martedì, 13 novembre 2018
Home > Attualità > Accade in Italia > Quando il calcio diventa causa di apparente sessismo

Quando il calcio diventa causa di apparente sessismo

Una delle notizie più discusse degli ultimi mesi e che ha generato maggior scalpore riguarda la decisione del giudice sportivo nei confronti di Sara Marinella, arbitro appartenente all’ordine della FIGC. La signora Marinella, all’88° minuto del match in cui si vedevano protagoniste le squadre di Arpino ed Itri, ha infatti deciso di sospendere la partita a causa di insulti e pesanti offese riferitele da un giocatore della squadra ospite (Itri), Gregorio Altobelli, in seguito all’espulsione di un proprio compagno e, successivamente, alla propria.

Alcuni giornali parlano inoltre di un inseguimento ai danni della terna arbitrale, fin negli spogliatoi, ma molto probabilmente si tratta di un’eccessiva esagerazione e drammatizzazione della vicenda, in quanto il presidente stesso della squadra locale, Paolo Di Rienzo, nel raccontare i fatti, non accenna minimamente ad un episodio tale che meriterebbe invece un particolare accento, che è stato posto invece dai media quasi arbitrariamente, non considerando una possibile visione molto più mite dell’accaduto.

La vicenda è stata quindi sottoposta al vaglio del giudice sportivo che, spiazzando i giornali e l’opinione pubblica, ha però accettato  il ricorso del club “Itri”, affermando la mancata necessità della sospensione dell’incontro.

Da ciò vorrei quindi far scaturire una personale opinione, riguardante soprattutto i media. Sebbene possiamo affermare con certezza la gravità dell’accaduto, è bene però sottolineare come l’accento mediatico sia però scaturito dalla presenza di una figura femminile, creando illusori paladini di un apparente sessismo: i giornali quindi si difendono, affermandosi portatori di ideali paritari e anti-sessisti, ma con tale operato ottengono come unico risultato la continua affermazione della necessità di una maggiore difesa in favore del sesso femminile, arrivando dunque a sottintendere l’aberrante concetto stesso da cui essi, operando in tal modo, sostengono di distaccarsi: la visione della femminilità tutta come “sesso debole”.

Inoltre bisogna sottolineare come l’operato del giudice sportivo non sia da condannare in quanto, affermando la validità dell’operato della signora Marinella, avrebbe così giustificato il medesimo operato di qualsiasi altro giudice di gara, generando così l’impossibilità di concludere qualsiasi scontro calcistico, viste le innumerevoli offese che ricevono costantemente gli arbitri.

E’ quindi secondo me auspicabile porre l’accento non sulla decisione del giudice, probabilmente più competente di chi scrive e parla, ma sull’accaduto e sull’azione stessa dei calciatori, non condannandola arbitrariamente, ma ragionando e diffondendo una cultura del rispetto, senza dunque soffermarsi esclusivamente sul giudicare l’operato altrui e senza esaminare prima il nostro stesso modo di pensare e di agire che, innalzandoci a giudici, ci rende portatori di una cultura dell’intolleranza che si nasconde conformandosi alla comune, ormai, cultura della esasperata tolleranza.

Lascia un commento

Siamo lieti che vogliate arricchire i contenuti di quest'articolo con eventuali commenti.
Per favore, considerate che i commenti saranno moderati in base a quanto indicato nella nostra comment policy.


L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*

code

News & Opinion Magazine del Liceo "Sciascia Fermi"