martedì, 13 novembre 2018
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David Bowie: una vita oltre le convenzioni

Camaleontico, precursore, anticonformista, diverso, rivoluzionario, poliedrico. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che i giornalisti nel corso degli anni si sono divertiti ad attribuire a David Bowie, nome d’arte di David Robert Jones, cantautore inglese tra i più iconici e rivoluzionari nella storia della musica rock. L’influenza di David Bowie non si limita al solo mondo della musica ma la si può rintracciare in ogni tipo di arte, dal cinema alla moda, dalla letteratura alla pittura e anche nella cultura della società occidentale. David Bowie muove i primi passi nel mondo della musica pop con un album che prende il suo nome e che raccoglie ben poco successo al di fuori della sua Brixton; la vera svolta nella carriera del Duca Bianco arriva con la pubblicazione dell’album “Space Oddity”, dal quale estrae l’omonimo singolo che viene usato dalla BBC come sottofondo per trasmettere la partenza delle missioni lunari. Sulla scia del successo di “Space Oddity”, David Bowie reinventa la musica pop proponendo uno stile unico ed originale ricollegandosi al filone fantascientifico che andava di moda al tempo. Nel 1971 è la volta di “Hunky Dory”, album che contiene molte delle hit più famose del Duca Bianco come Changes, Life On Mars? e Oh, You Pretty Things!. L’album riceve critiche entusiastiche da parte della critica musicale e la stampa addetta fu pressoché unanime nel riconoscere il talento del cantautore londinese. L’album è caratterizzato da sonorità pop e tematiche più “adulte” rispetto ai precedenti: le incertezze della gioventù delusa dal fallimento della rivoluzione hippy (Changes) o l’amara disillusione causata dalla ricerca infruttuosa di una vita diversa che è al centro della celeberrima “Life On Mars ?”

Nel 1972 David Bowie decide di dare una svolta significativa alla propria carriera con la pubblicazione dell’LP “The Rise and the Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” e creando uno dei suoi alter ego più memorabili: Ziggy Stardust. In questo periodo David Bowie fa qualunque cosa pur di scioccare l’opinione pubblica: “Ziggy Stardust” può essere considerato infatti l’album con cui Bowie da il via alla diffusione di quel genere musicale noto come glam rock. Centinaia di ragazzi e ragazze da tutto il mondo si ritrovano nello stile glorificato da Bowie e una nuova ventata di anticonformismo travolge il Regno Unito: Ziggy Stardust si rivela un successo di critica e pubblico e vendendo 7,5 milioni di copie rappresenta ad oggi il più grande successo della rockstar londinese, contenendo anche molte delle sue hit più famose a apprezzate (Starman, Ziggy Stardust, Suffragette City, ecc.). In questo periodo Bowie fa qualcosa destinata a creare scandalo: nonostante fosse dal 1971 sposato con Mary Angela Barnett, da cui ebbe un figlio, il 22 gennaio 1972 concesse un’intervista a Melody Maker in cui dichiarò pubblicamente la propria omosessualità. Nell’Inghilterra conservatrice e perbenista del tempo l’intervista venne ritenuta “scandalosa” e molti pensarono anche ad una tattica sensazionalistica attuata da Bowie in vista della pubblicazione del suo album; ma dopo l’intervista la comunità omosessuale inglese elesse immediatamente Bowie a proprio simbolo.

You got your mother in a whirl, She’s not sure if you’re a boy or a girl David Bowie

Abbandonati presto i fasti di Ziggy Stardust, Bowie capì che il glam rock stava ormai confluendo nel pop e diede l’addio a quel movimento che egli stesso portò alla fama con l’hit del 1975 “Rebel Rebel”, canzone tra le più famose e controverse di David Bowie è facilmente riconoscibile per via dell’inconfonbile riff di chitarra che ricorda molto lo stile hard dei Rolling Stones. “Rebel Rebel” è ad oggi considerata un inno del glam e della sottocultura omosessuale ed è una delle tracce più famose di Bowie, presente in centinaia di film e serie tv. Dopo la “morte” di Ziggy Stardust che rappresentò l’addio ufficiale della rockstar al movimento glam, David Bowie reinventò la propria carriera pubblicando “Young Americans”, album soul ispirato alla musica jazz dei neri, e nel 1976 “Station to Station”, ovvero l’album da cui prese vita il suo secondo alter ego, il “Duca Bianco” (“The Thin White Duke”), soprannome che gli verrà attribuito sempre dalla stampa italiana. Il periodo che Bowie stava vivendo fu per sua stessa ammissione il più nero della sua vita, dipendente dalla cocaina e da altre sostanze stupefacenti si rinchiuse nella propria abitazione di Los Angeles convinto che un gruppo di streghe volesse prelevare le sue urine. Oltre alla accuse di satanismo, causate dalla sua passione per l’occulto, a causa di alcune dichiarazione David Bowie venne da più parti accusato di essere un nazifascista; anni dopo il Duca Bianco rispedì al mittente le accuse dichiarando che le dichiarazioni che aveva rilasciato in quegli anni erano tutte frutto dell’abuso di droghe.

Per riprendersi dalla tossicodipendenza Bowie si trasferì con l’amico Iggy Pop a Berlino e qui, negli Hansa Studios, raggiunse quello che è da molti definito come il picco creativo nell’opera di Bowie: la trilogia berlinese. Composta da “Low”,”Heroes” e “Lodger”, la trilogia berlinese rappresenta per Bowie uno stacco totale dal tipo di musica a cui fino a quel momento aveva abituato i propri fan. La trilogia, di chiara ispirazione minimalista e arricchita dall’uso del sintetizzatore da parte di Brian Eno, rappresenta uno dei lavori più importanti della storia del rock ed è al meglio rappresentata dal singolo “Heroes”, dall’omonimo album. “Heroes” è probabilmente il brano più famoso ed apprezzato di David Bowie; esso descrive la storia di due innamorati separati dal muro di Berlino e rappresenta un ultimo barlume romantico di speranza in mondo caotico in cui non c’è più spazio per l’amore, ma solo per la morte e la distruzione. La canzone è ad oggi una delle più apprezzate della storia della musica in generale ed è riuscita nel tempo ad eliminare le accuse di nazifascismo che le vennero rivolte all’uscita a causa della vicinanza del concetto espresso da Bowie nel testo con quello dell’Oltreuomo coniato da Nietzsche.

Dopo il periodo berlinese Bowie ha vissuto periodi alternativi di successo commerciale e assenza dalle scene, nel 1983 pubblicò uno dei suoi più grandi successi commerciali, “Let’s Dance”, e per tutti gli anni ’90 sperimentò diversi generi musicali fino ad arrivare ad un primo ritiro dalle scene nel 2003, a seguito di un attacco di cuore. Dopo dieci anni di assenza pubblica “The Next Day”, album che contiene tra le altre cose una critica feroce alla Chiesa Cattolica (“The Next Day”) e alla vendita delle armi negli USA (“Valentine’s Day”). Due anni dopo, nel novembre 2016 pubblica il singolo “Blackstar”, suite jazz di 10 minuti ricca di simbolismi, che anticipa l’omonimo album che vedrà la luce l’8 Gennaio successivo, giorno del suo 69esimo compleanno che ha preceduto di tre giorni il suo decesso causato da un cancro al pancreas.

 

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