L’illusione della classe media – Lyceum
venerdì, 17 agosto 2018
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L’illusione della classe media

Se fino a poche decine di anni fa in Italia (e soprattutto nel meridione) si considerava proficuo investire in immobili di proprietà oggi, per fortuna, le cose stanno cambiando. Infatti, soprattutto la classe proletaria tentava di costruire abitazioni private, anche a costo di pesanti sacrifici ed anche se rimanevano parzialmente incomplete perché era presente nella mentalità comune l’idea di dover lasciare dei beni ai posteri.

In realtà anche nella classe media era diffuso questo atteggiamento ed anzi si riteneva che investire sul mattone fosse una risorsa. Tuttavia è bene comprendere che in un sistema capitalistico come quello che a partire dall’America si è diffuso in Italia e in tutto l’Occidente, rappresenta un errore, perchè si tratta di una fonte di spesa, ovvero di un passivo. Come infatti sostenuto da molti teorizzatori della libertà personale, tra cui Robert Kiyosaki, autore di bestseller come Padre ricco, Padre povero e I quadranti del cashflow, l’errore principale che relega la classe media in tale condizione socio-economica di mediocritas è il non saper distinguere tra attivi, ossia investimenti che generano entrate automatiche e passivi, ossia strumenti che rappresentano una spesa. Se infatti la classe bassa ha difficoltà ad accumulare denaro, perché deve impiegare le poche entrate in passivi necessari (come l’acquisto di cibo, di mezzi e soluzioni per lo spostamento, ecc.), la classe media compra passivi credendo che siano attivi.

In questo senso l’acquisto di una casa di proprietà viene istintivamente associato alla stabilità ed all’indipendenza, ma immobili e terreni, se accumulati senza un progetto imprenditoriale, possono comportare grosse perdite. Infatti acquistando una casa:

  • Si è condannati a pagare una rata del mutuo per un grande numero di anni, nei quali l’immobile resta della banca, avendo così le mani legate
  • Si deve affrontare mediamente una spesa mensile superiore al canone di affitto per un’abitazione equivalente
  • Terzo punto e più importante si perde la propria capacità di indebitamento.

Infatti con un mutuo aperto presso una banca non sarà possibile, nella maggior parte dei casi, ottenerne un’altro e quindi non è più possibile, ad esempio, investire nella compravendita di altri immobili o avere un budget di partenza per l’avvio di un’impresa.

La classe media, purtroppo è quella che, al pari dell’utente medio in informatica, è meno avvezza alla gestione del denaro. Un’altra stupida tentazione nella quale viene trascinata tale cerchia sociale è l’acquisto di beni costosi inutili: orologi di marche costose, vestiti e scarpe firmati, automobili appariscenti, ecc. Si tratta però di un atteggiamento antiimprenditoriale, che porta all’accumulo di passivi difficili, per non dire impossibili, da rivendere. Infatti varie statistiche dimostrano che la maggior parte dei ricchi (più dell’80 percento) non spende cifre eccessive nell’abbigliamento, nei preziosi o in altre “vanità”. Sono invece le persone benestanti a compiere sforzi economici pur di ottenere tali oggetti, perché trascinate da una voglia di rivalsa sociale che si trasforma rapidamente in stoltezza.

Al giorno d’oggi, infatti la discriminante tra le classi sociali è l’aspetto economico, dal momento che non esistono più la nobiltà o i modelli sociali diversamente statunitensi, anche a causa della diffusione delle telecomunicazioni fin dall’800.

Tutto questo l’aveva però già intuito Solone, che con la sua riforma timocratica del 594-593 a.c. si rivelo un’abilissimo economista ante-litteram. Infatti egli cominciò a classificare i cittadini in base al censo, espresso in equivalenti ai medimni di grano (1 medimno = 52kg di grano = 39 litri di olio o vino). Questa classificazione garantiva l’ordine sociale e la pace perché sufficientemente meritocratica senza risultare però “comunista”.

Purtroppo, ancora oggi, la mentalità popolare frutto degli inizi del 1900 continua ad influenzare negativamente i potenziali imprenditori, ovvero la successiva generazione di padroni del mondo, perché rappresenta l’affaticarsi per apparenti certezze che in realtà si rivelano inconsistenti. L’atteggiamento imprenditoriale (ovvero quello che porta a non lavorare direttamente in un determinato campo, ma a produrre entrate automatiche), invece, si rivela nel medio e lungo periodo vincente non solo in ambito finanziario ma in tutti i campi della vita.

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