domenica, 21 gennaio 2018
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Presidente della Camera Boldrini scrive a Mark Zuckerberg: Facebook veicolo di odio?

Il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, ieri, ha scritto al fondatore, amministratore delegato e CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, affermando di essere preoccupata per il dilagare dell’odio nel discorso pubblico, veicolato attraverso i social network, strumento universale di diffusione del fenomeno.

Lei ha affermato che “su Facebook non c’è spazio per l’odio”. Mi tocca dirle che, almeno in Italia, non e’ vero.

Con queste parole l’On. Boldrini ha smentito una dichiarazione di Zuckerberg, secondo il quale “su Facebook non c’è spazio per l’odio”, in quanto tutti gli utenti sono riconoscibili con nome, cognome e immagine del profilo. Facebook, che sicuramente costituisce uno dei social network più conosciuti al mondo, sta conducendo una vera e propria battaglia contro gli utenti che si celano nell’anonimato, dietro profili fake (falsi). Tali profili, talvolta eliminati dagli uffici operativi di Facebook su segnalazione degli utenti reali, spesso sono controllati dai cosiddetti “troll”, ossia da utenti che, con nomi di fantasia, nascondono le loro vere identità e ne creano delle nuove online. L’attività dei troll consiste nella pubblicazione o condivisione di contenuti, spesso offensivi verso qualcuno, che alimentano odio e discussioni nei confronti di un determinato soggetto, argomento, anche questo oggetto di riflessione nella lettera.

La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28% dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50% di Germania e Francia e dal misero 4% italiano. Mi domando se questo dato allarmante lo dobbiamo anche all’assenza di un ufficio operativo di Facebook in Italia.

Così la Boldrini sottolinea come l’assenza di un ufficio operativo Facebook in Italia, possa essere una delle maggiori cause per cui, nel nostro Paese, solamente il 4% dei contenuti segnalati vengano effettivamente rimossi dalla piattaforma di sharing. La lettera conclude con la promozione di una campagna di sensibilizzazione sulla disinformazione e sulle  fake news, che provocano “danni alle persone” e spesso rappresentano “l’anticamera dell’odio”

Un recente studio dell’università di Zurigo ha smentito la tesi secondo cui i troll (persecutori) e gli haters (odiatori online) sono più violenti quando operano nell’anonimato. La ricerca, infatti, ha stabilito che questi soggetti trovano un certo appagamento personale nell’affermare concetti deplorevoli, rivolti a persone solitamente deboli, che vengono trasmessi ad una rete di contatti.

In entrambi i casi, sia che l’hate speech provenga da soggetti anonimi o riconoscibili, bisogna soffermarsi su un’importante riflessione: qualunque discorso offensivo, che fomenta l’odio, può dare luogo a comportamenti gravemente lesivi della dignità e dell’inviolabilità della persona umana.

La scuola, le Istituzioni e le famiglie hanno un compito molto gravoso per il prossimo futuro, in quanto dovranno sensibilizzare la popolazione, più o meno giovane, nel riconoscere entro quale limite è lecito esercitare la propria libertà pensiero e di opinione.

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