giovedì, 24 maggio 2018
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Pink Floyd, tra musica e filosofia

Parlando di musica ci viene sempre detto che la vera musica esisteva fino alla seconda metà degli anni Novanta e che con l’avvento del nuovo millennio è diventata sempre più commerciale fino a perdere tutto ciò che la rendeva sacra. I cantanti e le band di quel periodo sono stati e vengono usati come modello di riferimento da alcuni nuovi artisti emergenti mentre la restante parte preferisce adottare uno stile che potrebbe renderli popolari in breve tempo. Nella seconda metà del secolo scorso la musica era ancora nella sua forma più pura e priva di contaminazioni commerciali e tutti i giovani si cimentavano a scrivere testi musicali da riprodurre o da soli nella propria camera o con i propri amici.

Una situazione simile è accaduta a Londra nel 1965 quando Syd Barrett, uno studente dell’Istituto Politecnico di Architettura della capitale britannica, si è unito ad una band formata da Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose. Ben presto i The Tea Set sono diventati una band nota nell’underground londinese verso la fine degli anni Settanta. Dopo questo iniziale successo il gruppo è costretto a cambiare il loro nome poiché già usato da un altro complesso. La scelta finale si rivela essere “Pink Floyd”, dall’unione dei nomi di due bluesmen Pink Anderson e Floyd Council e con questo nuovo nome hanno iniziato a farsi conoscere nella capitale e nelle città circostanti. I primi anni vedono l’uscita dal gruppo di Syd Barrett e Bob Klose il quale, forzato dal padre e dai docenti del Politecnico, decide di abbandonare la vita da musicista per le sue tendenze blues.

 Dopo l’uscita di Barrett i membri rimasti hanno deciso di dividersi i compiti: Waters si sarebbe occupato dei pezzi jazz, Wright della composizione canora delle tastiere e David Gilmour, aggiuntosi prima dell’abbandono di Barrett, si sarebbe occupato della composizione dei brani blues. Questa formazione risultava vincente ma nel tempo ha iniziato a corrodersi portando negli anni Settanta al ruolo di Waters come figura centrale mettendo in ombra gli altri membri.

L’album che ha reso immortale il nome dei Pink Floyd nella storia è The Dark Side of The Moon, uscito il 24 Marzo 1973 e che ha venduto 45 milioni di copie in tutto il mondo. È stato il primo album a piazzarsi in prima posizione nelle classifiche americane e ha attenuto commenti positivi dalla critica internazionale.In quest’album alcuni brani trattano vari aspetti della vita umana: Speake to me affronta il tema dell’infanzia, Time il tema dell’invecchiamento e l’ approssimarsi della morte, Money affronta il tema dell’avidità e del consumismo mentre l’ultimo brano Eclipse afferma il libero arbitrio e la casualità degli eventi.

Il gruppo inoltre è stato caratterizzato da un cambiamento di genere musicale che va dalla musica psichedelica al rock progressivo che contiene una coerente ricerca filosofica per porre fine ai problemi esistenziali dell’uomo. Nell’album Animals sono presenti inoltre dei messaggi politico-sociali e si presenta come una parodia del genere umano dove ogni specie animale rappresenta un tipo di essere umano

La popolarità raggiunta ha fatto si che influenzassero numerosi artisti sin dagli anni Settanta come King Crimson, Emerson, Lake & Palmer, Genesis, David Bowie, i Queen e Led Zeppelin per arrivare ai contemporanei, tra i quali possono essere citati Ayreon e The Gathering.

Ad anni dalla fine di questa leggendaria band è stata inaugurata il 19 gennaio a Roma il The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, una mostra sulla storia degli ultimi 50 anni della band più famosa al mondo raccontata tramite video, immagini. Tutto ciò è un chiaro esempio di come la musica del passato possa essere viva e ricordata ancora oggi con la speranza che presto si ritorni alla sua purezza iniziale di cui, ormai, è stata privata dall’eccessiva commercializzazione.

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