martedì, 13 novembre 2018
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Mediterraneo, una pellicola d’oro

Immergersi nell’arte cinematografica classica è sempre un’avventura piena di emozioni. Per trovare un grande classico non si deve andare molto lontano ai film di Hitchcock, Welles o di Luis Bunuel; basta vedersi “Mediterraneo” perla italiana del 1991 diretta da Gabriele Salvatores e tratta dal romanzo Sagapò di Renzo Biasion.

La trama si svolge durante seconda guerra mondiale dove otto militari italiani devono tentare di presidiare l’isola greca di Castelrosso. I soldati, comandati dal tenente Montini, insegnante di greco al ginnasio, dopo aver controllato il posto si rendono conto di essere soli, ma cominciano in questo momento le peripezie del gruppo costituito da alpini e fanti alquanto discutibili come la morte dell’amata asina Silvana e, a causa dell’avaria che ha avuto la radio che non gli permette di comunicare con il comando, incominciano tutti a dedicarsi ad attività del tutto estranee alla guerra, compreso il sergente maggiore Lorusso, impersonato da Diego Abatantuono,l’unico di loro che aveva già combattuto seriamente in un conflitto. Dopo qualche tempo notano che l’isola è stata abbandonata, ma parzialmente poiché gli abitanti si erano nascosti dalla precedente sanguinosa occupazione tedesca, decimando la popolazione e lasciando solo donne, vecchi, bambini e da un prete ortodosso. Gli isolani hanno avuto modo di osservare quegli estemporanei soldati e hanno compreso che sono ben diversi dai tedeschi. L’isola si rianima e per i militari italiani la vita scorre tranquilla, animata solo dalle vicende personali e dagli attriti che si consumano intorno a Vassilissa, la meritrice dell’isola, che si pone al servizio del plotone intero, ma della quale finisce per innamorarsi profondamente l’attendente Farina il quale, viene ricambiato. Un giorno, tre anni dopo lo sbarco dei soldati, un aereo da ricognizione italiano è costretto a compiere un atterraggio d’emergenza sull’isola. Il pilota, comunica ai soldati ciò che è avvenuto negli ultimi tempi: la caduta del fascismo, la fondazione della RSI e l’armistizio con gli anglo-americani firmato dall’Italia. Tutti lasciano l’isola a malincuore a bordo di una motobarca inglese con la speranza di cambiare l’italia, eccetto Farina, che, per poter rimanere con Vassilissa, diserta con la complicità del sergente, che finge di averlo cercato senza riuscire a trovarlo, e il soldato Noventa, interpretato da Claudio Bisio, che, preso da una irrefrenabile smania di tornare in patria, aveva già abbandonato l’isola su una barca a remi. Molti anni dopo, il professor Montini, ormai invecchiato, accetta l’invito di Farina a recarsi di nuovo sull’isola. Il turismo ha trasformato la piccola isola e il tenente, dopo avere reso omaggio alla tomba di Vassilissa, torna a trovare Farina. Accanto al suo ex-attendente, Montini trova a sorpresa Lorusso, che – deluso dall’Italia del dopoguerra, nella quale non si è affatto compiuto quel processo di rinnovamento in cui lui confidava fortemente e che può ritrovare la sua valenza anche oggi – aveva scelto di tornare sull’isola e ricongiungersi a quel compagno d’armi.

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