domenica, 25 febbraio 2018
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La verità sul patrimonio artistico-culturale italiano

Molte volte abbiamo sentito dire che l’Italia detiene più del 50% del patrimonio mondiale e spesso ci vantiamo di questo dato senza sapere se sia vero o meno. Nel nostro Paese abbiamo tracce del passaggio di vari popoli e dominazioni che hanno lasciato il loro segno con opere artistiche tenuti a protetti con un forte senso di nazionalismo.

I Romani sono stati senza dubbio il popolo che ha lasciato molte tracce in Italia; basti pensare al Colosseo, l’anfiteatro flavio più grande e situato nel cuore della città di Roma; il circo Massimo, un antico circo romano, dedicato alle corse di cavalli, costruito a Roma, situato nella valle tra il Palatino e l’Aventino e ricordato come sede di giochi sin dagli inizi della storia della città. Questi e molti altri monumenti e strutture che sono giunte a noi, nonostante le varie guerre e conquiste da parte dei popoli barbari, sono famosi in tutto il mondo e ogni anno le città più importanti sono la meta delle vacanze di alcuni turisti.

Tuttavia bisogna fare attenzione a non voler monopolizzare i beni di provenienza romana. L’Impero romano ha avuto il suo centro e punto di espansione nella penisola ma i suoi confini si estendevano a tal punto da arrivare ad occupare cinquanta Stati oggi riconosciuti. È possibile trovare tracce della presenza romana anche in Romania e in Inghilterra dove si trova il Vallo di Adriano, una cinta muraria che separava i territori conquistati dai bellicosi Scozzesi. Bisogna ricordare inoltre che nella storia non vi è stata solo la dominazione romana, sono stati numerosi i popoli che emigrando in nuovi territori e sottomettendo le popolazioni che vivevano in quei luoghi hanno lasciato la loro impronta con opere non irrilevanti.

Ciò è un chiaro elemento che può portarci a concludere che non è vero che più della metà del patrimonio mondiale è contenuto solo nello stivale italiano. È più corretto affermare che nel nostro Paese è presente una percentuale maggiore di beni culturali rispetto alla Francia o alla Germania per i vari periodi culturali e artistici che l’Italia ha vissuto avendo talvolta il primato mondiale.

Nel 1979 l’UNESCO adottando una Convenzione sul Patrimonio dell’umanità ha ripartito il patrimonio culturale in 170 Paesi e la percentuale che è spettata all’Italia è del 5% con 51 siti riconosciuti, subito dietro abbiamo la Cina e la Spagna con rispettivamente 50 e 45 siti riconosciuti a testa. Un dato che delude le aspettative di molti che speravano di vedere l’Italia affiancata da un soddisfacente 50%, ignorando che speravano in qualcosa di utopico. Sarebbe stato impossibile realizzare quest’aspettativa poiché sarebbero dovuti essere riconosciuti 500 siti (e non 51) e il resto sarebbe dovuto essere ripartito nelle restanti 169 nazioni.

Non conoscere questi dati e credere ciecamente che l’Italia abbia una grande percentuale di beni culturali è un grave segno di disinformazione. Il danno maggiore è che questa notizia viene diffusa da telegiornali di reti televisive importanti perché può comportare come conseguenza che una massa di persone scateni, basandosi su dati privi di veridicità, post virali su social network come Facebook, che possono solamente far male allo stato della cultura dell’arte in Italia.

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