Intelligenza artificiale e robot umanoidi, le nuove frontiere della tecnologia – Lyceum
venerdì, 17 agosto 2018
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Intelligenza artificiale e robot umanoidi, le nuove frontiere della tecnologia

Per definizione l’intelligenza artificiale è la capacità di un computer di risolvere problemi e eseguire processi imitando le facoltà della mente umana. I computer compierebbero così pensieri e ragionamenti razionali, acquisendo le capacità peculiari dell’uomo, in grado formulare un giudizi o prendere una decisione sulla base di un processo logico, coerente.

Le prime macchine create per simulare i percorsi di apprendimento e ragionamento umano furono quelle presentate al convegno del Dartmouth College, nel 1956, solo negli anni 80 si giunse all’applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale in industrie e aziende, ad esempio la Digital Equipment impiegò questi nuovi programmi per configurare gli ordini per i computer. In seguito si giunse alle reti neurali: ragnatele di computer collegati fra loro che funzionano come i neuroni del cervello umano; hanno infatti lo scopo di riprodurre le articolate connessioni delle reti neurali biologiche, captano un segnale dall’esterno e lo trasmettono sotto forma di impulso.

A questo si ricollega la logica fuzzy ( logica sfumata o sfocata), ovvero un ampliamento della logica booleana. Mentre quest’ultima prevede che i computer lavorino sui valori 0 e 1, la logica sfumata permette di introdurre valori intermedi come 0.8, 0.7. La massima applicazione dell’intelligenza artificiale va individuata nei Robot; mentre i robot, privi di sembianze umane, che si occupano per lo più di lavori domestici, sono assimilabili a normali elettrodomestici, un automa che riproduce i movimenti e i pensieri umani rappresenta nuova frontiera della tecnologia.

Ai robot umanoidi verrà dato un aspetto quanto più rassomigliante a quello dell’uomo, la capacità di avere percezioni sensibili e di rispondere a esse. In un futuro prossimo i nuovi automi vivranno coi noi e lavoreranno al nostro fianco, raggiungendo la facoltà di apprendere nuove nozioni senza essere stati programmati per farlo. Tuttavia la convivenza con i robot, macchine perfette e razionali, potrebbe essere un fallimento, dati gli equivoci e i vicoli ciechi in cui queste innovazioni potrebbe incappare; essendo macchinari privi di un qualsiasi centro psichico che possa replicare la vastità delle congetture umane, non saranno mai considerati al pari dell’uomo, e se anche potessero acquisire una sorta di nucleo emotivo, paragonabile all’anima umana, sarebbero comunque costretti a obbedire ai comandi imposti, dando vita a un nuova era di sfruttamento in cui gli uomini hanno fatto delle loro creazioni i lori schiavi; se invece ai robot fosse data eguale libertà, sulla base dei principi etici volti a evitare un eventuale asservimento di quest’ultimi, c’è la possibilità che essi sviino dalla funziona pratica ed ergonomica per la quale sono stati creati e si ribellino all’autorità umana.

               

Isaac Asimov, fantasticando su un’ipotetica civiltà estremamente evoluta in cui i robot fanno parte della vita dell’uomo, creò le tre leggi della robotica: 

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Questa soluzione, sebbene riguardi una problematica che al momento non sussiste, fornisce una sintesi dei comportamenti a cui un robot dovrebbe attenersi; gli automi sono in ogni caso obbligati a non trasgredire le imposizioni, da compagni dell’essere umano diventano suoi sottoposti. Al di là di tali supposizioni che sfiorano il campo fantascientifico, dopo molti anni di ricerca, i robot dalle fattezze umane sono diventati una realtà, spetta alle scelte etiche dell’uomo gestire con raziocinio questa straordinaria conquista.

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