domenica, 25 febbraio 2018
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La prima forma di settima arte: il cinema muto, tra divertimento, drammaticità e psicologia.

Il cinema muto è la prima forma di cinematografia esistente della storia del cinema. Le sue origini, infatti, risalgono ai primi cortometraggi dei fratelli Lumiere del 1887, nel cosiddetto periodo del “cinema delle attrazioni”, in cui venivano riprese scene di vita quotidiana soprattutto di personaggi di spicco quali eminenti politici o religiosi.  Il primo film prodotto fu Roundhay Garden Scene nel 1888, cortometraggio della durata di soli 3 secondi.

Con l’avvento del ‘900, invece, tali cortometraggi diventano sempre più lunghi e cominciano a suddividersi per categorie in base alle tematiche rappresentate nei vari film, per le quali i primi registi trarranno ispirazione dai classici della letteratura antica e contemporanea a quell’epoca. Più avanti il futurismo modificherà la cinematografia nei temi e nelle tecniche utilizzate. E’ l’epoca del “cinema sperimentale” che si contrapporrà nettamente a quella precedente tendenza di affiancarsi ai diversi generi letterari del tempo. Troviamo esempi di film in Europa come Das Cabinet des Dr. Caligari – Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene e Un chien andalou – Un cane andaluso di Luis Buñuel.

 

La corazzata Potëmkin, invece, rappresenterà l’esempio del film surrealista e neo-realista in Russia. Viene girato dal regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, uno dei produttori cinematografici più importanti della storia del cinema, del quale ricorrono oggi i 120 anni dalla nascita.

 

 

La storia del cinema muto, però, toccherà il periodo di massimo sviluppo a partire dal 1914, quando si svilupperà ad Hollywood, negli Stati Uniti. Il cinema allora diventerà una vera e propria arte e diventerà, come lo è oggi, un interesse comune. Le tematiche prodotte saranno molteplici: Ben-Hur e Dieci Comandamenti saranno i film Cecil B. DeMille ispirati ai testi testi sacri, dunque chiari riferimenti religiosi che in un certo qual modo rimadano alla tendenza dei primi registi di ispirarsi ai testi antichi;   Nascita di una nazione di Griffith,invece, è un film di carattere patriottico; e ancora, un altro genere è quello drammatico di cui Rodolfo Valentino è il principale esponente grazie alla fama guadagnatasi nel corso del tempo, soprattutto in seguito al film “I quattro cavalieri dell’apocalisse”.

 

Il genere che viene maggiormente valorizzato nella storia del cinema muto è il comico: Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, Harold Lloyd e molti altri furono i principali esponenti di questo. Manifestando la loro tecnica, fino agli anni ’20 seppero conquistare il pubblico grazie alla forza e alla simpatia della loro mimica, facciale e corporale.

Dal 1914 la figura più eminente di questo genere diventerà Charlie Chaplin. L’uomo dalla simpatica camminata accompagnata dalla bombetta, il bastone di bambù e il baffetto tipico degli anni ’20, in un outfit in cui i pantaloni e le scarpe risultavano più grandi mentre la giacca molto stretta,  sarà ricordato fino ai nostri giorni. I suoi gesti così buffi ma tecnicamente molto precisi diventeranno l’esempio su cui basarsi per chi vuole intraprendere la sua stessa strada, ovvero il cinema comico. Egli allora diverrà l’emblema del film muto, la sua personificazione.

I migliori film in cui Charlot (la sua figura in italiano verrà chiamata così) è il protagonista sono:
 Il monello
 La febbre dell’oro
 Luci della città
 Tempi moderni
 Il grande dittatore

C’è dire, inoltre, che fu tanto il suo amore per il cinema muto che, nel momento in cui questo giunge al termine nel 1927, quando sarà prodotto il primo film sonoro ovvero Il cantante jazz, il mitico personaggio decide di continuare la sua produzione cinematografica sempre attraverso i film muti, (solo accompagnati da musiche esterne alle scene), riscuotendo anche molto successo nonostante il passo in avanti della cinematografia e restando così fedele al suo genere fino al 1940, quando anche lui comincerà a recitare in film sonori.

Egli disse:

Era il tramonto del cinema muto. Fu un peccato, perché cominciava a perfezionarsi proprio allora.

Questo sottolinea l’importanza che quel genere aveva per lui e per tutta una generazione per la quale anche il più misero cambiamento sarebbe potuto risultare dannoso alla società.  Fu anche questo il periodo del primo dopoguerra . La troppa insicurezza e la troppa paura serpeggiavano tra la gente, soprattuto tra le classi inferiori.

Ecco perchè la figura di Charlot, emblema delle classi minori in un periodo in cui la classe borghese era in continuo sviluppo per il progresso industriale, diverte ma allo stesso tempo commuove se si riesce a cogliere il vero messaggio che il cinema muto vuole inviare.

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