domenica, 25 febbraio 2018
Home > Cultura > Medea, indagine etica e psicologica sulla dignità della donna

Medea, indagine etica e psicologica sulla dignità della donna

Medea venne rappresentata per la prima volta nel 431 a.C. alle Grandi Dionisie di Atene. Sebbene la tragedia costituisca il capolavoro indiscusso di Euripide, si classificò terza agli agoni teatrali, vinse un dramma di Sofocle. La Medea è l’ultima grande tragedia prima del declino di Atene, da lì a poco la guerra contro Sparta e la peste del 430 a.C. avrebbero lacerato gli ateniesi; la Grecia si preparava a cadere sotto l’orbita dei Macedoni. Euripide compie un’indagine etica e psicologia dei personaggi, ogni decisione è analizzata e risolta nei suoi elementi semplici, sebbene ogni scelta venga sottoposta al filtro della ragione, l’esito finale delle azioni risulta dettato da un agente irrazionale, illogico, istintivo; un cieco appetito verso la crudeltà e l’insensatezza. La Medea esprime l’inconciliabilità tra gli esseri umani, i personaggi procedono per vie parallele, riferiscono pensieri e idee che non si incontrano né vengono a confronto;  

Medea e Giasone paradossalmente non vengono mai a contatto, le intenzioni dell’una sono imperscrutabili per l’altro. Un’altra novità del dramma è l’assenza degli dei, per quanto il caso fortuito possa aver determinato i risvolti della vicenda, i personaggi prendono le proprie scelte autonomamente e forniscono plausibili pretesti; Medea occupa il posto del dio della vendetta, la rivalsa dello straniero che riscatta la propria dignità dalle offese dei Corinzi. Il nome Medea deriva da medéomai, guarire con pozioni magiche, essa fornisce a Giasone il farmacon per vincere il drago che custodisce il vello d’oro. I due fanno il loro arrivo a Corinto, lì Giasone accetta di ripudiare la moglie per congiungersi a Glauce, figlia del re Creonte, in cambio avrà l’opportunità di succedere al trono.

Medea abbandona la patria e la sua famiglia, uccide il fratello Apsirto per sposare Giasone. La donna, geniale, energica ed elegante lotta per un uomo banale e insignificante che coglie l’opportunità, sebbene questo voglia dire mostrare la sua bassezza e mediocrità. I due risultano incompatibili e la loro unione improbabile; Medea decide di seguire Giasone perché i due non comprendono nulla l’uno dell’altro, l’impossibilità di comunicare sarà un male per entrambi. La protagonista del dramma è la straniera, passionale e tenace, l’eroe del vello d’oro sfuma davanti alla personalità della moglie, un mediocre che si autodistrugge, asservito al proprio egoismo.

Euripide dona dignità al personaggio femminile, nonostante donna, barbara, maga, artefice della morte dei figli e del fratello, Medea non è giudicata folle, compie atti crudeli che vengono prima motivati, scrutati ed esaminati, è perfino costruita in modo da essere acclamata dal pubblico. Giasone costituisce una figura secondaria, tutta la tragedia si svolge nell’animo di Medea, e il ruolo del marito infedele si esaurisce in se stesso. Il dramma prosegue, il promesso di Glauce decide di far allontanare la moglie per evitare interferenze col matrimonio; Medea ha solo un giorno per elaborare la sua vendetta, un’eccessiva apprensione si concentra nei suoi pensieri, teme l’esilio, il confino in una terra straniera, è contrariata dall’affronto del marito, intende fa prevalere il suo personaggio e rimediare alla giustizia violata.

Giunge così a premeditare l’uccisione dei figli, mortificando la sua condizione di madre. Gli dei sono assenti, e gli uomini si annientano a vicenda, le donne hanno la meglio e i re falliscono, Euripide mette in scena un universo parallelo con l’intenzione di ripristinare la moralità perduta, la dignità femminile, la punizione per gli abusi dei sovrani e  la mancanza del vuoto timore religioso, la superstizione che diventa una scappatoia alle brutalità umane. Medea invia i figli da Glauce con dei doni per le nozze, un mantello e una ghirlanda, entrambe avvelenati, la sposa muore, bruciata da rivoli di fuoco che gli oggetti magici sprigionano. Giasone ritorna da Medea per proteggere la prole, lì trova l’apoteosi della moglie respinta che appare sul carro del Sole, insieme ai cadaveri dei figli.

 

Lascia un commento

Siamo lieti che vogliate arricchire i contenuti di quest'articolo con eventuali commenti.
Per favore, considerate che i commenti saranno moderati in base a quanto indicato nella nostra comment policy.


L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*

code

News & Opinion Magazine del Liceo "Sciascia Fermi"