Omertà, una parola, un modo di essere… MAFIOSO – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Omertà, una parola, un modo di essere… MAFIOSO

Fin dagli albori della criminalità organizzata in Italia, l’omertà è stata una parola che ha sempre indicato, non solo un concetto, ma un vero e proprio modello di comportamento adottato sia dai mafiosi che dalle persone che dovevano sottostare ai loro soprusi.

L’etimologia stessa della parola è oscura così come oscuri sono, ancora, molti fatti legati alla mafia; secondo Fausto Raso omertà deriverebbe dal dialetto napoletano “umertà” (umiltà) quasi a volere sottolineare la totale sottomissione (con “umiltà”) degli uomini alla mafia, secondo altri è una parola di origine siciliana riconducibile allo spagnolo “hombredad” (virilità) ed in questo caso la voce sarebbe da interpretare come “comportamento, atteggiamento da vero uomo”, rispettoso della “legge del silenzio”.

Ma come si realizza il comportamento omertoso nell’ambito della malavita?

Nell’ambito mafioso, questa forma di solidarietà deviata, viene praticata in due modi: con il silenzio o con discorsi talmente intricati e sconclusionati che hanno il compito di piantare il terribile germe del dubbio sulla veridicità, o meno, di tutte le affermazioni fatte. Bisogna fare, tuttavia, un’ulteriore distinzione tra l’omertà di mafiosi & affiliati, utilizzata come legge e modello di comportamento, e l’omertà delle persone come forma di autodifesa in regioni, come la Sicilia, la Calabria e la Campania, dove lo stato è spesso stato assente; in queste regioni, quindi, il silenzio è la naturale conseguenza della constatazione dell’inutilità di collaborare con la giustizia, dal momento che i denunziati riescono quasi sempre a farla franca.

– Don Puglisi: Allora, vediamo chi si ricorda cosa dice l’ottavo comandamento.

– Bambino: Non testimoniare.

Dalla citazione si può notare come il contatto, volente o nolente, con ambienti mafiosi arrivi persino a modellare il sistema di valori tradizionale attuandone una deformazione grottesca, ad esempio: la schiavitù “interessata” e l’ossequio ad un fenomeno fondato sulla violenza e sulla sopraffazione, diventano valori positivi; la ribellione tramite la legalità e la ricerca della “semplice” libertà individuale ed autodeterminata diventano, invece, situazioni da reprimere con violenza.

Nonostante il problema dell’omertà sia ancora ben lontano dall’essere risolto, si notano sempre più casi in cui le persone si ribellano allo strapotere della mafia ispirandosi ai grandi esempi di uomini che si sono opposti apertamente anche a costo della vita. Di questo ho avuto conferma dal sig. Luigi Perollo, direttore del TRM, che mi ha assicurato una notevole diminuzione del fenomeno omertoso negli ultimi decenni, sicuramente rispetto a quando il giornalista Giuseppe Fava conduceva le sue inchieste nei luoghi infestati dalla mafia, spalleggiato da un aumento delle persone che cercano con tutte le loro forze di tenere alta la bandiera della legalità e dei suoi numi, cioè tutti coloro che si sono battuti e si battono giornalmente per donare alle persone la verità e la giustizia.

Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.Oriana Fallaci

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