domenica, 25 febbraio 2018
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L’ipocondria come conseguenza di una fragilità psichica.

È definito ipocondriaco chi manifesta eccessive preoccupazioni riguardo alla sua salute. Il più piccolo cambiamento somatico o il più leggero malessere (ferite, brevi mal di testa, scottature…) portano il soggetto affetto da ipocondria ad immaginare le conseguenze più gravi fino, addirittura, a pensare di poter morire. L’eccessiva preoccupazione per un determinato malessere, dunque, fa subentrare una vera e propria malattia. “È un paradosso!” potremmo pensare: è possibile che un eccessivo controllo possa portare ad una malattia di carattere psichico magari anche più grave di quella da cui ci volevamo proteggere? Eppure è successo e continua a succedere.

Tale malattia si manifesta, dunque, con paure, ansie continue. Nei casi più gravi, l’ipocondriaco arriva anche al punto di aver timore delle normali funzioni vitali del corpo (la sudorazione, ad esempio). Il soggetto appare, agli occhi di chi lo osserva, nevrotico, delirante, alle volte anche perché tali comportamenti sono accompagnati da allucinazioni.

La malattia, inoltre, porta a malesseri a livello corporeo. Il termine ipocondria, infatti, deriva dal greco ὑποχόνδρια, che letteralmente significa “sotto la cartilagine del diaframma costale”, per indicare un dolore localizzato nella fascia addominale. Al tempo dei greci ed oltre, infatti, la malattia veniva curata solo come un normalissimo dolore all’addome senza capire che, in realtà, questo era solo un sintomo di una malattia ben più grave, legata alla dimensione psichica del soggetto.

Come la maggior parte delle patologie di carattere psicologico, anche l’ipocondria riscontra le sue cause nell’esperienza del soggetto affetto e nel suo carattere. Egli si sente fondamentalmente insicuro, fragile, debole dal punto di vista del sistema immunitario. E allora comincia a fare controlli, a curarsi senza motivazione, sempre più frequentemente. Il soggetto, però, non capisce che per non “rimanere” debole fisicamente, lo sta diventando dal punto di vista psicologico, a tal punto da sottomettere la propria mente a paure totalmente inesistenti. Tale insicurezza inoltre, in alcuni casi, può essere causata da gravi malattie precedenti sia proprie, sia di soggetti vicini a lui, quali familiari, amici…

Il pensiero e l’ansia di dover proteggere il suo corpo da qualsiasi cosa tende a fare chiudere in se stesso l’ipocondriaco. La totale ed eccessiva iperprotettività del corpo porta ad una vita infelice, costituita da gesti maniacali che vanno anche a ripercuotersi sui soggetti vicini. A ciò segue un possibile isolamento e anche un probabile stato di depressione, che ovviamente non tendono a migliorare il suo stato psicologico.

Thomas Clayton Wolfe,scrittore statunitense del primo ‘900, disse:

La maggior parte del tempo la passiamo a pensare di essere ammalati, ma ciò si verifica solo nella mente.

Proprio perché ciò che è presente nella mente del soggetto ammalato di ipocondria è tutto un falso nella realtà, vero solo nella sua mente: è per questo che, se si vuole sconfiggere  l’ipocondria, bisogna solo ed esclusivamente partire da una cura che interessi solo la dimensione psicologica del paziente.

Sono vari i trattamenti presenti, sia psicologici che farmacologici, ma quella che, dagli anni ’90 si è dimostrata più valida, è quella cognitivo-comportamentale che mira ad eliminare tutti quegli atteggiamenti nocivi per la salute, rendendo però partecipe il paziente stesso, in modo tale che egli possa capire come reagire al malessere provocato dalla malattia.

 

Solo conferendo maggiore sicurezza interiore al soggetto, costui può superare l’ipocondria e raggiungere la tranquillità interiore di cui ogni essere umano ha bisogno.

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