La Grecia antica: ritratto del traviamento – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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La Grecia antica: ritratto del traviamento

È certamente indubbio il fatto che noi occidentali dobbiamo molto alla civiltà ed alla cultura greche, che hanno lasciato una traccia profonda e per molti versi positiva anche in Italia, consentendoci di evitare la freddezza e il disordine dei paesi nordeuropei spesso nascosto sotto un’alone di falso progresso . Inoltre la mentalità greca, anche se presenta molti difetti, risulta per altrettanto numerosi aspetti tutt’ora la più progressista (a causa del rifiuto verso la settorialità della conoscenza, della volontà di diventare un modello di riferimento per tutti gli altri popoli, della diffusione della cultura, ecc.) e bisognerebbe evitare di eliminarla del tutto dal nostro modus cogitandi lasciando spazio a paradigmi limitanti, come sta avvenendo al giorno d’oggi.

Tuttavia non si può negare che c’è un’altro aspetto da considerare: quello morale e religioso, riguardo al quale si può dire senza risultare presuntuosi che dai greci non abbiamo nulla (o quasi) da imparare. La società greca infatti è considerata l’emblema del traviamento e della perversione, a causa del politeismo, dei comportamenti sessuali sporchi, promiscui e disordinati del vaneggiamento filosofico e di molto altro.

È infatti per questo motivo che l’Apostolo Paolo nelle sue lettere ai greci (in particolare in quelle ai Corinzi) dovette assumere posizioni tanto rigide al punto che oggi potrebbero sembrare retrograde: la sottomissione della donna, la rigida divisione dei ruoli dell’uomo e della donna e le rigide norme sull’abbigliamento imposte in base al sesso, la condanna assoluta della filosofia e delle scienze, ecc. Tuttavia bisogna capire che in quel periodo (I secolo d.c.) la Grecia, già rovinata dall’ellenismo, era passata sotto il controllo romano, accentuando ancora di più il caos già accolto nei secoli precedenti. Era infatti necessario, ad esempio, mettere in guardia dai pericoli della magia e dello spiritismo, tanto praticati in particolar modo dalle sacerdotesse greche; si dovevano evitare le tentazioni carnali alle quali i Greci si erano ciecamente abbandonati credendo di essere nel giusto, bisognava invitare alla sobrietà (un vero e proprio miraggio per i greci) e molto altro.

Il compito di Paolo era infatti proteggere la Chiesa di Corinto (e di Efeso, Filippi, ecc.) dall’ambiente malsano nel quale la stessa operava, risultando quindi estremamente vulnerabile, come lo stesso evangelista aveva avuto modo di appurare nei suoi numerosi viaggi.

Bisogna inoltre considerare che la società Greca risultava paradossale in sé, perché da un lato assumeva un’atteggiamento estremamente autoritario nella difesa del valore personale, specialmente in battaglia, al punto da essere definita “società della vergogna”. Dall’altra parte erano tollerate numerose forme di perversione; ora se è vero che i valori umani non sono assoluti e quindi i Greci non credevano di trasgredire comportandosi così, i valori di Dio invece lo sono ed è pertanto inopportuno l’atteggiamento di fari riferimenti grecizzanti assunto da alcune persone oggi per giustificare nuove forme di promiscuità (matrimoni omosessuali, immigrazione incontrollata, dittatura ideologica mascherata sotto gli ideali di libertà) che i Greci stessi non avrebbero accettato: nessun ellenico infatti avrebbe creduto legittimo sostituire la relazione matrimoniale con quella omoerotica, trasformare Atene in un avamposto persiano o permettere ad un giornale come Charlie Hebdo di esistere.

C’è in realtà da dire che non è corretto vedere i Greci in sè come popolo perverso: bisogna infatti considerare che il loro atteggiamento deriva dall’eccessiva contaminazione con la cultura orientale, che rappresenta l’antitesi del buon senso e la lontananza da Dio al massimo grado. Purtroppo l’Ellade, lasciando entrare questa “cultura” è arrivata al punto di non poter più controllare gli influssi della stessa, fino ad acquisire e sentire come propri i paradigmi mentali più sbagliati.

Si può concludere efficacemente dicendo che è bene considerare i Greci come i “maestri mondiali del pensiero” e prendere spunto da loro in questo senso, mantenendo però la capacità di filtrare quanto proviene da un modello negativo che si è subdolamente, senza clamore, instaurato in un popolo potenzialmente perfetto.

 

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