giovedì, 24 maggio 2018
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L’arte può prescindere dalla morale tradizionale?

Il 7 Gennaio 2018 è andato in scena all’Opera di Firenze un adattamento molto edulcorato della “Carmen” di Georges Bizet:  Leo Muscato, regista di questa particolare rappresentazione ha scelto infatti di applicare una variazione nel finale dell’opera per mandare un chiaro messaggio contro il femminicidio; nel finale originale dell’opera scritta da Bizet infatti Carmen muore, uccisa da una pugnalata infertale da Don Josè in un impeto di gelosia, nella versione messa in scena all’Opera di Firenze invece le cose vanno diversamente: qui è infatti Carmen a uccidere Don Josè con un colpo di pistola. Questa decisione messa in atto dal regista ha, come spesso accade, diviso l’opinione pubblica: da una parte vi sono quelli che hanno apprezzato il messaggio che il nuovo finale vuole mandare, dall’altra invece vi è un folto schieramento di persone che non ha digerito la “cessione” fatta dal regista nei confronti del politicamente corretto.

Questo avvenimento può fare interrogare sul rapporto che intercorre oggigiorno tra arte e morale tradizionale, molto spesso infatti l’arte tende a discostarsi dai limiti che la morale impone e li infrange in linea con uno dei fini che essa si prefigge di raggiungere: scandalizzare. Nel mondo dell’arte si sprecano gli esempi di geni la cui esistenza è stata sommersa da scandali, dichiarazioni controverse e accuse infamanti vere o false che siano: Roman Polanski e Woody Allen nel mondo del cinema, lo scrittore francese Celinè e l’artista pop Michael Jackson sono stati, ognuno per un motivo diverso, al centro di una bufera mediatica che ha coinvolto al centro del dibattito non solo la loro vita privata ma anche la loro produzione artistica. Ma è davvero giusto giudicare negativamente un’opera a causa della condotta non sempre corretta di chi l’ha prodotta? Oppure la vita privata di un artista non dovrebbe influenzare il giudizio estetico della sua opera? La risposta a queste due domande potrebbe sembrare immediata e semplice ma negli anni sono stati fin troppi gli esempi che hanno portato ad applicare una sorta di censura verso gli artisti considerati “inadeguati” e la recente bufera che ha scosso il mondo del cinema e travolto il due volte premio Oscar Kevin Spacey, accusato da diversi uomini di molestie sessuali, e lo che ha portato ad una quasi totale esclusione dal mondo della recitazione dimostra che nella nostra società la distinzione tra arte ed artista non è netta come dovrebbe essere. Tralasciando il giudizio morale delle azioni da loro commesse è impossibile ignorare il ruolo giocato da Roman Polanski nella storia del cinema o l’influenza del controverso scrittore Celinè su scrittori del calibro di William Burroughs e Jack Kerouck, o la rivoluzione nel mondo della musica pop e dei videoclip attuata da Michael Jackson.

Oltre agli scandali che possono colpire chi produce un opera d’arte ulteriori critiche possono essere causate anche dall’immoralità, o presunta tale, che è insita nell’opera stessa. Un esempio molto chiaro di questo è riscontrabile all’interno della storia del cinema nel film “Il Trionfo della Volontà”, documentario di propaganda nazista diretto dalla regista tedesca Leni Riefensthal, che grazie alla sua qualità estetica ha fatto sollevare diversi interrogativi sulla separazione tra arte e moralità

Nonostante le evidenti critiche che può ricevere un documentario che si prefigge di glorificare uno dei regimi più sanguinosi e controversi della storia “Il Trionfo della Volontà” è considerato un capolavoro nel suo genere e ha avuto una grandissima influenza verso altre grandissime opere cinematografiche come “Guerre Stellari” e il controverso “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, venendo anche parodiato da Charlie Chaplin nel suo “Il Grande Dittatore”. Il film infatti ha ricevuto svariate critiche per via dei suoi contenuti elogiativi al nazismo ma è stato lodato da più parti per le tecniche che la regista ha adottato come l’uso della macchine da presa mobili e l’utilizzo della fotografia aerea.

L’arte dunque non dovrebbe essere il veicolo della morale ma anzi uno strumento che l’uomo possiede per mettere in discussione ed infrangere i dogmi e i limiti che essa pone. Un’opera artistica va giudicata nella sua integrità e in quanto tale e non seguendo i preconcetti ai quali la nostra società ci ha abituati a sopperire.

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