giovedì, 24 maggio 2018
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Qual è il vero nome di Roma?

In tempi antichi alle città più importanti veniva dati tre nomi: Il nome pubblico, quello sacrale e quello segreto. Tra tutte le città antiche Roma non poteva essere da meno; oltre il nome pubblico, che tutti noi conosciamo, c’è quello sacrale, che la tradizione ha stabilito come Florens, ma il vero mistero che avvolge l’Urbe è rappresentato dal suo nome segreto. Questo appellativo venne sempre ben custodito dai Romani, i quali temevano che se i nemici lo avessero saputo avrebbero potuto cancellare il carattere sacro della città, cancellando di fatto la città, con un’exauguratio. Per questo motivo venne fatto in modo che soli i pontefici massimi potevano sapere il nome segreto della città, ma non dovevano assolutamente dirlo a qualcuno pena la morte.

Oggi, così come da sempre, le persone sono affascinate da questo incredibile mistero e sono state avanzate, prendendo in considerazione i pochi documenti sull’argomento, diverse ipotesi.

Una prima ipotesi è quella secondo cui il nome segreto di Roma sarebbe la parola speculare a Roma stessa, ossia Amor. Si è giunti a formulare quest’ipotesi dopo la scoperta di un graffito ritrovato sulla parete di una casa di Pompei, e che consiste in quattro righe disposte a quadrato, quasi allusioni alla Roma quadrata del Palatino. Le lettere esterne, partendo dall’alto e scendendo verso il basso per poi proseguire a destra e infine verso l’alto, compongono il nome di Roma alternato a quello di Amor in una sequenza dove l’ultima vocale o consonante diventa la prima lettera della parola successiva: ROMAMOROMAMOR. Quest’ipotesi ha avuto abbastanza successo nel corso dei secoli come afferma il fatto che Giovanni Pascoli l’abbia adottata per scrivere il suo “Inno a Roma”.

 

Risuoni il nome che nessun profano sapea qual fosse, e solo nei misteri segretamente s’inalzò tra gl’inni… Amor! oh! l’invincibile in battaglia!Giovanni Pascoli
A signa te signa temere me tangis et angis / Roma tibi subito motibus ibit amor (Segnati, segnati, invano tu mi tocchi e tormenti Roma/ l’amor tuo, col verrà a te subitamente)

Secondo alcuni il vero nome della città sarebbe, il già citato, Florents che i romani posero come nome sacrale per ingannare i nemici. Insieme a queste furono fatte diverse altre ipotesi, come quella avanzata dal Poliziano, non si sa con quale ragionamento, che dà il nome Amarillis alla città oppure il nome proposto da Silvio Cremonese, Petra, che si ricollegherebbe, togliendo l ” r “, alla parola epta (dal greco sette) riferendosi al numero dei colli romani. Tuttavia, nonostante tutte le ipotesi, più o meno realistiche, sembrerebbe impossibile poter risalire al nome, perché chi era autorizzato a conoscerlo non lo avrebbe mai affidato a uno scritto, che poteva cadere nelle mani di un non iniziato provocando un sacrilegio; e se fosse stato trasmesso oralmente fino ad oggi non sarebbe svelato. Oggi si possono proporre soltanto alcune ipotesi non per individuare il dio sive mas sive femina e con lui il nome segreto di Roma. A questa divinità senza nome Adriano s’ispirò costruendo nel secondo secolo il maestoso tempio di Venere a Roma, volendo significare che il nome palese dell’Urbe deificata s’identificava con la forza cosmica di coesione e di vita designata con il nome della dea che aveva generato Enea. L’imperatore romano alludeva enigmaticamente in un gioco di specchi all’ineffabile realtà che si celava dietro le due immagini.

I templi di Roma e Venere sono della stessa grandezza e alle due divinità si offrivano incensi contemporaneamentePrudenzio
Resti del tempio di Venere a Roma

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