Il Riccardo III Shakespeariano: ritratto di un sovrano arrivista e spietato – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Il Riccardo III Shakespeariano: ritratto di un sovrano arrivista e spietato

The Life and Death of King Richard III, noto in Italia come “Riccardo III”, è una delle opere teatrali più importanti del poeta e drammaturgo inglese William Shakespeare ed è l’ultima delle quattro opere teatrali del Bardo che hanno come oggetto la storia inglese. Quest’opera segue alcune vicende storiche precedenti di circa un secolo dalla pubblicazione dell’opera, Riccardo III venne pubblicato probabilmente tra il 1591 e il 1592 e racconta gli eventi che fanno da sfondo alla vita di Richard III, appartenente alla casa York, morto in battaglia nel 1485 ponendo fine alla Guerre delle Due Rose. L’opera si apre con un monologo del personaggio protagonista dal quale traspare l’invidia che Riccardo nutre nei confronti del fratello Edoardo, che governa con successo il paese, e al contempo la sua ambizione. Il monologo, molto intenso e carico di significato, ci mostra sin da subito la personalità del personaggio che auto-descrive le sue condizioni fisiche:

Ma io che son negato da natura a questi giochi, che non son tagliato per corteggiare un amoroso specchio, plasmato come son da rozzi stampi, e privo della minima attrattiva per far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfetta; io, che in sì bella forma son tagliato, defraudato d’ogni armonia di tratti, monco, deforme, calato anzitempo in mezzo a questo mondo che respiraRiccardo III

Riccardo si presenta dunque come un personaggio rancoroso, divorato dalla più feroce invidia nei confronti del fratello e del resto del genere umano, voglioso di un riscatto sociale che metta finalmente in secondo piano i suoi difetti fisici. La popolarità del personaggio è talmente alta ed intensa da aver ispirato la scrittore americano George R.R. Martin per la creazione del personaggio di Tyrion Lannister nella serie di romanzi “A Song of Ice and Fire”, da cui è stata tratta la popolare serie tv “Game of Thrones”. Il personaggio di Riccardo III è certamente tra i più interessanti dell’intero catalogo shakespeariano ma molti critici da anni dibattono sul rapporto che intercorre tra il Riccardo dell’opera e quello reale: Riccardo III d’Inghilterra dopo la morte del fratello governò per pochi anni il paese come reggente in vece del nipote Edoardo V. L’incoronazione del nipote si sarebbe dovuta tenere il 22 giugno 1483, ma prima che Edoardo (forzatamente alloggiato negli appartamenti reali della Torre di Londra insieme al fratello minore), potesse essere incoronato, il matrimonio del padre con sua madre Elisabetta Woodville fu dichiarato non valido e pertanto i figli nati da esso ineleggibili al trono tramite un atto passato alla storia come  Titulus Regius,. Successivamente un’assemblea presentò richiesta che fosse Riccardo, in quanto fratello minore del defunto re, ad assumere la corona ed egli fu incoronato il 6 luglio 1483. Nessuno vide più i due principini e nacque subito la leggenda dei “Principi nella Torre” secondo la quale i due principi sarebbero stati uccisi per ordine dello zio, queste voci non vennero mai provate e i loro resti furono ritrovati secoli dopo nel 1674.

L’ambizione di Riccardo sarebbe dunque una caratteristica che la storia gli conferisce in grande abbondanza anche se ad oggi molti tendono a rivalutarne la figura. E mentre la storia si dibatte ancora oggi su quale versione dell’uomo sia più accurata Shakespeare non ci pensa due volte e ci regala un figura totalmente negativa, machiavellica ed arrivista. Sin dai primi atti ci vengono mostrati, attraverso le sue parole e le sue azioni, i piani contorti ed intricati che Riccardo mette in atto per ottenere il trono: egli infatti non si fa scrupolo ad uccidere il fratello maggiore George, Duca di Clarence, che lo precede nella successione al trono. Successivamente Riccardo cerca di entrare nelle grazie di Anna Neville, la vedova di Edoardo Lancaster, il principe di Galles; nonostante ella non provi inizialmente soltanto che odio nei suoi confronti si trova poi onorata dalle sue lusinghe e accetta di sposarlo. Riccardo esulta alla decisione della nobildonna ma subito dopo confida al pubblico di essere intenzionato a ripudiarla non appena non fosse più stata di alcuna utilità. In collaborazione con il Duca di Buckingham Edoardo, Riccardo trama per ottenere la corona e cerca di presentare agli altri lord l’immagine di un uomo devoto e modesto, cancellando apparentemente ogni traccia di quella perfida ambizione che sarà causa della sua ascesa e anche della sua caduta. Dopo la morte del fratello, che ironicamente non vede Riccardo coinvolto in alcun modo, egli riesce a far valere le proprie pretese sul trono oscurando quelle legittime dei principi nella Torre, dei quali ordina l’assassinio al Duca di Bukingham che però si rifiuta. Allora Riccardo da l’ordine a Sir James Tyrrell che li uccide entrambi e nega al Duca le terre che aveva promesso di conferirgli una volta diventato re facendolo infuriare al punto che decide di schierarsi contro Riccardo dalla parte di Enrico di Richmond (il futuro Enrico VII).

A questo punto Riccardo fa di tutto pur di mantenere la corona, non esita ad assassinare chiunque si frapponga tra di lui e il potere: decide di voler conquistare Elizabeth di York e per far in modo di poterla sposare avvelena la moglie Anna ma ogni tentativo di conquistare la duchessa di York si dimostra vano, venendo sempre rifiutato. Riccardo cade dunque in uno stato di paranoia,avendo perso tutto e tutti e vivendo circondato dai nemici, costretto a fronteggiare le numerose rivolte contro il suo regno condotte da Buckingham e da Enrico: il Duca viene arrestato e giustiziato per tradimento mentre l’esercito di Riccardo e quello di Enrico si danno scontrano nella battaglia di Bosworth Field. Prima  della battaglia finale Riccardo riceve la visita degli spettri di tutti quelli che ha ucciso nella sua scalata al potere che gli lanciano la loro dura maledizione pronunciando la famosa frase “Dispera e Muori”. A questo punto Riccardo si sveglia in preda al panico pregando Gesù Cristo di aiutarlo ma si rende presto conto di essere rimasto solo al mondo e che nessuno avrebbe potuto più salvarlo.

Poor Clarence, by thy guile betrayed to death. Tomorrow in the battle think on me, And fall thy edgeless sword. Despair, and die!Riccardo III

Appena giunti alla battaglia molti dei suoi sostenitori abbandonano la sua parte e Riccardo, sempre più solo, comincia a sentire il cocente bruciore di quella sconfitta fin troppo annunciata. Trovatosi improvvisamente solo sul campo di battaglia, colpito e a terra si guarda intorno cercando un punto di fuga urlando sconsolato uno dei versi più famosi delle letteratura inglese, prima di essere trafitto a morte da Enrico Tudor :

A horse! A horse! My kingdom for an horse!Riccardo III

“Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”: questa è la frase che meglio riassume il significato totale dell’opera e che ci dimostra subito quanto mutevoli siano per l’uomo le sue priorità. L’unico scopo di Riccardo in vita era stato quello di riscattarsi conquistando il trono di suo fratello, quello dunque di aver per se il regno: quello stesso regno che in punto di morte scambierebbe con un cavallo. Con Riccardo III Shakespeare ci mostra l’annunciata fine del sovrano fin troppo ambizioso e ci insegna dunque che quando scavalchiamo gli altri per salire più in alto alla fine cadiamo sempre.

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