domenica, 21 ottobre 2018
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Non siamo soli nell’universo! La grande scoperta degli esopianeti

La frase:”Non siamo soli nell’universo” è più credibile e vicina di quanto possiamo immaginare. Il 22 febbraio 2017, in Texas, è stato scoperto dalla NASA un sistema formato da sette pianeti di tipo roccioso, molto simili alla Terra, chiamato dagli scienziati TRAPPIST-1 system in onore del telescopio robotico belga, TRAPPIS TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope–South, che significa “Piccolo telescopio per pianeti e planetesimi in transito” che ha iniziato ad operare dal 2010. I sette astri sono stati individuati grazie alla tecnica dei transiti, che desume la presenza di pianeti in orbita attorno a una stella misurando le variazioni di luminosità dell’astro. Tre degli esopianeti erano già stati scoperti nel maggio del 2016 dal gruppo di astronomi guidati da Michaël Gillon dell’Università di Liegi, in Belgio.

Un confronto di dimensioni dei pianeti del sistema TRAPPIST-1, allineati in ordine crescente di distanza dalla loro stella ospite.

Questo non è il primo sistema solare extraplanetario, infatti, ne sono stati trovati diversi, ma tutti comprendevano o pianeti gassosi, quindi, più grandi della Terra o pianeti completamente ghiacciati. La  scoperta di  questi pianeti è epocale in quanto la loro struttura potrebbe favorire l’sesistenza di forme di vita .I pianeti Trappist-1 b, c, d, e, f, g, h (dal più vicino al più lontano) sono stati creati contemporaneamente con la loro stella 500 milioni di anni fa quindi, rispetto al nostro sistema che ha la veneranda età di 4,65 miliardi, sono molto giovani. Non in tutti c’è la probabilità di trovare acqua poiché, nei primi tre che si trovano troppo vicini al loro “sole” , invece, l’ultimo che è troppo lontano da questo, è ghiacciato. Sappiamo quasi con certezza che negli astri, situati in mezzo al piccolo sistema, per l’atmosfera vantaggiosa e la posizione ci sono fonti d’acqua.

Ci sarebbe però, vita su questi esopianeti? Potremmo un giorno abitarci?

È quasi improbabile che possa succedere a causa di diversi fattori i quali sono molto plausibili per esempio il tempo; per arrivare dal Sistema Solare a uno dei pianeti di Trappist-1 ci vorrebbero approssimativamente 40 anni luce che sarebbero, in anni terrestri 540.000 anni(una navicella va alla velocità di 80.000 km/h e per percorre 1 anno luce ci sta in circa 13.500 anni).

Poster usato dalla NASA per annunciare la scoperta di sette pianeti.

Nonostante ciò, se un giorno si potrà arrivare potrebbero esserci un’ambiente ostile e inadatto per la vita umana, una diversa atmosfera che ipotizzando, ha dato vita a una flora e a una fauna che si sono adattate ad essa per sopravvivere, un’impossibilità nella coltivazione di frutti e ortaggi terrestri a causa della temperatura che varia enormemente tra la faccia permanentemente illuminata e quella permanentemente scura. Uno dei più grandi problemi è che nessuno dei 7 pianeti sembra avere un asse inclinato: non ci sarebbero quindi distinzioni di stagioni, inoltre la variabilità delle nane rosse, spesso soggette a brillamenti(il brillamento, è una violenta eruzione di materia che esplode dalla fotosfera di una stella, sprigionando una energia pari a decine di milioni di bombe atomiche) le quali sono in grado di spazzar via l’atmosfera dei pianeti vicini.

Avremo la certezza che ci sia vita su questi pianeti tra i 10-15 anni: il James Webb Telescope, sarà lanciato nel 2018, sarà abbastanza sensibile da misurare la chimica dell’atmosfera di questi pianeti: trovarvi tracce di ozono, ossigeno, metano e soprattutto vapore acqueo.

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