domenica, 25 febbraio 2018
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L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo: il capolavoro di Hayez

Realizzato su commissione del collezionista Giovanni Battista Sommariva, il dipinto, olio su tela del 1823 (cm 291×201,8), è ancora oggi conservato a Villa Carlotta di Tremezzo, nel luogo per il quale fu creato.

Quando ”L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo”, primo quadro istoriato con figure grandi al vero, apparve sulla scena milanese, ebbe un immediato effetto dirompente perché conteneva in sé una tale dose di novità che era pressoché impossibile essergli indifferenti. Solidamente basato sulla fonte shakespeariana, il dipinto presentava uno straordinario impianto compositivo incentrato su una forte antitesi ”sentimentale”: a destra Giulietta, ancora svestita e immersa nella notte, in una stanza in penombra dove a malapena si scorgeva il lume della nutrice, a sinistra Romeo nella luce rosata dell’alba, già completamente abbigliato e pronto a fuggire dal balcone; l’una non voleva la fine di quella notte che avrebbe portato ai due la definitiva separazione, l’altro si trovava costretto ad accogliere il giorno per salvaguardare la propria vita. Giorno e notte, abbraccio e distacco, arrivo e partenza, unione e separazione, amore e morte; gli opposti trovavano il momento di congiunzione perfetta nel bacio, in quello sfiorar di labbra capace di proiettare i due giovani e sfortunati amanti in una mitologia moderna e romantica. La ricchezza di elementi patetici e il contrasto tra contraddizioni sociali e libertà del sentimento individuale sono elementi emblematici, sia della poetica romantica di cui il quadro è il manifesto, sia della caratteristica di Hayez.

La brillante cromia di matrice veneta (i colori sono accostati a superfici uniformi, senza fusioni o impasti), la suggestiva ricostruzione dell’ambientazione medievale, la preziosità quasi fiamminga nella resa dei particolari come nel caso della pantofola di Giulietta, degli abiti dei due giovani (i cui atteggiamenti sono forzati, studiati a tavolino, senza la vitalità del reale), delle suppellettili della casa, e non da ultimo l’attento lavoro intorno alla fisicità dei due protagonisti (influenza del Canova) furono l’efficace trama su cui il pittore andò a tessere questo autentico manifesto romantico ”apoteosi e pompa funebre dell’amore”.

La luce è ancora irrealistica, ma tende a liberarsi dal tradizionale e accademico chiaro-scuro, che conferisce una nuova morbideza alla modellazione. L’impostazione della scena architettonica non è più filologica e classicista, ma fortemente teatrale e melodrammatica. Il critico Schom, condannerà il quadro per la trasgressione del bello ideale (siamo nel pieno della battaglia letteraria tra classicisti e romantici), evidente nella rappresentazione realistica dei due giovani.

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