martedì, 13 novembre 2018
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Possa la riga di comando vivere per sempre!

May the command line live forever!

È questo il motto del portale Telehack.com, che continua a fornire un servizio tramite il protocollo telnet basato sul modello dei Bulletin Board System (B.B.S.) e seguito ormai solo da una ristretta cerchia di appassionati nostalgici.

Questo slogan, tuttavia, è davvero significativo perché ci riporta ad una “dimensione informatica” sempre più accattivante, sempre più accessibile anche alle persone con competenze ridotte, ma che allontana sempre più l’utente dalla macchina. Con questo non si vuole personificare l’emulatore in sè ma è innegabile che gli strumenti tecnologici vengano oggi visti come qualcosa di scontato, in grado di fare praticamente tutto, ma senza quella magia e quel rapporto definibile, osando un po’, come relazione personale e a cui si era indotti per necessità quando le shell grafiche ancora non esistevano (o erano agli albori).

Se il settore dell’automobile si fosse sviluppato come l’industria informatica, oggi avremmo veicoli che costano 25 dollari e fanno 500 km con un litro.Bill Gates

È innegabile che la tecnologia, forse più di qualunque altro settore, si evolva rapidamente ed imprevedibilmente, ma lo fa con un atteggiamento di quasi ingratitudine verso il suo passato. Tante funzionalità vengono deprecate senza clamore, come avviene per il set di comandi batch di windows, che ad ogni nuova versione del sistema operativo si riduce e forse, presto, il prompt dei comandi scomparirà…

Errore di caricamento

Questo vale anche per il supporto per le applicazioni DOS e per molte funzionalità “arcaiche”. In effetti strumenti come il telnet non sono più necessari, anche perché il vecchio hardware, come le porte RS-232 sono state soppiantate da protocolli di comunicazione ad alta velocità come LAN o WAN, e probabilmente non ci sogneremmo mai, con il moderno traffico di dati, di tornare alla “velocità” delle connessioni Dial-up. Allo stesso modo, dobbiamo ringraziare i linguaggi di programmazione, sopratutto quelli ad alto livello, perché sarebbe impossibile programmare in linguaggio macchina. Il problema è che la differenza tra le tecnologie di ieri (basta tornare indietro ai primi anni 2000) e quelle di oggi è tale da provocare una nostalgia simil-depressiva, anche in chi non ha vissuto quelle epoche.

Tutto questo processo va inteso come un tentativo di delegittimare la stabilità costruita nel passato, così come avviene oggi con il modello capitalistico, che tenta di spersonalizzare praticamente qualunque entità per creare esseri ed oggetti aspecifici ed universali, quindi adattabili a qualsiasi scopo e riprogrammabili indefinitamente, non più in grado di effettuare una scelta autonoma e disposti anche ad inseguire ombre per poi cadere in fasi depressive (che, nel caso di un computer, possono essere ritrovate, ad esempio, nei crash imprevisti), secondo un processo ciclotimicomimetico.

Senza entrare in dettagli tecnici (come il fatto che i sistemi operativi grafici abbiano la modalità di protezione, ossia non consentano l’accesso diretto all’hardware senza passare per le chiamate di sistema), basta capire che usare un computer, al giorno d’oggi, vuol dire usare un dispositivo caramelloso e superextrainterconnesso ma con tante maschere, intese in senso pirandelliano, come filtri. Ed è per questo che è importante difendere le interfacce console, che sono una parte autentica e potente dell’informatica, senza che ciò comporti una rinuncia all’evoluzione. Infatti le due cose possono coesistere senza interferire, permettendo anzi l’uso di un elaboratore completo da tutti i punti di vista.

In definitiva, possiamo concludere che è necessario tornare ad implementare le vecchie funzionalità, per potersi interfacciare con un’entità che sia dotata di anima e corpo. Ed ecco che si carica di senso l’espressione “Possa la riga di comando vivere per sempre!”.

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