martedì, 13 novembre 2018
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L’effetto Mozart e il caso Milgram, due esperimenti psicologici sull’intelligenza e l’obbedienza nazista

L’effetto Mozart

Nel 1993 due fisici statunitensi, Gordon Shaw e Frances Rausher, eseguirono un esperimento su un campione di studenti per testare gli effetti dell’ascolto di Mozart sulle capacità cognitive umane. Il campione di ragazzi venne suddiviso in due gruppi, al primo venne imposto l’ascolto di musica leggera, il secondo ascoltò la sonata per due pianoforti di Mozart (K.448).

In seguito, a entrambi i gruppi venne somministrata una prova per verificare gli eventuali miglioramenti delle facoltà intellettive. In effetti il secondo gruppo di studenti riportò dei risultati dieci volte migliori rispetto al primo gruppo. Negli anni seguenti l’esperimento venne contestato, giudicato falso in quanto le successive dimostrazioni del fenomeno fallirono. Shaw e Rausher risposero alle obiezioni, affermando che le riproduzioni dell’esperimento originario erano fallite perché gli scienziati coinvolti avevano dato un’errata interpretazione agli effetti benefici della sonata, infatti quest’ultima aiuta a sviluppare solo l’intelligenza spaziale per i 15 minuti successivi all’ascolto, ne consegue che le verifiche sperimentali, condotte prendendo in considerazione tutte le facoltà cognitive del soggetto, avrebbero certamente avuto un esito negativo.

Lo psicologo Horward Garner parlò di ben 9 tipi di intelligenza che derivano da sezioni del sistema nervoso distinte, tra queste l’intelligenza spaziale costituisce l’insieme delle capacità dell’individuo di riconoscere forme, direzioni e dimensioni e sapersi comportare di conseguenza; ne deriva un’elevata memoria visiva e un buon senso dell’orientamento.

Nel 1997 Shaw e Rausher provarono a ripetere l’esperimento su dei topi; dopo aver ascoltato la sonata, le cavie si ritrovarono in un labirinto su misura; alla fine del test, si notò che gli animali che avevano subito l’effetto Mozart erano riusciti a liberarsi con grande anticipo rispetto agli altri topi. In seguito si scoprì che le sonate k448 e k488 incidevano sugli attacchi epilettici, calmando il paziente e rendendolo più docile. In più bisogna notare che  il primo a subire l’effetto Mozart fu Mozart stesso, nel ventre materno subì i benefici delle sinfonie eseguite dal padre e dalla sorella. Si pensa che questa prolungata esposizione alla musica classica abbia in parte incrementato le sue capacità.

L’esperimento di Milgram

Nel 1961 Stanley Milgram cercò di spiegare l’assoluta obbedienza dei soldati nazisti; vent’anni prima, il disastroso genocidio di Hitler era stato reso possibile dall’assoluta sottomissione di ufficiali e gerarchi alla sua autorità. Milgram ipotizzò che l’adempimento di ordini, definiti necessari sebbene  disumani, non fosse un’anomalia, una sorta di psicosi collettiva che aveva colpito le truppe naziste per più di un decennio, ma che fosse estremamente comune sotto le giuste condizioni.

Condusse l’esperimento servendosi di complici, i quali dovevano fingere di essere delle vittime, e di un gruppo di individui ignari del vero scopo della prova, a conoscenza solo del suo fine scientifico. Milgram divise il campione in coppie di vittima-insegnante; l’insegnante doveva porre delle domande alla vittima, la quale in caso di risposte errate subiva scossa elettrica graduali che andavano da 15 a 300 volt. La vittima ovviamente simulava spasmi e convulsione all’arrivo della falsa scossa.

All’inizio della prova Milgram fingeva di estrarre a sorteggio il nome della vittima o dell’insegnante, in seguito faceva provare a quest’ultima una scossa di 15 volt, dopodiché dava inizio all’esperimento. Si vide che la maggior parte dei soggetti somministrava le prime scariche senza esitazioni, arrivati ai 300 volt una minima parte del campione (1 o 2 individui) si rifiutava di eseguire il comando, gli altri procedevano dopo esortazioni del tipo : “L’ esperimento richiede che lei vada avanti. È necessario che lei proceda”.

Nonostante la disobbedienza non fosse punita, gli insegnanti non indugiavano nell’ottemperare compiti. Sebbene il comportamento del campione sembra assurdo, in realtà è  logicamente accettabile, le circostanze della prova sono state determinanti nell’innescare nei partecipanti un atteggiamento di cieca obbedienza: quest’ultimi erano cullati dallo scopo scientifico dell’esperimento, così anche se provocano sofferenze alle vittime, le loro erano “buone” intenzioni; un altro fattore furono gli incitamenti di Milgram e il sorteggio, con quest’ultimo buona parte del gruppo di insegnanti si sentiva prescelta, sapeva che doveva compiere quelle azioni, credendo che, se i ruoli si fossero invertiti, le vittime estratte avrebbero fatto lo stesso.  Milgram concluse che non solo l’inverosimile influenza di Hitler sui suoi sottoposti era plausibile ma anche che un caso del genere potrebbe ripetersi.

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