martedì, 13 novembre 2018
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D’Avenia scrive per il sociale: la mafia e l’amore verso la legalità di Padre Pino Puglisi dal punto di vista di un adolescente

Togli l’amore e avrai l’inferno, mi dicevi, don Pino. Metti l’amore e avrai ciò che inferno non è

sono le parole che il giovane Federico, alunno di Padre Pino Puglisi, ricorda del suo prof di religione.

 

Federico ha diciassette  anni ed è un alunno modello del liceo classico Vittorio Emanuele di Palermo. La sua giornata tipo era caratterizzata solo dallo studio ma l’incontro con Don Pino gli cambierà la vita. Comincia a frequentare il quartiere Brancaccio e scopre una Palermo molto diversa da quella in cui era abituato a vivere. Sarà proprio quella Palermo a cambiarlo radicalmente. In essa scoprirà i veri valori, quelli legati alla solidarietà verso chi ha più bisogno ma, al contempo, una terra che chiede aiuto, dove la superbia e la violenza sottomettono le coscienze umane e dove non esiste più libertà.

D’Avenia, allora, scriverà per descrivere quel mondo di cui tutti hanno paura, ma lo fa in maniera diversa. Si avvicina ai giovani, raccontando la storia dal punto di vista di un adolescente. Il suo è un pensiero che muta con il tempo, in base a quelle esperienze che vanno narrate di pari passo nel libro. Si manifesta, allora, il suo “essere adolescente”: egli, nel corso della lettura, apparirà dubbioso, pieno di incertezze. Proverà, però, anche nuove emozioni, quali l’amore, e stringerà forti legami d’amicizia sincera.

Uno di questi rapporti speciali è stato proprio quello instaurato con don Pino, un uomo semplice ma di salde virtù, uno dei pochi, o forse l’unico abitante di Brancaccio a non avere paura. D’Avenia, però, non lo pone come protagonista proprio perché la sua figura  rappresenta il messaggio che lo scrittore vuole inviare ai lettori. Allora il protagonista del racconto diventa Federico, il quale rappresenta chi quel messaggio non solo lo ha ricevuto, ma lo ha anche messo in pratica. Egli, anche se titubante in un primo momento, va contro tutto e tutti pur di tornare a Brancaccio. Rischierà molte volte, farà sacrifici ma con la consapevolezza di fare sempre la cosa giusta.

In un passo del libro si scrive:

non ho paura della morte. Ho paura di morire

E’ Don Pino che parla. In questa espressione è presente l’immenso spirito del sacerdote. Egli non teme la morte ma ha paura che questa risulti vana in futuro. Dedicando la vita per la pace, per la lotta alla mafia, vuole conferire un messaggio di speranza alle generazioni future e, morendo, spera che tale messaggio possa diffondersi.

Al giorno d’oggi si può benissimo notare come la sua morte non sia stata vana, anzì, sono rimasti saldi e perenni non solo il suo messaggio ma anche la sua stessa immagine, oramai simbolo di pace e fratellanza.

Quasi nella parte finale del libro si descrive la camera ardente di Don Pino. Lui sorrideva ancora. I bambini che lui aveva “salvato” gli si stringevano intorno e ognuno di loro lasciava lì un giocattolo, un oggetto a cui erano particolarmente affezionato. A questo punto, la parola passa nuovamente a Federico. Questa volta, però, egli si dimostra più maturo, e riesce per la prima volta a manifestare, a capire e a descrivere chiaramente l’insegnamento di don Pino e il cambiamento che questo ha portato nel suo cuore e nella sua mentalità. Così dice:

Tu che mi hai aperto lo spazio tra il cuore e la testa. Tu che mi hai svelato che il coraggio è di chi sa di essere debole. Tu che mi hai tolto dagli occhi le squame della noia. Tu che mi sei stato maestro e amico.

Queste parole racchiudono l’immenso amore che Don Pino è riuscito a trasmettere agli altri. Federico allora diventa un’immagine per indicare tutti quei ragazzi, quei bambini e anche quegli adulti che si sono fidati di Padre Puglisi, che hanno avuto fede e che gli sono stati vicino fino alla sua morte. Da queste parole si tragga esempio per migliorare il proprio modo di agire. E’ necessario amare profondamente il prossimo, non avere superbia e credere fino in fondo in quel futuro migliore per il quale molti esseri umani hanno perso la vita e per il quale molti uomini e donne hanno lottato e continuano a lottare anche adesso.

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