domenica, 25 febbraio 2018
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Inconscio e conscio, quando i due centri psichici entrano a contatto.

L’inconscio indica l’insieme delle attività mentali nascoste alla coscienza. Sebbene il termine venne coniato all’inizio dell’ottocento, lo studio dell’inconscio e dei meandri della mente di cui l’uomo non ha consapevolezza cominciò con la psicanalisi freudiana. Le esperienze che accumuliamo durante l’infanzia lasciano segni irreversibili nella nostra psiche; senza avere percezione del fenomeno, l’identità mentale subisce un processo di bifrontismo, per cui si ha la compresenza di due centri psichici, uno superficiale e limitato, il quale fornisce i dati destinati a passare attraverso il filtro della coscienza, e uno latente e silenzioso, in cui memoria ed emozioni si mescolano e si invertono.

 Mentre il primo ci permette di valutare, comprendere e analizzare con immediatezza i fatti che derivano dall’esperienza individuale, il secondo immagazzina ricordi, sensazioni e talvolta, eventi traumatici. Quest’ultimi vengono sottoposti al criterio di rimozione, per cui le circostanze dolorose sono raccolte e collezionate nell’inconscio, se riaffiorassero renderebbero impossibile qualsiasi mansione quotidiana, costringendoci a rivivere il trauma passato. Questo provocherebbe un’alterazione permanente nell’attività psichica dell’individuo. Talvolta avviene lo scontro tra i due meccanismi, per cui i ricordi nascosti e riposti nella sezione latente dell’intelletto, tentano di infrangere la sottile barriera che li separa dall’analisi cosciente. L’inconscio accoglie non solo le emozione provate nella realtà ma anche le reazioni emotive a situazioni immaginate, fantasie dal forte impatto. L’insorgere dei ricordi non traumatici rimossi, potrebbe aiutarci a raggiungere una conoscenza più approfondita della nostre attività mentali.

Comprendere l’inconscio ci permetterebbe di capire meglio la nostra personalità, questa deriva quasi interamente dall’esperienza, le risposte elaborate in seguito agli stimoli esterni si accumulano nella memoria, ciò ci consente di elaborare comportamenti e mosse schematiche da adattare a situazione tipiche. Altre volte gli sconosciuti rapporti tra la parte irrazionale della nostra psiche e gli atteggiamenti che assumiamo, ci spingono a compiere scelte poco etiche. Le forti emozioni represse innescano reazioni spropositate in momenti inopportuni, la valutazione morale delle nostre azione viene distorta, per cui atti brutali posso sembrare coerenti rivalse. Dopotutto l’inconscio, nella sua irrazionalità, segue i processi di causa effetto, per cui ricevuto un male, non viene presa in considerazione l’offesa ma il peso del contraccolpo emotivo generato. Il ricordo negativo viene poi rimosso ma non del tutto eliminato, nel caso in cui dovesse nuovamente ricomparire, la risposta del soggetto si manifesterebbe anche in occasioni non analoghe; l’individuo avendo perso serenità e libertà interiori, si chiude in se stesso, e potrebbe sviluppare disturbi psichici.

I comportamenti che l’etica tradizionale suggerisce potrebbero apparire atrofizzati o invertiti, l’inconscio che riscatta la sua presenza si troverebbe in contrasto con la consueta morale. Per definizione quest’ultima contempla tutte le azione dell’uomo chiamato a scegliere  di fronte ai due concetti del bene e del male; Inseguito allo sviluppo disturbi mentali, dovuti al violento scontro con l’inconscio, tutto ciò che convoglia nell’idea del bene e gli elementi che invece fanno riferimento al male potrebbero confondersi, contaminarsi e non essere più distinguibili. Ora, nonostante un incontro inaspettato con gli eventi traumatizzanti potrebbe compromettere la nostra condotta, cercare di sopprimerli e soffocarli, facendo forza su se stessi è altrettanto nocivo. La catarsi del trauma è infatti possibile solo attraversando e comprendendo gradualmente e con cautela le situazioni passate.

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