domenica, 25 febbraio 2018
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I meriti del modello capitalistico statunitense

Al giorno d’oggi il modello capitalistico statunitense è quello che regola l’economia, la politica, il modo di pensare e in generale tutti gli aspetti della vita all’interno dei paesi appartenenti al primo mondo. Questo modello viene da una parte elogiato, da un’altra criticato aspramente da filosofi, pensatori ed economisti e da un’altra ancora non viene neanche considerato per mancanza di consapevolezza delle dinamiche socio-economiche.

Sicuramente tale modello va inteso in un senso più ampio rispetto a quello di sistema economico basato sul mercato libero e sui capitali. Va infatti inteso come quel modo di essere che considera ogni azione, sia collettiva che individuale, come uno scambio commerciale regolato da precise regole. Questo paradigma dunque risulta dunque radicato ad ogni livello dell’essere, secondo una struttura piramidale, che si estende dal singolo soggetto all’entità mondo.

Sicuramente ciò che potrebbe ad un primo acchito sembrare negativo è la riduzione di qualsiasi dinamica della dimensione accessibile all’essere umano ad una transazione di mercato, tuttavia bisogna comprendere che non si tratta di uno svantaggio in senso assoluto, ma di un’arma a doppio taglio. Infatti questo approccio consente di godere di un livello di astrazione e di estraniamento dall’oggetto in analisi tali da consentirne l’ottimizzazione per lo scopo da ottenere senza l’influenza limitante della struttura mentale umana (pensieri, emozioni, valori, principi morali e religiosi, ecc.); questo non vuol dire neanche che tutto è legittimo, perché quest’approccio supera lo stesso concetto di legittimità, un po’ come l’ultimo stadio del nichilismo di Nietzsche, che prevede il superamento dello stesso concetto di nichilismo.

Sebbene la sua applicazione incontrollata possa portare al caos e al disordine, l’uso consapevole si rivela quanto mai benefico per la stabilità dell’essere umano, che di per sé ha bisogno non solo di superare i limiti imposti da chiunque, ma di eliminare il concetto intrinseco di limite.

Certamente non si può dire che il capitalismo esteso sia perfetto e insuperabile, ma si rivela tuttavia il miglior modello di vita tra quelli che nel mondo sono esistiti e si sono susseguiti fino ad oggi. Tutti gli altri hanno ampiamente dimostrato di avere un livello di astrazione troppo basso, ossia di arrivare a fondere la figura del programmatore con quella dell’interprete, per fare un paragone con l’informatica, rendendo difficile modificare l’intero sistema a causa di conflitti (intesi sempre in senso informatico).

Il capitale e la proprietà privata rappresentano invece l’unità fondamentale della specie umana, la sola in grado di creare ed implementare tali concetti, perché danno merito e dignità alla persona, che unendo tante di queste unità fondamentali può raggiungere qualunque obiettivo.

Lo scopo del vero capitalista deve essere quindi non quello di creare una miscela caotica tra gli elementi dell’ordine ingnorantemente costituito dalla natura, ma quello di creare un bellissimo arcobaleno sfumato, privo dunque di ogni confine.

Qualcuno potrebbe osservare il fatto che in America e negli altri paesi fondati su tale modello, sono presenti molti problemi ed effetti collaterali (come la violenza, la perversione, il degrado, ecc.). Tuttavia la colpa non è di questo modello, ma del fatto che non c’è ancora abbastanza capitalismo nel modo di vivere ed agire. Infatti, sebbene i lodevoli tentativi di estendere questa mentalità ancora molti settori della conoscenza sono fondati sui vecchi schemi: la scienza, la medicina, la letteratura, le arti… Se invece si riuscisse ad estendere questo grande gradiente di colore ad ogni area della vita, si avrebbe un’incredibile miglioramento della qualità della stessa e dell’ordine a tutti i livelli.

 

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