giovedì, 24 maggio 2018
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La rivoluzione musicale degli In The Panchine

Gli In The Panchine sono un gruppo hardcore rap formato dai rapper romani Cole, Chicoria, Benassa, Gmellow. Tale gruppo, a propria volta, fa parte del collettivo Truceklan, nato dalla fusione degli I.T.P. con i Truceboys. I membri di entrambi i gruppi, sono attivi sin dagli anni ’90.

Sebbene sia un gruppo prevalentemente underground, l’apporto alla scena musicale italiana è stato (ed è) davvero notevole, in quanto il loro stile è unico ed inconfondibile: la caratteristica principale che emerge ad un primo ascolto dei brani è il mistilinguismo: la lingua inglese, quella italiana e il dialetto romano sono intelligentemente mescolati in modo da creare una lingua fluida, armoniosa ed assolutamente naturale.

Il testo, nonostante sia pervaso da tematiche “di strada”, come la descrizione del disagio e del malessere derivato dalla droga, che riguarda direttamente alcuni componenti del gruppo e lo spaccio come attività imprenditoriale, si tratta di liriche estremamente elaborate, certamente non derivanti da improvvisazione e aperte all’analisi. L’obiettivo degli In The Panchine non è trasmettere spunti di riflessione morale lati o criptati; piuttosto l’attenzione è puntata sulla costruzione di un prodotto strutturalmente ineccepibile, caratteristica peculiare delle grandi opere d’arte.

Un esempio di tale elaboratezza è costituita dal brano “Deadly Combination”, il cui beat deriva da un campionamento dell’omonima canzone di BIG L, titano del rap della east-coast morto tragicamente. Il testo è costellato di citazioni e riferimenti, specialmente cinematografici. Si può notare l’assoluta incongruenza tra metro e sintassi e quindi la presenza di enjambements quasi ad ogni barra (ossia ogni verso), che risulta dunque legata alla successiva in modo concitato e frenetico, creando l’effetto di una storia costituita da un’unica sequenza narrativa e che quindi non può essere interrotta: ogni strofa appare come la continuazione necessaria della precedente.

Sebbene una tale abbondanza di riferimenti possa apparire, ad un occhio poco attento, come una strategia per compensare la mancanza di contenuti originali, in realtà si adatta perfettamente al contesto urbano descritto, producendo un’atmosfera di straniamento e dimostrando che, per creare grandi testi, non è necessario ostentare conoscenze e riferimenti al passato o alle “grandi opere”, in quanto esiste una cultura parallela non meno valida e non meno caratterizzata.

Come specificato sopra, non mancano i riferimenti cinematografici, soprattutto a registi e film locali, motivati anche dall’interesse per la regia di Cole e del fratello Loris. Nella strofa di Chicoria, ad esempio, il riferimento al film “Amore tossico” occupa la prima metà della stessa (“Er pusher più trucido: Mariuccio de Amore Tossico/ L’anni 70 co’ na spada tra ‘e braccia conficcata/ E la pezza de brown che non te accanna/ Na rapina pe’ ventimila/ C’era ancora ‘a lira/ Pistole puntate non le far sparare/ Cesare e compare/Usciti dal SER.T./ vonno i soldi pe’ il dessert“) ma risulta, usando un termine proprio dell’informatica, “implementata” così bene da sembrare, più che una citazione, un riferimento autobiografico.

Nella strofa successiva, quella di Benassa, i riferimenti cinematografici (oltre che quelli musicali) diventano più fitti e stringenti secondo un processo di enumerazione e accumulazione (“Come una corona di spine che ci tenta/ In the panchine, the boys of Roma violenta/ Senza sentenza/ We’re going to the hell/ Figli della violenza, like Luis Buñuel/ We sell morfina a Bela Lugosi with cocaina/ We mix the dosi like Chicoria e Gemello/ We are mafiosi, in this jungle you are lost/ Cole, Fulci, Sodoma ghost“):

si parte dalla citazione di un film che ha per tema la differenza sociale tra i quartieri di Roma, per passare a riferimenti a personaggi di calibro internazionale, come il regista Luis Buñuel con la sua opera I Figli della Violenza e l’attore Bela Lugosi, per poi tornare ad una realtà locale, con la citazione del regista horror romano Lucio Fulci, affiancato proprio a Cole (vedi sopra) e del suo film Il Fantasma di Sodoma. Inoltre pochi versi dopo è presente un’abilissimo effetto di promisquità (“Genova non odia, la polizia può sparare”), ottenuto stravolgendo il senso del titolo di un film italiano (“Milano odia: la polizia non può sparare“): Genova infatti è la città nella quale è avvenuto, durante il G8, l’omicidio del manifestante Carlo Giuliani da parte di un carabiniere.

Un’altra peculiarità stilistico narrativa degli ITP è rappresentata dai continui interventi della voce narrante, ancora più pungenti rispetto alla prassi di altri generi di rap: nonostante le vicende trattate riguardino, in buona parte, persone terze, l’ascoltatore le percepisce come relative direttamente al gruppo. Ciò è dimostrato dall’ampio uso di aggettivi possessivi e pronomi di prima persona singolare (I, my, ecc.), come ad esempio nell’anafora presente in questi versi: “I wanna be a rockstar/ I wanna be a crackstar/ I wanna be, ITP ti devasta”.

La quarta strofa, quella di Gmellow, rappresenta invece lo sfogo dell’energia accumulata nelle situazioni descritte dalle strofe precedenti: è infatti quella si concentra di più sulle azioni del gruppo (si parla di fughe in auto ad alta velocità, spaccio di grande entità, stupri e, parte più bella, di bruciare “il localetto con prepotenza” ), che sembrano quasi rientrare in una fase di mania.

La quinta ed ultima strofa, cantata da Noyz Narcos (membro del TruceKlan, ma non degli In The Panchine), è quella più cruenta e che, stilisticamente, si distanzia dalle altre, perché è la più grafica ed è altresì piena di immagini cruente.Inoltre l’armonia del mistilinguismo descritto precedentemente, lascia spazio ad un contrasto più stridente.

Tutto ciò serve a dimostrare che, sebbene come cantato dagli Hollywood Undead in We Are: “Stories aren’t told about the ones unseen”, è possibile trovare composizioni di grande spessore anche in opere che si mascherano, volutamente, dietro un’apparenza trascurata.

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