martedì, 13 novembre 2018
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Rapporto docenti-famiglie: in progresso o in regresso?

La scuola è un’istituzione volta ad educare alla curiosità, alla ricerca, al dibattito e al confronto, contribuendo all’acquisizione di un senso critico e all’inserimento dell’individuo nella società: tutto ciò grazie alla figura dell’insegnante. Un ruolo per niente semplice, specie nei casi in cui si ha a che fare con ragazzi che hanno delle problematiche di comportamento e, sempre più spesso al giorno d’oggi, con genitori pronti a difenderli ad ogni costo.

Quanto avvenuto lo scorso 11 gennaio presso l’Istituto Comprensivo di Avola (SR) ne è un chiaro esempio: il docente di educazione fisica Salvatore Busà è stato picchiato all’interno della struttura scolastica dai genitori di un suo alunno, riportando, tra gli altri danni, la rottura di una costola. Queste le parole del professore:

Invito il ragazzo a chiudere una finestra prima di andare in palestra, lui mi manda a quel paese e non la chiude. Insisto, alzo la voce, e lui lancia un libro contro di me.

Dopo aver preso il libro da terra appoggiandolo sul banco e aver rimproverato duramente il ragazzo, quest’ultimo non esita a telefonare ai genitori, i quali arrivano subito a scuola.

Il professore ha così commentato l’accaduto:

Non esiste disciplina, non c’è più educazione. Ma non sono io, ultima ruota del carro, a dover denunciare questa realtà: non c’è più una sintonia tra docenti e famiglie. Mio padre mi avrebbe dato uno schiaffo se mi fossi ribellato a un professore, a me è capitato di darne a mio figlio. Ora invece si prendono a calci e pugni i docenti.

Tali parole sono una perfetta sintesi del cambiamento dell’approccio con la scuola da parte delle famiglie nel corso dei decenni: da una posizione prevalentemente favorevole all’intransigenza e all’imposizione dell’autorità dei docenti sugli alunni, si è lentamente passati ad una tendenza a contestare loro il minimo rimprovero e i voti assegnati. Forse, in passato, a causa anche dell’alto tasso di analfabetismo e in particolare dell’inesperienza nel settore scolastico, si aveva una piena fiducia nei confronti dell’insegnante, reputando corretta ogni sua azione, anche se violenta. Nella società odierna, invece, avendo alle spalle un lungo percorso di istruzione e, di conseguenza, una mentalità più aperta, i genitori seguono con maggiore attenzione i figli, tenendo conto delle loro esigenze e della loro sensibilità ma, ad ogni modo, ciò non giustifica l’assurdità di tali comportamenti.

Ad esempio, è stato pubblicato recentemente sul web un video che riprende uno studente mentre rimprovera ad un professore il fatto di aver valutato la sua verifica in maniera, secondo lui, sbagliata, usando un linguaggio scurrile e arrivando addirittura a sbattergli il foglio del compito in faccia.

Ma cos’è più sconvolgente, che il ragazzo offenda il professore o che questi rimanga impassibile alle imprecazioni rivoltegli?

Il comportamento di ogni individuo è, nella stragrande maggioranza dei casi, la carta d’identità della sua famiglia e, dunque, in questo caso, ci si chiede: sono i genitori ad educare i figli nella convinzione che ogni cosa spetti loro pur senza guadagnarsela e, di conseguenza, ad agire in tal modo pur di ottenere ciò che si vuole?

Ma come può un docente far passare inosservato un fatto così grave senza prendere il minimo provvedimento?

E’ evidente che, in tali contesti, vi è una carenza di assunzione di responsabilità, sia da parte delle famiglie che da parte dell’istituzione scolastica che troppo spesso non tutela i docenti e non scoraggia tali fenomeni.

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