mercoledì, 21 febbraio 2018
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Le pietre d’inciampo (e di ricordo) di Demnig: la carta d’identità di chi ne è stato privato

In foto, Gunter Demnig.

Da ben 23 anni l’artista tedesco Gunter Demnig porta avanti in tutta Europa una missione umanitaria altamente significativa: quella di piantare le cosiddette “pietre d’inciampo” (stolpersteine), targhe di ottone a forma quadrata, nel selciato delle vie delle abitazioni di coloro che, durante la Seconda Guerra Mondiale, furono vittime dell’Olocausto. Un gesto dal profondo messaggio, poiché l’inciampo su queste pietre poste in rilievo non va inteso in senso fisico, ma strettamente morale: inciampando su di esse, cioè, “s’inciampa” sul ricordo di quella gente accusata di deicidio in quanto ebrea, di omosessualità e quant’altro e condannata a morire asfissiata; un’occasione per riflettere su una delle più tristi e vergognose pagine della storia dell’umanità, scritta dalla follia nazista, e per ricostruire almeno nelle linee essenziali parte della vita di alcuni tra i sei milioni di morti, ridando loro il nome del quale, all’arrivo nei lager, furono privati – insieme ai loro vestiti, ai loro beni, ai loro affetti e alla loro dignità di uomini – e che fu sostituito con un numero tatuato sull’avambraccio: su questi blocchi, infatti, sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. Ma, soprattutto, questo è un modo per dare a queste persone un luogo nel quale sia mantenuto vivo il loro ricordo, dal momento che i loro corpi, una volta deceduti, furono cremati.

In particolare, giovedì 18 gennaio a Torino sono state poste ben otto pietre, aggiuntesi alle 85 già presenti nella città e alle oltre 50.000 in tutta Europa, in vista anche della giornata della memoria che si celebrerà fra una settimana; un evento cui hanno preso parte numerosi studenti, i quali si sono divisi fra di loro il compito di effettuare delle ricerche sulla vita di queste otto persone morte più di settant’anni fa nei campi di sterminio, leggendo pubblicamente la loro storia sulle note di Beautiful that way, tema portante della colonna sonora de La vita è bella, celebre film sulla Shoah.

Demnig, dunque, fa sentire in questo modo la sua voce sull’importanza, oggi più che mai, di sensibilizzare ulteriormente il mondo – e soprattutto i giovani – riguardo a queste atrocità, alla luce anche delle recenti manifestazioni di antisemitismo avvenute, soprattutto, in Italia, obbedendo alla lettera agli “ordini” di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz nonché autore di romanzi quali Se questo è un uomo La tregua:

Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca i vostri nati torcano il viso da voi.
“Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi): celebre iscrizione presente sui cancelli dei lager nazisti. In foto, il cancello d’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz.

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