lunedì, 23 aprile 2018
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Nuova Zelanda: oltre 400 balene spiaggiate sulla spiaggia di Farewell Spit

La notte tra il 9 e il 10 Febbraio 2017 è avvenuto uno dei più grandi spiaggiamenti di balene nella storia della Nuova Zelanda. Questo raro e triste avvenimento ha causato lo spiaggiamento di ben 416 cetacei “globicefali”, noti anche come “balene pilota”, appartenenti alla specie “Globicephala Melas”.

L’incidente ha avuto luogo sulle coste della spiaggia di Farewell Spit, dove proprio adesso centinaia volontari, coordinati dall’organizzazione ambientalista “Project Jonah”, stanno cercando di salvare la vita alle balene non ancora decedute. Per farlo hanno creato delle vere e proprie “catene umane” per il passaggio dell’acqua ai cetacei arenati, che rischiano la vita sempre di più ogni singolo minuto trascorso fuori dall’acqua. L’interesse e l’organizzazione di questo gruppo di ambientalisti è senz’altro ammirevole e fa riflettere su come noi umani, in situazioni di emergenza, possiamo essere capaci di coordinarci e di agire responsabilmente per il conseguimento uno scopo comune.

Nonostante i salvataggi da parte dei volontari ambientalisti aumentino di ora in ora, al momento è confermata la morte di oltre 300 balene. Delle fonti locali attestano che si tratta di uno degli spiaggiamenti di cetacei più letali nella storia della Nuova Zelanda, secondo soltanto a quello avvenuto nel 1918 nei pressi della “Chatnam Island”, nella quale persero la vita circa un migliaio di balene pilota.

I motivi per cui questa massa di cetacei si sia arenata sulle coste Neo Zelandesi non sono ancora chiari. Alcuni scienziati ipotizzano che le ragioni potrebbero essere legate a delle condizioni meteorologiche estreme, altri a possibili malattie che hanno danneggiato la salute delle balene, o addirittura alla loro età avanzata.

Gli scienziati svolgeranno degli esami su alcuni esemplari deceduti, per avere conferma riguardo le cause dell’arenamento. In attesa del risultato degli esami non ci resta che riflettere su ciò l’uomo può fare per evitare in futuro che si ripetano avvenimenti di tal genere. L’inquinamento dei mari e degli oceani costituisce una minaccia non trascurabile per l’ecosistema in cui vivono i cetacei e molti altri essere marini.

Essi, infatti, spesso non riescono a condurre una vita regolare, poiché costretti a nuotare in mezzo a tutti i tipi di scarti e rifiuti abbandonati con noncuranza da noi esseri umani. In aumento soprattutto nell’ultimo periodo è la quantità di rifiuti plastici presenti nell’ambiente marino. Secondo un recente studio del “World Economic Forum” e della “Ellen MacArthur Foundation” intitolato: “The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics”, gli oceani nel 2050 potrebbero arrivare a contenere più plastica che pesci.

Salvatore Fabio
17 anni. Studente presso il liceo Sciascia Fermi, indirizzo linguistico. Instagram: @salvatorefabios

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