Immigrazione: risorsa o invasione? – Lyceum
venerdì, 17 agosto 2018
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Immigrazione: risorsa o invasione?

L’immigrazione/emigrazione, intesa in senso lato come l’approdo di esseri viventi in entità territoriali diverse da quelle di origine, è un fenomeno che nasce insieme all’uomo o, più precisamente, all’evoluzione del regno animale. Tuttavia, in un senso più specifico, intendiamo con questo termine la fuga da parte di un cittadino di un determinato stato, per vari motivi, allo scopo di approdare in un altro e restarci a tempo indeterminato.

Da qualche anno a questa parte, però, il dibattito sull’accoglienza degli immigrati è sempre più acceso nelle fila degli organismi istituzionali e le politiche di immigrazione occupano un ruolo importante in qualsiasi programma elettorale. Le posizioni sono divise tra chi sostiene che sia necessario garantire il massimo dell’accoglienza a tutti, passando per chi ritiene che serve una politica più oculata, fino a chi sostiene che sia necessario bloccare il fenomeno a tutti i livelli. La prima posizione viene considerata un’ideologia di sinistra, mentre la seconda di destra. In realtà queste definizioni, oltre che incomplete, sono fuorvianti. Infatti la questione sui migranti non è ideologica o politica.

In tale questione alcuni paesi europei come la Polonia hanno assunto una posizione chiara e decisa nel blocco degli ingressi e per tale motivo sono stati criticati dagli organismi centrali europei. È però importante capire ciò che ha portato questi stati, in maggioranza, est-europei, tra cui anche l’Ungheria, ad una tale decisione, rinunciando alla pretesa di trovare una posizione giusta in assoluto.

Purtroppo la questione è stata strumentalizzata dai media e dalle organizzazioni internazionali, attraverso una propaganda basata su immagini di forte impatto emotivo, nelle quali vengono mostrate persone in grande difficoltà o in pericolo di vita:

Tuttavia non è in dubbio il fatto che esistano situazioni critiche e che richiedano interventi immediati: la questione riguarda invece la difesa della sovranità nazionale. Nel caso specifico della Polonia, ad esempio, bisogna considerare la storia particolare di questo stato, che la Russia ha cominciato a rivendicare già nel XVII secolo, finché, alla fine del XVIII fu spartita tra Impero Austro-Ungarico e Russia; si tratta di un’invasione tanto distruttiva che anche nel nostro Inno nazionale è presente un riferimento a tale dominio da parte delle due potenze, alla quale è paragonata la nota dominazione dell’Italia da parte dello stesso impero:

Son giunchi che piegano/ Le spade vendute:/ Già l’Aquila d’Austria/ Le penne ha perdute./ Il sangue d’Italia,/ Il sangue Polacco,/ Bevé, col cosacco,/ Ma il cor le bruciò.Inno d'Italia

Si tratta di una situazione che a livello individuale equivale alla frammentazione dell’io. Ed è alla luce di ciò che la Polonia attua una politica tanto rigida, ovvero del fatto che è rimasto nella memoria collettiva il dolore di questa frammentazione, di questa violazione tanto intima, che porta inevitabilmente  a voler scongiurare una nuova invasione: è oggettivamente inevitabile che, permettendo ad altri popoli di entrare in uno Stato, questi, non appena avranno raggiunto un numero sufficiente di individui e formato comunità, rivendicheranno autonomie e privilegi relativi al loro gruppo, rischiando di mettere in discussione la sovranità nazionale. E va assolutamente evitato.

Inoltre è curioso notare come anche nell’inno polacco sia presente un riferimento all’Italia (si tratta dell’unico caso al mondo in cui è presente una corrispondenza biunivoca di questo genere): infatti l’inno polacco fu scritto dal tenente Jòzef Wybicki, che era agli ordini del generale Jan Henryk Dąbrowsk, il quale aveva riunito, in Italia, un piccolo esercito. Il riferimento riguarda la speranza per i polacchi di poter tornare nella terra desiderata partendo dall’Italia, in quel momento in mano allo straniero.

Tutto questo non va considerato come un’ideologia razzista, perché l’intento non è quello di discriminare un popolo in base all’appartenenza etnica. Andrebbe invece ricondotto alla stessa, pericolosa strategia atta a creare un caos generalizzato (big chaos), favorendo la promiscuità a tutti i livelli: etnico, sociale, sessuale, ideologico, ecc.

In definitiva, si può dire che è importante garantire l’assistenza a chi proviene da una situazione critica, dando però la priorità alla difesa della sovranità nazionale (non solo dai popoli in difficoltà, ma anche da altri paesi industrializzati e da altri organismi sovranazionali) e considerando che queste stesse criticità potrebbero essere notevolmente ridimensionate per mano di quegli stessi Stati ed organizzazioni interessati a diffondere false politiche di tolleranza da una parte e alimentare egoisticamente il disordine dall’altra.

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