giovedì, 24 maggio 2018
Home > Cultura > Il jazz: tra ritmo ed improvvisazione, un canto di libertà per gli schiavi afroamericani

Il jazz: tra ritmo ed improvvisazione, un canto di libertà per gli schiavi afroamericani

Non esiste cosa più grave per un essere umano che esercitare violenza ed oppressione su altri uomini, quando per di più tali gesti vengono “giustificati” da una differenza di genere e razze. Ciò significa che una categoria di uomini considera altri essere umani inferiori in un mondo in cui, invece, siamo tutti uguali.

Uno degli esempi più tangibili è rappresentato dalla schiavitù subita dagli afroamericani, iniziata nel secolo XVII e conclusasi nel XIX. Gli schiavi, impiegati nelle piantagioni di cotone e lungo le ferrovie, furono costretti a lavorare in condizioni disagevoli. Per questa motivazione, al fine di alleggerire tale fatica, ecco che essi cominciarono a sviluppare dei canti che accompagnassero il lavoro, le cosiddette worksongs. Queste, uniti ai calls, ovvero i richiami con cui gli schiavi comunicavano reciprocamente tra squadre, conferivano un ritmo ben definito al lavoro.

C’ è chi sostiene che il prodotto finale di tali canti di lavoro, ovvero il jazz, sia una fusione tra la cultura musicale africana (canti forti e ritmi decisi) e quella dei conquistatori (musiche folcloristiche inglesi e francesi). Nonostante ciò, recenti studi hanno sostenuto che in realtà il genere nasce come contrapposizione alle musiche tipiche dei “bianchi” e non come una volontaria fusione tra i due generi. E’ comunque palese e inevitabile riconoscere in essi una contaminazione.

Lo sviluppo di tali canti, dapprima solo vocale, fu seguito dalla loro strumentazione, creando, dunque, nel corso dell’ ultimo decennio dell’800 e i primi del 900, il nuovo genere del jazz.

Tutto ciò avvenne in particolar modo nel sud degli USA, a New Orleans, Lousiana. La musica ritmata dei blues e dei ragtimes porta ad un divertimento collettivo che va sempre più a toccare anche chi di quella musica ne era stato l’inconsapevole causa, ovvero gli uomini bianchi.

Segue un grandioso sviluppo. Nascono le prime jazz band, prima fra tutte la “Original Dixieland Jazz Band”, avvalendosi precedentemente solo di strumenti facili da trovare e poco costosi, nella maggior parte delle volte comprati da antiquari, tra cui il pianoforte, il clarinetto, il bassotuba.

Se, dunque, in un primo momento il nuovo genere può apparire ai nostri occhi  abbastanza povero di strumenti in confronto alle grandi orchestre, potremo subito contraddirci in quanto ai precedenti strumenti elencati si unì, grazie alla scuola di Chicago, la famiglia dei sassofoni, di cui il jazz è diventato il genere per eccellenza. In esso, infatti,  i sassofonisti trovano il loro maggiore spazio sulla scena musicale mondiale. Nel corso del tempo inoltre vennero innestati nelle jazz band anche strumenti appartenenti all’organico musicale classico. La scuola di New York, infatti, assemblerà la tipica orchestra jazz che resterà immutata, salvo alcune lievi modifiche,  fino ai nostri giorni, costituita da tre trombe, tre tromboni, tre sax, batteria, piano, clarinetto e chitarra. Soprattutto negli ultimi anni, inoltre, si è cercato di adottare strumenti sempre di organico classico che apparentemente sembrerebbero non potersi affiancare al jazz, ma che con la creatività e la fantasia dei jazzisti  sono apparsi perfettamente conformi a questo genere, quali l’ oboe, il clavicembalo, il corno.

il jazz, dunque, può essere considerato un genere molto aperto, in continua evoluzione. Un genere che non si ferma solo alla tecnica, ma che si sviluppa nell’improvvisazione, con la quale il musicista manifesta una incredibile creatività e una stupefacente musicalità, in un modo di fare musica totalmente diverso, dove l’amore e la passione stanno al centro di tutto: una musica nata per essere liberi, per gioire insieme ed anche per rilassarsi in solitudine.

Victor Hugo disse:

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.

Ed è proprio vero! Grazie alla musica gli schiavi afroamericani manifestarono ciò che in quelle determinate circostanze non avrebbero mai potuto esprimere,  ovvero rivendicare la loro libertà,  che, ascoltando la loro musica, è percepibile in ogni nota e in ogni pausa.

Lascia un commento

Siamo lieti che vogliate arricchire i contenuti di quest'articolo con eventuali commenti.
Per favore, considerate che i commenti saranno moderati in base a quanto indicato nella nostra comment policy.


L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*

code

News & Opinion Magazine del Liceo "Sciascia Fermi"