domenica, 25 febbraio 2018
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Quando Usa e Urss si scontrarono su di una scacchiera

Se qualcuno venisse a chiederci quale gioco da tavolo riteniamo essere più adatto a sintetizzare la strategia, i colpi bassi, la conquista e le arguzie di una battaglia la maggior parte di noi risponderebbe “Risiko” o “Battaglia Navale”, ma molto spesso la prima risposta che ci viene in mente non corrisponde immediatamente all’ipotesi più adatta. Se c’è un gioco da tavolo che mescola le capacità intellettive e la brutalità della guerra questo è certamente quello degli scacchi; gli scacchi sono un gioco d’astuzia, una sfida intellettuale in cui due sfidanti si sfidano all’ultimo colpo per conquistare una vittoria e in cui ogni singola mossa deve essere preceduta da un fitto ragionamento. Come in una guerra vera e propria nel gioco degli scacchi ogni pezzo ha il suo ruolo e la sua importanza nelle sorti della battaglia, dai pedoni al Re, passando per alfieri,cavalli,torri e regine. Ed è proprio in questo contesto, nel contesto degli scacchi, che qualche anno fa, nel 1972, si svolse uno scontro epico che vide contrapposti non solo due sfidanti ma due opposti mondi culturali: il mondo occidentale e capitalistico rappresentato dagli Stati Uniti e dalla NATO si scontrava con il modello culturale sovietico in maniera metaforica nello scontro tra lo scacchista americano Bobby Fischer e quello sovietico Boris Spassky.

Lo scontro tra Fischer e Spassky è passato alla storia con il nome di “Incontro del Secolo” e si è tenuto nella capitale islandese dall’11 luglio al 3 settembre 1972 e non rappresentava soltanto una normale sfida tra due scacchisti ma era invece il riflesso del clima di tensione che si respirava in quegli anni. I due sfidanti si scontrarono l’un l’altro in un periodo in cui i rapporti tra Usa e Urss erano pari a zero e Fischer stesso definì l’incontro come “Il mondo libero contro i russi bugiardi, bari ed ipocriti”.  Per Bobby Fischer, oggi conosciuto come uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi, gareggiare contro Spassky fu un’impresa ardua: battere la Russia in una partita di scacchi era infatti considerato quasi impossibile all’epoca dato che la Russia era stata capace nel corso degli anni di produrre i più capaci e arguti scacchisti che ad oggi riempiono i manuali del gioco.

 L’Urss infatti poteva vantare una lunga tradizione in testa alle classifiche mondiali delle competizioni sulla scacchiera: dal 1927 al 1972, escludendo una breve parentesi negli anni ’30, la Russia aveva il monopolio sul titolo di campione mondiale di scacchi e proprio nel 1972 l’americano Bobby Fischer cercò di strappare alla potenza sovietica il titolo, riuscendoci con molta fatica. Quella di Fischer non fu infatti un impresa facile, e d’altronde se lo fosse stata non avrebbe ottenuto il grande riconoscimento che ha ricevuto dalla storia, poichè fu caratterizzata sin dal primo match da interruzioni, brucianti sconfitte e presunti brogli. Inizialmente la partecipazione di Fischer al torneo internazionale fu incerta, egli infatti non si presentò alla cerimonia di apertura e avanzò agli organizzatori del torneo svariate ed assurde pretese fra le quali il divieto di effettuare riprese televisive e il 30 % del”incasso guadagnato dagli spettatori. Nessuna delle richieste di Fischer venne accettata ed egli sembrò sul punto di rinunciare al torneo, ma dopo un raddoppio del premio in denaro previsto e dopo aver ricevuto una telefonata persuasiva dal segretario di stato Henry Kissinger, volò in Islanda.

La prima partita segnò una prima sconfitta per Fischer : dopo aver infruttuosamente richiesto di sposare il torneo in una stanza più piccola e senza riprese, lo scacchista americano dopo un’iniziale apertura “Nimzo-Indiana” si trovò a perdere il primo match. Fischer addossò la colpa della sconfitta al rumore che proveniva dalle telecamere presenti nella sala da gioco che lo disturbava impedendogli di concentrarsi e chiese ancora una volta agli organizzatori del torneo di vietare le riprese; quando gli organizzatori diedero una risposta negativa Fischer disertò la seconda partita concedendola a tavolino allo sfidante russo. Arrivati a questo punto Spassky conduceva la sfida per 2-0 e molti pensarono che Fischer avrebbe dato forfait dando la partita per vinta allo sfidante e abbandonando l’Islanda. Molto stranamente Fischer non lo fece e anzi, forte delle telefonate di supporto di Kissinger e di tutti i telegrammi di sostegno che ricevette da diverse parti del mondo, continuò ad avanzare quelle pretese che gli erano state tante volte rifiutate. Spassky, nutrendo grande rispetto per la sfidante e avendo voglia di battere sulla scacchiera il giocatore più famoso al mondo, simbolo stesso della disciplina degli scacchi, decise di acconsentire alla richiesta di giocare la terza partita fuori dall’occhio indiscreto di spettatori: questa concessione del giocatore sovietico all’avversario è ad oggi considerata l’errore che gli costò il torneo.

Quando Bobby arrivò, Boris era, come al solito, seduto al tavolo. Bobby non si sedette ma gironzolò ispezionando l’attrezzatura dei cameraman, e a questo punto Boris tradì un’indignata agitazione. Bobby controllò il telecomando della telecamera per possibili fonti di rumore. Schmid osservava la procedura e diventò ansioso. Sentiva che la partita era ancora una volta a rischio. Schmid prese Bobby per un braccio tentando di farlo dirigere verso il tavolo. Bobby respinse le sue suppliche. “Il Grande Maestro americano si concesse grande libertà nei commenti, che a sentirli erano tutt’altro che condivisibili”, disse Spasskij più tardi. Finalmente soddisfatto della telecamera, si preparò per la partitaWilliam Lombardy

 

Dopo un inizio disastroso nelle prime due partite infatti, Fischer vinse la terza partita e rimase a lungo su questa rotta ottenendo alla fine del torneo una vittoria inequivocabile su Spasskij per 12,5 a 8,5. L’incontro passò alla storia e il nome di Bobby Fischer entrò nella leggenda aiutando anche gli Stati Uniti in un’opera propagandistica antisovietica: era americano adesso il campione in quella disciplina che era stata così a lungo dominata dai sovietici. La vittoria del titolo portò a Fischer e agli scacchi una pubblicità incredibile negli USA, lo scacchista divenne in breve tempo una celebrità il cui nome era conosciuto anche da persone che non nutrivano interesse verso il mondo degli scacchi, mondo che accrebbe la propria popolarità grazie alla personalità anticonformista e sfrontata di Bobby Fischer.

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