Matera Capitale della Cultura Europea 2019: ab asperis ad astra – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Matera Capitale della Cultura Europea 2019: ab asperis ad astra

In foto, Alberto Angela a Matera in occasione dello speciale sulla città andato in onda su Rai 1 mercoledì 17 gennaio.
Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza.

Così scrisse Carlo Levi, più di settant’anni fa, di Matera, città della Basilicata immersa nella suggestiva cornice dei suoi celeberrimi Sassi; una vera e propria perla del turismo italiano, che ha avuto un primo riconoscimento nel 1993, con la nomina a Patrimonio dell’Unesco. Più recentemente è stata proclamata Capitale della Cultura Europea del 2019, definitiva consacrazione per questa località.

Matera (anni ’30).

Una città molto longeva, che affonda le sue radici nel Paleolitico, come testimoniato dal ritrovamento di alcuni strumenti da caccia di questo periodo. Distrutta in seguito all’intervento dei Franchi contro i Saraceni fra Alto e Basso Medioevo e successivamente ricostruita, fu la prima, nell’Italia Meridionale, ad insorgere contro le forze naziste, nella giornata del 21 settembre 1943, durante la quale si verificò la strage di Matera, cioè la durissima repressione della sommossa da parte dei nazisti.

Lasciata in balia di se stessa, della guerra e della povertà, Matera divenne nota in quegli anni per il suo degrado, tanto che, nel Ventennio, il già citato Levi, durante il suo esilio in Basilicata, ebbe l’opportunità di visitarla, con grande stupore per le pessime condizioni nelle quali versava: in Cristo si è fermato a Eboli scrive:

…Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera… Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo… un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto… La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante… La stradetta strettissima passava sui tetti delle case, se quelle così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone… Le strade sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto… Le porte erano aperte per il caldo, Io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grotte che non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette. […] Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie… Di bambini ce n’era un’infinità… nudi o coperti di stracci… Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa… E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero… coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste… Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi… sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste

Le sue parole furono, del resto, confermate da molti altri italiani, tanto che Matera arrivò ad essere definita la vergogna d’Italia nei primi anni ’50, durante i quali iniziò, tuttavia, il suo processo di sviluppo: nel 1952, infatti, una legge nazionale stabilì lo sgombero dei Sassi e la costruzione di nuovi quartieri residenziali che svilupparono la città nuova.

Scena de La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson.

Dopo aver subito una piccola battuta d’arresto nel 1980 per i parziali danni causati dal terremoto dell’Irpinia, l’evoluzione di Matera è proseguita e la città si è affermata come una delle attrazioni italiane di primaria importanza tanto che, nel 2004, Mel Gibson vi ha girato il film La passione di Cristo, incrementandone indubbiamente la fama internazionale, fino ad arrivare al suo ultimo riconoscimento, dimostrazione del fatto che le meraviglie presenti all’interno dei nostri confini, se maggiormente tutelate, non sono seconde a quelle che possiamo ammirare in altri paesi.

 

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