domenica, 25 febbraio 2018
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Satira al cinema? i russi dicono no

Il film di Armando Iannucci “Morto Stalin se ne fa un altro” non verrà distribuito nei cinema russi. Le autorità russe infatti non hanno apprezzato la pungente satira rivolta alle lotte di potere nate in URSS alla morte di Stalin dopo aver assistito una proiezione privata. La pellicola è stata visionata in anteprima da un gruppo ristretto di esponenti dell’industria cinematografica russa e della Duma, uno dei due rami del parlamento della Federazione Russa, che dopo averlo definito “noioso, ripugnante e offensivo” ed ha spinto la giuria di esperti a chiedere in una lettera al ministro della cultura Medinsky di bloccare l’uscita del film nelle sale. L’adattamento cinematografico della graphic novel “La mort de Staline” dei francesi Fabien Nury e Thierry Robin è stato definito “Una distorsione degli eventi storici, un racconto che si prende gioco dei simboli sovietici e della memoria dei cittadini che hanno combattuto il fascismo” mentre Yelena Dapreko, funzionaria del ministero della cultura, ha usato parole più dure:

Non ho visto niente di più disgustoso nella mia vita. Gli spettatori che erano in sala con me hanno individuato elementi di estremismo in quella storiaYelena Dapreko

La pellicola conta un’interpretazione di Steve Buscemi nel ruolo di Nikita Khrushchev e, al contrario dell’accoglienza che ha ricevuto in Russia, ha ricevuto due nomination ai British Academy of Film and Television Arts Awards (BAFTA) per la migliore sceneggiatura non originale e per il miglior film dell’anno e hai British Indipendent Awards ha raccolto quattro statuette. E mentre il regista della pellicola spera in un ripensamento da parte delle autorità russe il resto del mondo si interroga sul ruolo che la satira ha nella nostra società e questa decisione del Cremlino ci dimostra che essa molte volte può essere più corrosiva di ogni altra cosa. Il film bocciato dai russi è una tragicommedia incentrata sulle lotte al potere verificatesi al Cremlino dopo la morte di Stalin e la sua distribuzione sarebbe, secondo i promotori, un modo per evitare un oltraggio alla memoria dei reduci della Seconda Guerra Mondiale in vista del 75esimo anniversario della vittoria di Stalingrado il 2 Febbraio prossimo.

La pratica della censura in Russia è molto frequente e la satira politica lì non ha mai avuto vita facile: osteggiata da ogni parte, prima dagli zaristi, poi dal regime sovietico e anche adesso in epoca moderna le opere considerate “scomode” vengono messe da parte impunemente. Il film del regista britannico Iannucci va ad attaccare gli intrighi di potere e le ipocrisie segrete del regime comunista, andando a minare quella tradizione storica di cui i russi ancora oggi sono orgogliosi. Questo avvenimento ci dimostra come la satira abbia un potere molto forte e come possa riuscire molto spesso anche a fare cadere gli idoli che la società costruisce smascherando i retroscena più segreti dei totalitarismi. L’arte cinematografica non è nuova a interventi di questo tipo, anche durante periodi più oscuri e governi meno intransigenti di quanto potrebbero essere adesso; ci sono vari esempi infatti di come sagaci e coraggiosi registi siano stati capaci di sfidare regimi, governi e religioni associate svelando sul grande schermo il lato comico delle loro ipocrisie. Il primo esempio di film satirico è certamente rappresentato da “Il Grande Dittatore”, capolavoro di Charlie Chaplin del 1940, che narra di una storia immaginaria di un barbiere ebreo scambiato per Adolf Hitler con tutti gli sconvolgimenti che questo possa comportare. Fu un impresa audace che andò a sfidare la filosofia auto- celebrativa del regime nazista e anche a ridicolizzare il ruolo di “stampella” del fascismo italiano. Un’altra pellicola sul che parodizza il tema bellico è “Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb”, film commedia del 1964 diretto da Stanley Kurbick. Il film mostra il caos che si crea tra le due superpotenze Usa e Urss dopo che un generale getta il mondo sull’orlo di un caos nucleare, il conflitto tra Usa e Urss viene presentato da Kubrick come un qualcosa di infantile mostrando anche esilaranti battibecchi telefonici tra il presidente Usa e quello Urss. L’intento satirico dell’opera è forte ed oltre che nelle tematiche si palesa anche nei dialoghi tra i personaggi e nelle situazione comiche che vengono a crearsi come gag o battute:

Gentlemen, you can’t fight in here. This is the War Room!

L’apporto comico della pellicola è anche presente grazie alla versatilità artistica di Peter Sellers che nella pellicola interpreta diversi personaggi il giovane Mandrake, il presidente Muffley e il celeberrimo Dottor Stranamore, ovvero quello che è probabilmente il suo ruolo più famoso caratterizzato dalla molteplicità di improvvisazioni dell’attore: il tentativo disperato del Dottor Stranamore di fermare il suo braccio che,agendo di vita propria, cerca di eseguire il saluto nazista è una delle tante trovate geniali di Sellers che così satireggia quella moltitudine di intellettuali che dopo aver supportato il nazismo sono scappati negli Usa cercando di mascherare la propria identità.

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