La pena di morte dal punto di vista filosofico e morale – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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La pena di morte dal punto di vista filosofico e morale

La pena di morte, o pena capitale, è quel tipo di sanzione che viene applicata talvolta in caso di reati gravi in alcuni paesi del mondo. La pena capitale, prevedendo l’uccisione del condannato, non è ovviamente reversibile e quindi in caso di errore giudiziario può rappresentare una grandissima onta per una società ed un crimine a sua volta. Nella quasi totalità del mondo occidentale la pena capitale è stata abolita ma rimane un importante strumento giudiziario in alcuni stati degli Usa e anche alcune delle nuove potenze emergenti (come Cina e India) ne fanno uso.

Negli Stati Uniti da molti anni è vivo un dibattito sull’abolizione dell’uso della pena capitale. In molti, tra favorevoli e contrari si sono espressi in merito palesando la propria opinione con argomenti più o meno validi da entrambe le parti. Quello della pena di morte negli Stati Uniti non è un tema recente ma risale invece alla fondazione delle 13 colonie inglesi da parte dei padri pellegrini: le colonie del New England prevedevano infatti l’utilizzo dell’impiccagione per crimini che erano ritenuti immorali  ed intollerabili come sodomia,adulterio,stregoneria e omicidio e la sentenza finale veniva eseguita nelle pubbliche piazze in modo da dare ai cittadini un avvertimento di cosa sarebbe successo se avessero commesso lo stesso crimine. Ed è proprio questo concetto, quello secondo il quale tale tipo di pena scoraggerebbe altri dal delinquere, ad essere tutt’oggi sostenuto fortemente dai sostenitori della pena capitale. Nel corso del’700 però, con l’avanzata dell’Illuminismo, furono molti gli intellettuali che portarono avanti tesi abolizioniste che vennero poi sostenute anche da larga parte delle autorità e della popolazione ma che non trovarono mai un serio riscontro fino agli anni settanta del Novecento quando si cominciò a discutere più seriamente di difesa dei diritti umani.

Sono stati molti i pensatori che nel corso dei secoli si sono schierati contro la pena di morte e molti di questi provengono anche da fazione che non hanno nulla a che fare con il pensiero illuminista. Anche la Chiesa Cattolica, attraverso i suoi scritti condanna l’utilizzo della pena capitale e usando un verso tratto dall’Antico Testamento nel 1993 a Bruxelles i parlamentari radicali Mariateresa Di Lascia e Sergio D’Elia hanno fondato l’associazione internazionale “Nessuno tocchi Caino”, decisamente schierata a favore dell’abolizione della pena di morte e che, assieme ad Amnesty International, si è fatta promotrice della “Moratoria universale sulla pena di morte” ratificata dall’assemblea generale dell’ONU con 104 voti a favore il 18 Dicembre 2007.

 

Oltre agli esempi moderni, che trovano terreno fertile in un mondo certamente più sensibilizzato rispetto all’antichità sono tanti i pensatori che nel passato hanno lasciato dure parole di condanna o opinioni favorevoli sull’applicazione della sentenza capitale. L’esempio più famoso di opposizione alla sentenza capitale è certamente rappresentato dal movimento illuminista e in particolar mondo dal pensatore italiano Cesare Beccaria che nel suo pamphlet “Dei Delitti e delle Pene” si interroga circa le  modalità di accertamento dei delitti commessi e sulle pene che venivano applicate di conseguenza al tempo. L’opera innovatrice di Beccaria è uno dei più chiari esempi del cambiamento di pensiero attuato dagli Illuministi e ricevette sin da subito il plauso di grande intellettuali del calibro di Voltaire e Denis Diderot e della zarina russa Caterina II ispirando anche Thomas Jefferson nel processo di scrittura delle leggi costituzionali americane. Sulla scia della popolarità dell’opera di Beccaria il Granducato di Toscana abolì la pena di morte il 30 Novembre 1786. Va anche considerato che la condanna di Beccaria nei confronti della pena di morte non è assoluta: essa, secondo lo scrittore, è necessaria ma non giusta

 

La morte di un cittadino non può credersi necessaria, che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza, che interessi la sicurezza della nazione; il secondo, quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di un cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengono luogo di leggiCesare Beccaria

 

 

Molto più ambigua è invece la tesi espressa sull’argomento dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che ha più volte affrontato questo tema nei suoi scritti. Egli, in contrasto con le idee moderne, contestò il concetto del libero arbitrio e anche il concetto del tutto moderno della funzione rieducativa della pena sostenendo invece che la morte fosse per il criminale l’unico mezzo attraverso il quale potesse liberarsi dall’umiliazione del senso di colpa, indottrinata nell’uomo dalla morale cristiana. Egli infatti nella sua opera “Umano, troppo umano” si fece sostenitore del diritto ad una morte dignitosa, priva da ogni qualsivoglia segno di senso di colpa o pentimento, riconducibile alla considerazione del suicidio della morale romana e greca. Nietzsche si fece portatore di un modo di pensare che entrò in contrasto con quanto fatto da Cesare Beccaria separando infatti la giustizia dalla morale e, pur non sostenendo esplicitamente l’utilizzo della pena di morte, il suo pensiero si configura palesemente in contrasto con quello degli Illuministi.

 

« L’uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo». No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un’azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità: «… ad essere impiccato per la gola finché morte non sopravvenga» recita il famoso frasario della società… »Jack London

Oltre che dal punto di vista etico e filosofico l’argomento della pena di morte, data l’enorme attualità che ancora riviste soprattutto negli Stati Uniti, è stato anche al centro di diversi romanzi, film e canzoni che hanno avuto un grande ruolo nel sensibilizzare il popolo americano su questo tema. Uno dei film più importanti su questo tema è certamente “Il Miglio Verde” , film del 1999 con Tom Hanks e tratto dall’omonimo libro dello scrittore americano Stephen King. Il film ha ricevuto 4 nomination agli Oscar nel 2000 ed ha saputo affrontare un tema così importante nella cultura americana, come quello della detenzione dei prigioneri nel “Braccio della Morte” (il luogo dove i condannati a morte attendono la messa in pratica della sentenza capitale) , con una sensibilità ed un’attenzione ai dettagli mai vista prima per film di simile trattazione.

La pena di morte, così come la si applica, è una disgustosa macelleria, un oltraggio inflitto alla persona e al corpo. Albert Camus

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