giovedì, 24 maggio 2018
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Quando la tecnologia diventa Dio

Ad oggi la rivoluzione tecnologica sta cambiando fortemente intere città, paesi e regioni. Da circa un decennio l’impiego della tecnologia si è largamente diffuso, così da essere parte dominante di gran parte della nostra semplice giornata e della nostra vita.
L’avvento della tecnologia è quindi un fenomeno inarrestabile ed in continua espansione, ciò è maggiormente evidente nelle città più industrializzate: un esempio significativo è quello di Singapore, dove la tecnologia rappresenta il mezzo principale utilizzato dagli organi di sicurezza e di governo; qui ad ogni cittadino corrisponde un’identità digitale, che contiene tutti i dati e le informazioni che lo riguardano; e grazie all’avvento della tecnologia sono aumentati la sicurezza e l’ordine pubblico. Per ridurre il fenomeno del traffico, il navigatore indica al conducente i percorsi meno frequentati e lo obbliga a seguire le sue indicazioni, infatti, se quest’ultimo dovesse scegliere un percorso non consigliato, gli verrebbe immediatamente sottratto del denaro, sotto forma di multa, da una scheda obbligatoriamente inserita nell’auto.
Da alcune indagini condotte sulla popolazione di Singapore si evince che gli abitanti di questa città-stato siano felici ed entusiasti dell’impostazione tecnologica della loro società che, a parer loro, facilita moltissimo anche lo sviluppo delle relazioni umane. In effetti, dalle statistiche risulta che la maggior parte delle relazioni sia combinata da applicazioni basate su algoritmi che selezionano, secondo gli interessi e le caratteristiche di ognuno, le persone più compatibili tra loro.
Ma una tecnologia così invasiva e prepotente migliora davvero le nostre condizioni di vita?
E, continuando di questo passo, rimarrà un mezzo efficace e controllato dall’uomo, o diverrà qualcosa in grado di controllare ed influenzare l’uomo?
Ma, soprattutto, possiamo ritenerci davvero felici in una società così digitalizzata ed informatizzata?
Certamente è impossibile negare che la tecnologia abbia migliorato la vita dell’uomo; basti pensare alla comunicazione, trent’anni fa, per mettersi in contatto con qualcuno bisognava necessariamente trovarsi in casa o nelle vicinanze di una cabina telefonica, mentre adesso bastano uno smartphone e qualche clic per comunicare con un individuo, ovunque egli si trovi.

 

La tecnologia ha reso più immediata anche la comunicazione tra leader politico e comune cittadino: se una volta era possibile conoscere le idee di un rappresentante soltanto grazie alla TV o ai comizi, al giorno d’oggi brevi e semplici tweet sono utilizzati da uomini politici per rendere noti, velocemente e con poche parole, i propri punti di vista.
Sicuramente un altro aspetto positivo nell’ambito delle comunicazioni è la possibilità di divulgare in tempo reale i risultati di una ricerca scientifica, e ciò favorisce lo sviluppo del progresso in campo medico e scientifico in generale.
Credo, tuttavia, che la tecnologia debba assolutamente rimanere un mezzo, e che non debba assolutamente interferire con le relazioni umane, né tanto meno con la politica e con il volere di ogni individuo; la tecnologia, in altre parole, non deve assolutamente intromettersi in ciò che non le riguarda, e noi dobbiamo fare in modo che sia così.
Bisogna anche considerare che una tecnologia così invasiva ha trovato terreno fecondo in una società basata sull’abitudine, sulla monotonia e sul controllo ricorrente delle scelte e dei gusti dell’individuo; ad esempio, grazie alle nuove normative sui cookies, è come se google memorizzasse le ricerche effettuate da ciascun utente per assemblarle e calcolare le ricerche a cui potrebbe essere interessato. Sarà capitato a tutti di cercare informazioni su un determinato prodotto e di trovarsi improvvisamente perseguitati dallo stesso, ritrovandolo negli annunci di qualsiasi pagina e persino sui social. Ecco, non si tratta di una coincidenza, ma piuttosto di un modo per veicolare e influenzare le nostre scelte a fini commerciali.
Se la nostra società continuerà ad affidare alla tecnologia compiti che non le spettano, quest’ultima smetterà di essere solo mezzo, smetterà di servire l’uomo, perché sarà l’uomo ad essere suo schiavo, ed in questo modo si creerà terreno fertile per l’instaurazione di un regime totalitario, una dittatura della tecnologia in cui pochissimi uomini deterranno il potere.
Ma probabilmente nessuno si renderà conto di ciò, nessuno si opporrà o oserà ribellarsi; al contrario tutti si definiranno felici, perché forse al giorno d’oggi la felicità è qualcosa di uguale per tutti, qualcosa che tutti possono dare.
La tipica espressione “panem et circenses”, utilizzata nel periodo della Roma imperiale per indicare la politica demagogica adottata dagli imperatori, è valida oggi più che mai.
Oggi per essere felici basta avere un lavoro, quindi dei soldi, vivere in un posto in cui ci si senta al sicuro e poter coltivare i propri interessi, oggi ci si definisce felici pensando più al benessere economico che a quello interiore.
Probabilmente i cittadini di Singapore sono fermamente convinti di essere felici, ma felici a quale prezzo? Un prezzo troppo alto: la Libertà.

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