martedì, 13 novembre 2018
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Gli Ebrei: dalla storia antica a quella contemporanea,un popolo perseguitato.

Perseguitare significa cercare di colpire ripetutamente un determinato soggetto per una specifica causa e per un fine determinato precedentemente: qualcosa, dunque, di premeditato.

Chi si perseguita solitamente e perché lo si fa? La storia può darci ben precise risposte: si perseguita un popolo e molto spesso ciò avviene per motivazioni politiche, religiose, economiche, territoriali.

Questo è quello che avvenne agli ebrei, popolazione stanziatasi nella terra di Canaan intorno al 1800 a.C. Essi, “colpiti” più di una volta nel corso della storia, ancora oggi pagano il prezzo di ciò che è accaduto in passato.

La prima persecuzione risale ai tempi di Ramses II. Il faraone egiziano, salito al trono nel 1279 a. C., impose agli ebrei i lavoro forzati e la completa sottomissione, cui seguì il loro esodo guidato da Mosè, conclusosi con il ritorno in Palestina, la Terra Promessa dal loro unico Dio: Yahweh. Si consolidò il regno di Israele con la successione dei re: Saul, David e Salomone. Si completò il tempio di Gerusalemme, destinato a diventare il simbolo della loro religione, della loro cultura, della loro stessa identità ebraica.

La felicità di questo periodo sarà destinata a finire. La morte del re Salomone, infatti, porterà prima alla dominazione Assira e, poi,  a quella babilonese. Il re dei babilonesi, Nabucodonosor, nel 587 a.C., ordinò la distruzione del Tempio. Essi, deportati in massa a Babilonia, subirono la seconda grande persecuzione della loro storia. Con la conquista persiana della Mesopotamia, da parte del re Ciro, nel 539 a.C. gli ebrei ritornarono nella loro terra e ricostruirono il tempio ma i due secoli successivi furono strazianti. Dopo la conquista di Alessandro Magno, la Palestina diventò la terra di contesa tra i potenti regni dell’Egitto e della Siria: guerre e miseria travagliavano il territorio.

Quando, in seguito, verso la metà del primo secolo a.C., la zona cadde sotto la potenza romana, la fede in un “messia” e la voglia di riscatto sociale portarono a numerose rivolte.  Anche questa volta, però, sforzo e fatiche risultarono inutili. Nel 70 d. C. Gerusalemme fu rasa al suolo e il Tempio nuovamente distrutto. Dopo un’altra rivolta anti-romana, nel 135 d.C, gli Ebrei furono allontanati dalla loro terra e costretti a disperdersi, dando vita alla loro definitiva Diaspora.

Il popolo Ebraico appare così disseminato per il mondo. Nei secoli successivi, soprattutto a partire dal basso medioevo, si presenta una vera e propria resistenza da parte degli altri stati ad accogliere gli ebrei nel proprio territorio, soprattutto in quanto accusati di deicidio. Seguiranno espulsioni, come quella del 1492 da parte del re spagnolo Ferdinando il Cattolico e la chiusura in “ghetti”, primo fra tutti quello di Venezia del 1516, ovvero spazi limitati solo agli ebrei affinché questi non si mischiassero alla popolazione del paese in cui abitavano.

Una triste situazione quella che affiggeva gli ebrei ma che ancora non trova il suo peggior momento. Nel 1933 sale al potere in Germania Adolf Hitler. Fu proprio lui colui che diede inizio alla più terribile persecuzione degli ebrei. Il suo scopo era quello di difendere la presunta razza ariana da quella semita, razza accusata di deicidio e considerata impura. Ciò venne usato come mezzo di persuasione di massa ma è molto probabile e palese che dietro tutto ciò ci sia stata una vera e propria motivazione di carattere economico (gli ebrei, infatti, sono sempre stati un popolo molto ricco, ferrati nel mondo della finanza). Segue alle leggi antisemite, la deportazione nei lager, i campi di concentramento in cui venivano sfruttati e poi uccisi senza pietà dagli aguzzini nazisti.

Con il termine shoah si indica ciò che avvenne tra gli ultimi anni 30 e i primi anni 40 in Europa. E’ spaventoso il disegno che mira a schiacciare milioni di altri esseri umani, una vergogna senza precedenti in un’ età in cui la mentalità avrebbe dovuto manifestare maggiore apertura e flessibilità. Primo Levi, scrittore di fama mondiale sopravvissuto ad Auschwitz, scriveva:

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.

E’ questo quello che dobbiamo ricordare. Che non avvenga più una cosa del genere. Virtù, diritti umani, coscienza: tutti elementi cancellati in questa triste pagina di storia.

Gli Ebrei, in seguito alla liberazione e alla conseguente sconfitta del nazifascismo, tentarono di ricostituire il loro stato. Il movimento sionista di Theodor Herzl trovò il suo adempimento nella costruzione dello Stato di Israele nel 1948. La Palestina però non è più solo la loro terra, ma anche quella dei palestinesi. Nasce così un’ulteriore guerra. Il territorio, soprattutto all’altezza della striscia di Gaza e della Cisgiordania, diviene terra di conflitto tra chi richiede la propria patria in quanto gli era stata tolta a forza e chi invece non vuole farsela portar via. Gerusalemme, la città santa delle religioni monoteiste, anziché essere territorio di pace e di unione appare come uno scenario in perenne conflitto. Una travagliata situazione questa, che si spera possa placarsi al più presto, per il bene comune e la pace nel mondo.

Israel, Jerusalem, the Western Wall

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