martedì, 13 novembre 2018
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Guernica: il grido di disperazione dell’umanità di fronte alla devastazione della guerra

 

Pablo Picasso

Il quadro e il soggetto:

Guernica (1937) è uno dei quadri più celebri del pittore spagnolo Pablo Picasso (1881-1973), per la cui realizzazione si ispirò al bombardamento della cittadina basca di Guernica avvenuto il 26 aprile 1937, nel pieno della guerra civile, ad opera delle forze aeree naziste, alleate del generale Francisco Franco contro il governo repubblicano in Spagna.

Guernica dopo il bombardamento

Realizzazione ed esposizione:

A Picasso, in occasione dell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1937, fu commissionato un quadro in rappresentanza della Spagna: quale soggetto avrebbe potuto rappresentarla meglio di questo concernente la guerra civile che, in quegli anni, martoriava il paese? Già a partire dal gennaio dello stesso anno il pittore avrebbe iniziato a pensare al tema dell’opera, per poi abbandonarla per circa tre mesi al fine di dedicarsi ad altre: proprio dopo aver appreso la notizia di questa strage, riprese a dedicarvisi, terminandolo intorno al mese di giugno, giusto in tempo per l’inizio dell’Esposizione. Una volta che essa si concluse, dopo la caduta del governo repubblicano, Picasso rifiutò di far ospitare il suo dipinto più famoso in Spagna, dichiarando che avrebbe potuto tornarvi solo dopo la fine del franchismo; e così, infatti, fu: solo nel 1981, quando sia Picasso che Franco erano già morti, il quadro, che era esposto al MOMA di New York, fu riportato nella patria dell’artista, ed oggi migliaia di turisti al giorno lo ammirano al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia.

Il contenuto:

Realizzato con la tecnica della tempera su tela e di forma rettangolare (782 cm x 354 cm), il quadro è un concentrato di dolore di fronte alla follia della guerra e alla banalità del male, con una struttura riconducibile a quella del presepe, dal quale, tuttavia, si discosta per l’atmosfera di guerra e di morte: a partire da destra, notiamo tre figure femminili intente a fuggire: sul loro volto è scritta la parola disperazione e, in particolare, la prima donna (a partire da destra) sembra quasi precipitare, precipitare nel vuoto della morte o in un abisso di lacrime;

Due sono le fonti di luce, un lume a petrolio retto da una mano di donna e una lampada al centro del dipinto: Picasso tende ad evidenziare che, durante ogni conflitto, il progresso dell’umanità si arresta sotto tutti i punti di vista.

Singolare è la presenza di due figure animali, entrambe molto ricorrenti nella mitologia spagnola, cioè il cavallo, simbolo della patria, la cui espressione comunica dolore, rappresentando dunque un paese ferito, dilaniato dalla guerra, mentre il toro è emblema della furia nazista, che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini: esso sovrasta, infatti, una donna straziata dal dolore per la morte del figlioletto, che tiene fra le sue braccia, con dei richiami anche alla Pietà, celeberrima scultura di Michelangelo Buonarroti;

In alto a sinistra vi è una colomba, simbolo della pace, che però è assente da questo triste scenario: l’uccello è, infatti, in equilibrio, come se stesse per cadere a terra da un momento all’altro;

In basso a destra giace, senza vita, un soldato che sulla mano destra tiene una spada spezzata e un piccolo fiore, secondo simbolo di speranza che, come afferma la celebre massima, è l’ultima a morire: la speranza di un mondo migliore, dove la guerra sia una parola da pronunciare senza timore.

La gamma dei colori è limitata; vengono, infatti, utilizzati esclusivamente toni grigi, neri e bianchi, in modo da rappresentare l’assenza di vita. La drammaticità scaturisce dalla deformazione dei corpi, dalle linee che si tagliano a vicenda, dalle lingue aguzze che fanno pensare ad urli disperati e laceranti, dall’alternarsi di campi bianchi, grigi e neri, che sottolineano l’assenza di vita a Guernica.

Il dipinto è un chiaro manifesto di denuncia sociale, un’esortazione a deporre le armi in nome della fratellanza universale.

Celebre ed emblematico l’aneddoto dell’ufficiale nazista il quale, vedendo esposto il quadro, chiese a Picasso:

Maestro, chi ha fatto quest’orrore?

E altrettanto incisiva ed efficace la risposta dell’artista:

Voi.

 

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