

Tra i tre prodotti di intrattenimento i film se la cavano meglio per la censura, seppur minima che gli viene apportata  rispetto al passato. Durante gli anni 40′ vi era in atto il codice Hays dettato dalla Motion Picture Association of America per rispettare la moralità nei film prodotti negli Usa. Serviva ad educare il pubblico ed era un segno di considerazione per il potere del cinema. Era proibita ogni forma di nudo, atto sessuale, niente parolacce, riferimenti alla droga, non si potevano rappresentare relazioni di adulterio, e neppure quelle tra persone di razze diverse; se nel film c’era una scena romantica, magari con un bacio, doveva avere una durata brevissima.  Era difficile per i registi superare le regole di condotta, ma Alfred Hitchcock riuscì ad aggirare molte volte il codice come nei film Notorious e Psyco: nella prima opera cinematografica i due protagonisti oltre a brevi baci e sguardi lunghi e intensi si scambiavano altre effusioni (mordicchiandosi le orecchie) invece, nella seconda, durante la famosa scena della doccia nelle quale viene uccisa a pugnalare Marion Crane, per soddisfare i censori, è stato attento ad inquadrare e a girare una dozzina di sequenze tagliandole per dare senso rapidità ed accennare così la violenza, piuttosto che a mostrala. Diversamente è quello che succede nei nostri tempi dove la censura non mette più alle strette i registi e questo spinge alcune volte questi a voler superare i limiti che hanno ricevuto aspre critiche. Uno tra i più criticati è Quentin Tarantino per film come Pulp Fiction o Natural Born Killers, quest’ultimo accusato di incitare i giovani alla violenza, molti gli hanno attribuito addirittura le responsabilità del massacro dalla Columbine High School avvenuto nel 1999.

 

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