La tragica fine dei bambini di Bullenhuser Damm – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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La tragica fine dei bambini di Bullenhuser Damm

Il giorno della memoria che ricorre il 27 gennaio di ogni anno è stato istituito con la risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e  coincide con la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

Tra i più “tristi e penosi” fatti di quel nefasto periodo “per non dimenticare” va ricordata una storia che “E’ meglio non sapere“, come dice il titolo del libro di Titti Marrone che racconta la storia di uno dei suoi piccoli e sventurati protagonisti di questa tragedia: l’italiano Sergio de Simone.

Un’altra autrice, Maria Pia Bernicchia ci fa conoscere tutte le vittime innocenti della vicenda in una pubblicazione intitolata con le parole: “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti” che il famigerato dott. Josef Mengele, medico e criminale nazista, ha usato ad Auschwitz per scegliere, come cavie umane, dieci bambini e dieci bambine.

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E quale bambino in quell’inferno non aveva l’ardente desiderio di vedere la propria mamma. Chi non desiderava essere protetto dal suo calore e dal suo affetto materno. Chi non sognava i suoi baci ed il suo abbraccio.  E così senza alcuna fatica Mengele, chiamato “l’angelo della morte”, sceglie le cavie da “regalare” ad un altro boia come lui, il dott. Kurt Heißmeyer, che intendeva effettuare stupidi esperimenti per studiare le difese immunitarie di questi bambini dopo aver iniettato loro dei bacilli vivi della tubercolosi e, poi, averne estirpato le ghiandole linfatiche presenti sotto le ascelle per trovare un vaccino.

La storia ha inizio nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. I bambini tenuti nella baracca 11 erano circa 300. Il 27 novembre 1944, Mengele entra nella baracca e chiede: “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti“. I bambini fanno il passo avanti. Egli sceglie dieci bambini e dieci bambine di varie nazioni ed età compresa tra i cinque e i tredici anni, li fa caricare su di un camion e li “spedisce” al dott. Heißmeyer presso il campo di concentramento di Neuengamme dove arrivano il 29 novembre, dopo due giorni di treno. Quel giorno Sergio compiva sette anni.  

La mamma di uno dei 20 bambini vede questo gruppo di angeli allontanarsi dal campo. E’ Mania Steinbaum, la mamma di Marek…. potrà solo salutarlo con la mano. A lei, sopravvissuta ad Auschwitz …, resterà per sempre il lancinante dolore di quel ricordo …M.P. Bernicchia

A Neuengamme vengono alloggiati nella baracca 4, già pronta per gli esperimenti. Heißmeyer arriva il 9 gennaio 1945 e comincia i suoi esperimenti sui bambini fino al 3 marzo quando asporta loro le ghiandole linfatiche sotto le ascelle nella vana ricerca di anticorpi. Sono gravemente malati, colpiti dall’infezione. L’esperimento fallisce. Gli alleati stanno invadendo la Germania, i bambini devono sparire per sempre. Il 20 aprile 1945 Berlino ne ordina l’eliminazione. La sera stessa vengono caricati su di un camion insieme a sei prigionieri russi, due infermieri olandesi e due medici francesi. Tra le SS, vi sono: il Dott. Alfred Trebinski, Wilhelm Dreimann e Johann Frahm. Verso mezzanotte giungono ad Amburgo, presso la scuola di Bullenhuser Damm. Condotti in un cantinato. I sei russi, i due francesi e i due olandesi vengono impiccati. Forse per pietà il Dott. Trebinski pratica una iniezione di morfina ad ogni bambino per farli dormire. Alcuni si addormentano, i più resistenti rimangono intontiti, ma svegli. Subito Frahm esegue l’impiccagione di due tra quelli più resistenti al sonno. Si appende con il peso del corpo ad uno dei bambini per fare stringere meglio il cappio. Poi tocca agli altri, aiutato da Dreimann. La stessa notte vengono impiccati pure ventiquattro prigionieri russi.

Nel 1946, durante il processo a suo carico, Frahm dichiara con inaudita tranquillità e senza pentimento “di aver appeso i bambini a un gancio come quadri alla parete“. I bambini, tutti di origine ebraica, erano: 14 polacchi; due olandesi; due francesi; uno jugoslavo e uno italiano: Sergio De Simone. La sua mamma tornò viva dal campo di concentramento insieme ad altri parenti tra cui due piccole cugine. Sergio, invece, aveva fretta di vedere la sua mamma e fece il maledetto “passo avanti“. Per mamma Gisella, Sergio non era morto.

E’ tanto bello – diceva – nessuno oserà fare del male ad un bambino così belloM.P. Bernicchia
La più piccola aveva meno di cinque anni, era polacca e si chiamava Mania Altmann. Il più grande era Georges-André Kohn, francese, aveva compiuto tredici anni da tre giorni.

I due SS Dreimann e Frahm furono condannati a morte e giustiziati nell’ottobre 1946. Dal 1980 nella cantina della scuola di Bullenhuser Damm è stato creato un museo in ricordo dei venti bambini. Nel cortile della scuola vi è un giardino di rose dove chiunque può piantare una rosa in ricordo dei venti bambini. Nella lapide posta a ricordo vi è scritto:

Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla
Ogni 20 aprile si svolge una cerimonia commemorativa per non dimenticare quanto accaduto e ricordarne le vittime innocenti.

 

 

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