giovedì, 24 maggio 2018
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La guerra dei browser: uno scontro tra titani

La guerra dei browser consiste in uno storico conflitto tra i web browser (e dunque tra le aziende che li sviluppano) divisibile in due fasi, chiamate rispettivamente prima e seconda guerra dei browser. In realtà la questione non si riduce ad un semplice conflitto commerciale: si tratta invece di uno scontro ideologico-morale, che contrappone lo spirito di libertà dei team che sviluppano browser open source e la volontà delle grandi major, come Microsoft, di imporre il software proprietario, sfruttando la pigrizia dell’utente medio che difficilmente cambia il browser di sistema.

La prima guerra dei browser ebbe inizio nel 1995 e contrappose principalmente Internet Explorer e Netscape Navigator. Quest’ultimo, infatti, subì una crescita esponenziale nella seconda metà degli anni ’90, fino a diventare il browser in assoluto più utilizzato. La Microsoft, reagì vigorosamente alla perdita di terreno: non poteva infatti permettersi di subire l’affronto di essere schiacciata da un gruppo di sviluppatori di software open source e così decise di preinstallare e di impostare come browser predefinito Internet Explorer 3 su Windows 95. Alla fine, la mossa si rivelò efficace. Netscape però tentò di reagire, denunciando Microsoft per aver imposto il proprio monopolio.

La vicenda finì quindi in tribunale e due anni dopo l’azienda di Redmond fu condannata, ma ormai era troppo tardi per Netscape, che continuò a resistere bene fino agli anni 2000, quando iniziò il (non troppo lento) declino: nel 2000 la Netscape Communications Corporation fu costretta ad appoggiarsi al motore di rendering di Mozilla Firefox, mentre gli utilizzatori del browser diminuivano inesorabilmente. Pochi anni dopo la quota di mercato del browser crollò e la casa di sviluppo fu sommersa dai debiti. Nel 2005 l’azienda di servizi internet America On Line provò a rilanciare il progetto, annunciando una totale riscrittura dei codici sorgente. Tuttavia la situazione continuò a precipitare, anche a causa dell’avvento sul mercato di altri browser, tra cui lo stesso Firefox e nel dicembre 2007 la AOL dovette soccombere sotto il peso di un sistema troppo competitivo per continuare il gioco delle parti e annunciò quindi la fine del progetto. Ecco che la prima guerra fu vinta da Internet Explorer.

Il conflitto riprese poi nel 2004, con l’avvento del web 2.0, e continua tuttora. Le modalità e i protagonisti in campo cambiarono profondamente. Non si trattava più di uno scontro uno contro uno, ma di un conflitto tra un gigante (Internet Explorer) contro tutti gli altri browser, più piccoli. Si tratta quindi di una situazione assimilabile alla guerriglia, nella quale gli avversari che usano questa tattica non sono in grado di affrontare in campo aperto un avversario superiore militarmente e pertanto ricorrono a strategie sovversive come compiere piccoli attentati o dedicarsi ad uccisioni mirate. Microsoft, intanto, aveva abbandonato lo sviluppo del browser proprietario per sistemi operativi diversi da Windows.

Tuttavia lo sviluppo di tutti questi browser alternativi finì per Intaccare il colosso Explorer dalle fondamenta: browser come Opera, Mozilla, Safari e, a partire dal 2008, Google Chrome cominciarono ad implementare funzionalità nuove e ad adattarsi agli standard del World Wide Web Consortium (W3C). Internet Explorer, dalla sua parte, reagì con una politica conservatrice ( si pensi che la navigazione a schede fu introdotta solo a partire da Internet Explorer 7) e ribelle, continuando a rifiutare gli standard imposti dal W3C (atteggiamento già tenuto nella prima guerra), tanto che negli standard HTML furono introdotti i cosiddetti commenti condizionali, ossia istruzioni in forma di commenti valide solo per il browser di Microsoft che consentono di utilizzare porzioni di codice diverse in base alla versione di IE usata, dato che il comportamento imprevedibile dello stesso.

La mossa si rivelò però fallimentare e il declino continuò, anche se in modo decisamente più lento rispetto a Netscape e nel 2010, per la prima volta nella storia, Internet Explorer perse la maggioranza assoluta nel numero di utilizzatori. E così nel 2013, dopo due decenni nei quali era diventato il “terrore della navigazione virtuale”, la Microsoft terminò lo sviluppo di I.E. ed anche se non risulta ancora un abandonware, l’ultima versione disponibile è di fatto la 11.

Al giorno d’oggi il conflitto ha perso di significato, in quanto i computer desktop non risultano più il cardine della navigazione sul web. La diffusione dei dispositivi mobili, infatti, ha ridotto l’importanza dei browser in sé e del concetto di browser predefinito. Ed il conflitto, sebbene non risulti ufficialmente chiuso anche perché è difficile in uno scenario di battaglia così ampio individuare i vincitori, ha comunque delineato chiaramente uno sconfitto (che rappresenta quasi l’allegoria delle sorti dell’Italia nei due conflitti mondiali): lo storico Internet Explorer.

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