mercoledì, 14 novembre 2018
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Il simbolo della Rivoluzione

Il più importante dei valori che formano il trinomio “ Liberté, Égalité, Fraternité “, è sicuramente quello della libertà, tant’è vero che l’opera simbolo della Rivoluzione francese del 1830 è rappresentata dal dipinto  ” La libertà che guida il popolo ” di  Eugène Delacroix. L’ opera ben si inserisce nel particolare contesto storico che vede la Francia guidata da un re ed un primo ministro, Carlo X di Borbone e  Jules de Polignac, fortemente reazionari che tentano di ridurre la libertà del popolo con provvedimenti quali: la censura, lo scioglimento della Camera e l’approvazione di leggi elettorali favorevoli all’aristocrazia.

 A seguito di queste disposizioni il popolo di Parigi insorge e, guidato da quel patriottismo che sarà proprio del Romanticismo, fa abdicare il monarca a favore del duca d’ Orleans Luigi Filippo di Borbone. In questo clima infuocato Delacroix affermando di non aver potuto combattere per la patria decide di dipingere per essa.

Il risultato di questo impegno è un’opera che vuole rappresentare la lotta, anche armata, per la libertà da parte dei vari gruppi sociali. Nel centro della scena è rappresentata la Libertà che, con le sembianze della personificazione della Francia e il tricolore francese, guida una grande calca di persone tra i quali spiccano membri delle classi sociali che si sono ribellate nel Luglio del 1830, per esempio: a sinistra della Libertà sono presenti due figure che rappresentano una, l’intellettuale con il fucile ed il cilindro, la borghesia mentre l’altro un membro del proletariato urbano, il quale presenta delle forme molto distorte e grottesche a simboleggiare la violenza, alcuni critici hanno ipotizzato che entrambe le figure possano essere degli autoritratti dello stesso artista; a destra della protagonista del dipinto è presente un bambino, anch’esso armato, simbolo del coraggio; mentre in basso è rappresentata la morte grazie alla presenza di tre figure, due delle quali si possono identificare con le guardie reali, mentre quella più a sinistra rappresenta un insorto semi-nudo con il particolare dettaglio del calzino quasi sfilato, che alcuni critici hanno ricondotto ad un omaggio dell’artista al suo mentore Théodore Géricault e alla sua opera ” La zattera della Medusa “, in cui compaiono particolari simili. Un’altra somiglianza all’opera di Gèricault è la struttura piramidale del dipinto che però, al contrario della Zattera della Medusa,  porta l’intera scena a spiccare  in avanti verso il primo piano, investendo lo spettatore. Nello sfondo si possono notare le due torri gemelle di Notre Dame ad indicare una precisa posizione e anche i soldati nemici in fuga mentre la polvere bianca tutt’attorno alle figure è stata paragonata la foschia presente nella battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci.

Il dipinto ha avuto una notevole fortuna sopratutto nel Novecento, periodo in cui fu utilizzato come manifesto durante la guerra civile spagnola e fu adottato come simbolo della resistenza francese contro i nazisti, oltre che come immagine per la celebrazione della vittoria alle elezioni di alcuni presidenti francesi come François Mitterrand. Oggi l’opera è conservata nel museo del Louvre.

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