Femminicidio: un problema mondiale – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Femminicidio: un problema mondiale

Per femminicidio si intende l’omicidio di una o più donne, per motivi basati sul genere. Non  è un fenomeno sociale tipico dell’Italia, ma riguarda tutti i paesi industrializzati, dove le donne  ricoprono tutti i ruoli lavorativi che una volta erano riservati agli uomini. Una delle tante ipotesi, riguardo questi omicidi, risiede nell’incapacità, da parte degli uomini, di accettare l’ indipendenza delle donne. Infatti, di fronte alla messa in discussione del proprio ruolo, gli uomini pretendono che le donne ritornino ad uno stato di obbedienza nei confronti del marito/compagno.

Nei paesi meno progrediti, invece, la situazione è molto diversa. Basti pensare che nei paesi islamici vi è molta più disparità: in Cina e in India  la nascita di una donna rappresenta una disgrazia, infatti vengono trattate in maniera molto diversa rispetto ai fratelli. In Africa si arriva a vendere le bambine a uomini, che diventeranno i futuri mariti; inoltre rappresentano solo un peso, infatti devono essere curate dai genitori fino al giorno del matrimonio, poichè è impensabile che possano mantenersi da sole.

Ma perché le donne vengono uccise? I moventi confessati sono la conflittualità, la gelosia o un raptus. Molto spesso il femminicida è uno stalker, il quale ossessiona la vittima con telefonate e pedinamenti, o un ex che non si rassegna. Comunque, in tutti i casi, sono uomini che sono stati lasciati, i quali in preda ad un raptus o alla non accettazione del fatto che sia la donna, o a detta di alcuni la ” propria donna”, a lasciare l’uomo finiscono per commettere omicidi; una delle cose più scandalose è il fatto che , dopo aver confessato le proprie colpe, non sembrano rendersi conto delle proprie azioni.

Si pensa che questo disagio maschile, il quale porta alla violenza, sia dovuto al fatto che questi atti siano sempre stati giustificati dalla società. Una prova di ciò è ritrovabile nel “Delitto D’onore”, infatti bastava dimostrare che l’omicida era stato “disonorato” dalla moglie/figlia/sorella e che aveva agito in uno stato d’ira per la perdita del proprio onore , in questo modo poteva esserci un’esorbitante riduzione della pena, circa tre anni di reclusione, considerando  che l’omicidio volontario prevede l’ergastolo. L’articolo 587 del codice penale sancisce:

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.Codice Penale, art. 587

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