martedì, 13 novembre 2018
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La banda musicale: ambiente spesso sottovalutato ma il primo passo per diventare un buon musicista.

La banda musicale è un associazione musicale composta solo da fiati e percussioni. La scelta di determinati strumenti può variare a seconda del luogo in cui la banda si forma, in base agli strumenti tipici.  Attualmente, invece, l’organico è quasi sempre simile dappertutto.

Tale associazione può essere formata sia da dilettanti che da professionisti. E’, dunque, aperta a tutti, in seguito, nella maggior parte dei casi, ad un’educazione specifica acquisita presso scuole di musica organizzate dalle bande stesse.

La banda ha un’origine antichissima. Già ai tempi dei Romani, attività affini a quella della banda  erano presenti per accompagnare manifestazioni sportive, politiche e religiose, ma la sua vera e propria origine risale al XIV secolo, quando piccoli gruppi di musicisti accompagnavano festeggiamenti a corte o parate militari.

In Francia l’organico fu ben definito anche con l’aggiunta dei sassofoni da parte di Adolphe Sax mentre in Italia ciò non avvenne. Infatti, storicamente, solo nel 1865,con un congresso a Napoli, si determinò il vero e proprio ruolo della banda nel mondo musicale italiano, distinguendola definitivamente dalle fanfare. Prima, infatti, solo lo stato Pontificio possedeva una banda definita nell’organico e con compiti ben precisi.

Fu così che cominciarono a formarsi corpi bandistici civili veri e propri, che via via si ingrandiranno sempre di più. Nel 1901, il maestro e compositore per banda Alessandro Vessella, a Roma, attuò una riforma che poi sarà estesa anche all’estero, nella quale presentò una divisione della stessa partitura in base ai diversi gruppi di strumenti: ance, ottoni chiari, ottoni scuri e percussioni. Furono tre,dunque, gli organici vesselliani che variavano da numero minore di strumenti ad uno più grande: piccola banda (35 esecutori), media banda (54 esecutori) e grande banda (102 esecutori). In tali organici,inoltre, il maestro Vessella tentò di collocare strumenti appartenentii alla stessa famiglia, dalla tonalità più acuta a quella più grave, in modo tale da conferire nel corso dell’esecuzione maggiore omogeneità data dalle diverse voci prodotte dai diversi strumenti.

La storia della banda ecco che si svilupperà in tutto il 900′ arricchendosi sempre più di professionisti e dilettati accomunati da un’ unica passione:la musica. Si eseguirà la divisione delle varie tipologie di gruppi bandistici. Restano invariate le fanfare, come quella dei bersaglieri, composte solo da ottoni, e le bande militari che avranno il compito di allietare con la loro musica, formata prevalentemente da marce militari, le parate e manifestazioni pubbliche di un certo rango. Alcune di esse, inoltre, non si fermeranno solo ed esclusivamente alla musica militare, ma si sposteranno sul genere sinfonico e classico, prendendo il nome di bande sinfoniche o da concerto (emblematico è l’esempio di quella dell’Arma dei Carabinieri che  presenta ancora la perfetta divisione dell’organico codificata da Vessella).

 

 

Altre tipologie, che saranno per lo più per uso concertale, saranno le brass band composte solo da ottoni e percussioni e le big band, di stampo jazzistico ma più tarde di formazione, o ancora le marching band che trovano maggiore successo nelle università degli USA.

Forte è l’importanza che detiene la banda nella formazione del singolo musicista. Essa partecipa allo sviluppo dell’orecchio musicale, insegna a suonare a tempo e insieme agli altri. E’ utile,dunque, per l’intonazione del musicista.  Ascoltando,infatti, il proprio compagno, questo sviluppa una specifica capacità di adattamento che lo porta, nel caso in cui la propria intonazione non sia affine a quella del resto della banda,  a modificare il suo suono in funzione a quello dell’altro, arrivando a suonare così con l”intonazione specifica e utilizzata dagli altri componenti della banda.

La banda,inoltre, diviene uno stimolo psicologico per tutti. Il suonare insieme e in qualsiasi situazione fa in modo che la loro passione cresca maggiormente. Nessuna imposizione di lavoro, nessuna noia caratterizza il mondo bandistico. E’ l’amore per la musica e il divertimento che conferisce un benessere per chi suona e per chi ascolta.

Purtroppo l’ambiente della banda viene spesso non solo svalutato ma anche disprezzato, soprattutto da chi persegue una formazione classica, in quanto ritiene che l’ambiente bandistico possa solo ed esclusivamente compromettere in negativo la formazione del singolo musicista per una eccessiva approssimazione a livello di solfeggio. In realtà non è così. Si possono benissimo trovare aspiranti musicisti del conservatorio che commettono errori gravi come quelli che, secondo chi non crede nelle bande, vengono commessi dai dilettanti che suonano in esse. La musica è matematica e, in quanto tale, può essere letta solo in un determinato modo, poi sta al musicista se suonare in modo corretto o meno, in base al suo studio personale. E’ ovvio che chi sceglie la strada del conservatorio attuerà uno studio più approfondito del mondo musicale rispetto a chi si limita al solo mondo bandistico ma non è giusto fare di tutta l’erba un fascio né condannare un musicista, considerandolo inferiore, solo perché fa parte di una banda. Bisogna sempre essere di mentalità aperta e guardare oltre gli schemi che purtroppo vengono imposti, in alcuni casi, da Maestri troppo tradizionalisti. Solo così si può attuare uno sviluppo complessivo in campo musicale e una maggiore formazione delle nuove leve musicali.

 

 

 

 

 

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