domenica, 25 febbraio 2018
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Napoli non ci sta: in migliaia per le strade contro le baby gang

I napoletani hanno deciso di intervenire e manifestare la loro indignazione contro i numerosi atti di violenza ad opera di adolescenti. Sono infatti numerosissime le aggressioni verificatesi  nelle ultime settimane che vedono come protagonisti gruppi di giovani: appena due giorni fa un sedicenne è stato picchiato da un gruppo di ragazzi e ricoverato all’ospedale Vecchio Pellegrini con il setto nasale fratturato; a Pomigliano, un quindicenne ed un quattordicenne sono stati accerchiati, derubati e percossi con delle catene; venerdì 12 Gennaio, Gaetano, 15 anni, è stato assalito da una baby gang nella stazione metro linea 1 di Chiaiano. Questi sono soltanto i più recenti esempi di un fenomeno che sta dilagando e non accenna a fermarsi.

Le vittime però non si arrendono e sperano nella giustizia: è questo il caso di Arturo, 17 anni, che è stato accoltellato una settimana prima di Natale e ,dopo un lungo ricovero, è riuscito a guarire anche mentalmente da un’aggressione fisica che lascia però i segni più profondi nella memoria. Al suo ritorno tra i banchi di scuola lo attende uno striscione “Bentornato Arturo”, simbolo di una scuola che non si arrende alle barbarie, alla violenza e, soprattutto, all’indifferenza ed al silenzio.

Sono imbarazzato perché non mi aspettavo tanti giornalisti al mio ritorno a scuola, questa accoglienza dei miei compagni – dice al suo arrivo – ora mi aspettano i professori, più i che miei compagni. Sono emozionato, ciò che mi è mancato è stato anche questo portone – afferma – vorrei fare presto, ho lezione. So – ha continuato il diciassettenne – che ci sono stati anche altri ragazzi, penso di essere solo uno di una lunga serie e purtroppo ce ne saranno altri ancora. A quelli che vengono aggrediti – afferma – dico ‘appena potete cercate di buttarvi tutto alle spalle, dimenticare’. Io ci sono riuscito anche se ogni tanto ritorna quello che ho vissuto. Mi ha aiutato mia mamma,la mia famiglia mi é stata vicino, mi sono anche sforzato da solo di superare la situazione – aggiunge -. I miei compagni mi hanno invitato a resistere, sapevano che il peggio era passato

Lo stato si sta inoltre muovendo per rimediare a questo vuoto di educazione e civiltà con la forza e con la prevenzione. Minniti, il ministro dell’Interno, ha assimilato il nuovo fenomeno delle baby gang ad una sorta di terrorismo:

Non dico che le baby gang siano terroristi, ma usano metodi terroristici: colpire perché si è casualmente in un posto. Abbiamo un’assimilazione di metodiche tipiche di altre attività criminali. C’è una violenza nichilista che non ha alcun rispetto per il valore della vita, ed è ancora più drammatico se impatta con dei giovanissimi…a Napoli verrà rafforzato il controllo dell’ordine pubblico con l’invio di reparti straordinari, 100 unità destinate al controllo di quelle zone maggiormente frequentate dai giovani. Non consentiremo alle baby gang di cambiare le abitudini dei giovani napoletani.

Il primo cittadino della città partenopea, De Magistris, si trova però in disaccordo con le parole di Minniti, affermando che le baby gang non debbano essere paragonate a gruppi terroristici in quanto si rischia di dare potenza alle loro azioni, auspicando all’unione delle diverse forze politiche per contrastare il fenomeno, senza ricadere nella sterile polemica e, all’indomani del Comitato nazionale per l’Ordine e la sicurezza presieduto da Minniti, ha dichiarato:

Il momento è complicato. C’è bisogno da parte di tutti di senso di responsabilità e mi auguro che le forze politiche impegnate nella campagna elettorale mettano al centro programmi seri e non propaganda o misere polemiche.

E su Minniti, che ha assimilato il fenomeno ad una sorta di terrorismo, il primo cittadino ha aggiunto:

È un’affermazione che io non avrei usato perché si rischia di dare potenza a chi invece compie atti criminali gravissimi ma ordinari e che pertanto vanno affrontati con forze di polizia ordinarie e democratiche. Con quel tipo di affermazione si rischia di esaltare persone che tutto dobbiamo fare tranne che considerare leader criminali e padroni del territorio.

Il Cardinale Sepe rintraccia invece la causa del fenomeno in un vuoto educativo che deve essere colmato dalle famiglie, dallo Stato e dalla Chiesa:

A monte c’è un vuoto totale. Penso alla famiglia che dovrebbe essere terreno fertile in tal senso e, invece, in tanti casi è talmente frantumata al suo interno che i ragazzi o trovano un terreno di aggregazione al di fuori o resta la strada che è diventata la più cattiva delle maestre. La repressione va fatta ma è la prevenzione il chiodo sul quale bisogna battere maggiormente. La violenza delle baby gang ci interpella tutti. Servono politiche più responsabili. Il punto è che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche o il problema rimarrà. Chiesa, forze dell’ordine, mettiamoci insieme e facciamo rete per salvare il salvabile. Nel rispetto delle identità di ognuno possiamo ottenere molto.

Le belle parole però non bastano, ma servono fatti concreti che possano restituire a tutti i bravi ragazzi napoletani serenità e pace. Bisogna dunque incentivare un miglioramento dell’educazione e la nascita di una diversa politica riguardo alla tutela dei figli di famiglie legate a traffici mafiosi ed illeciti. Ciò che ciascuno di noi ora deve fare è non relegare questi macabri fatti alla propria indifferenza: noi siamo Arturo, Gaetano, siamo tutte le vittime di barbarie che piccoli uomini usano per sentirsi grandi; la violenza esiste ed esisterà sempre, ma l’importante è che non sia sua l’ultima parola.

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