domenica, 25 febbraio 2018
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L’Inferno nelle arti figurative, tre opere che riproducono la dannazione delle anime

L’inferno, luogo di sofferenza, la pena eterna inflitta dalla giustizia divina. Nonostante le tristi immagini che questo termine evoca, l’inferno porta con se un fascino intrinseco, una potenza di attrazione che probabilmente deriva dall’alone di mistero che lo avvolge. Negli anni passati è stato uno dei soggetti favoriti delle arti figurative da Botticelli a William-Adolphe Bouguereau. Il castigo dei dannati risultò essere particolarmente invitante per pittura e letteratura, forse perché la rappresentazione dei patimenti fisici e spirituali garantiva dei soggetti estremamente espressivi che potessero dare prova compiutamente della bravura dell’autore. La Divina Commedia ispirò diversi artisti, uno dei primi a fornire un’immagine fedele dell’inferno dantesco fu Sandro Botticelli. Tra il 1480 e il 1495, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, gli commissionò 100 illustrazioni della Commedia, una per ogni canto. Dei disegni, realizzati su pergamena di pecora, l’unico completo è la Voragine infernale, una raffigurazione introduttiva dei gironi dell’inferno. Sebbene l’opera sia molto deteriorata, è possibile intravedere regolari schiere di dannati dalle pose sofferenti, figure piegate su se stesse, intenti a estinguere il debito dei loro peccati. In fondo all’illustrazione si trova Satana, raffigurato secondo l’iconografia del tempo, una creatura mostruosa e alata che presiede compiaciuta al suo regno.

A differenza delle opere successive, qui non si notano diavoli o spiriti impuri che tormentano i peccatori, lo scenario è stranamente pulito, forse per permettere all’osservatore di comprendere bene la suddivisione dell’inferno. Il disegno in questione ha una finalità didascalica, riproduce esattamente la profonda apertura del terreno che si verificò inseguito alla cacciata di Lucifero da paradiso, come Dante ne fa parola nei suoi versi.

Nel Trittico del giardino delle delizie, Hieronymus Bosch rappresentò tra il 1480 e il 1490, tre episodi biblici, queste costituiscono verosimilmente un’ammonizione a non cedere alle tentazioni. Il primo riquadro raffigura la creazione, Adamo ed Eva sono inseriti in uno scenario favolistico, un luogo incantato. Nel secondo si trova un’immagine ideale della vita in tutte le sue forme, figure nude e animali, un esplosione di colori, gesti e simboli. Antonio de Beatis, canonico di Molfetta scrisse, riguardo all’opera, nel suo diario di viaggio:

…vi sono dei pannelli sui quali sono stati dipinti oggetti stravaganti. Rappresentano mari, cieli, foreste, prati, e molte altre cose, come individui che strisciano fuori da una conchiglia, altri che producono uccelli, uomini e donne, bianchi e neri mentre fanno ogni sorta di differente attività e gesto.
La terza sezione del trittico rappresenta l’inferno, la condanna eterna delle anime segue a un caos tumultuoso di piaceri. L’accostamento antitetico suggerisce quale fosse lo scopo dell’artista, dopo la beatitudine dei sensi, prettamente fisica segue la dannazione.

 

William-Adolphe Bouguereau nel 1850 realizzò il dipinto Dante e Virgilio, l’opera riprende una scena dell’Inferno dantesco in cui i due assistono inorriditi allo scontro tra Gianni Schicchi e Capocchio. Si trovano nella decina bolgia dell’ottavo cerchio, quella dei falsari. L’autore si concentrò sugli aspetti più macabri dell’episodio così da suscitare nell’osservatore un senso di terrore. Gianni Schicchi afferra Cappocchio, morde il suo collo e spinge il ginocchio tra le sue spalle. L’anima dannata è preda di una follia rabbiosa che la spinge a compiere atti crudeli. L’anatomia dei due personaggi è singolarmente precisa, le contrazioni dei muscoli sono in perfetta risposta ai movimenti raffigurati, la pelle dei peccatori in primo piano è chiara, quasi luminescente, come a indicare la nuova condizione dei due uomini. Dietro di essi, si trovano Dante e Virgilio, il primo si stringe alla guida, scosso dalla scena che si ritrova davanti, Virgilio, anima infernale, assiste con uno sguardo corrucciato, con la tunica copre parte del voto.

     

Sullo sfondo si intravedono altri peccatori che scontano la loro pena, davanti a essi un demone sogghigna. Quest’ultimo personaggio risulta raccopricciante, i denti aguzzi sporgono dal viso e gli occhi sono innaturalmente spalancati.

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