Da Platone ai recenti studi psico-sociologici: la musica e la sua funzione – Lyceum
domenica, 19 agosto 2018
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Da Platone ai recenti studi psico-sociologici: la musica e la sua funzione

La musica è una legge morale: essa dà un’anima all’universo, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose.Platone

Così recitava il filosofo greco Platone nel IV secolo a. C. in merito alla musica, termine derivante dal greco μουσική (τέχνη), la cosiddetta “arte delle Muse”, l’arte delle arti, che dona all’uomo la possibilità di trasformare la semplice aria in qualcosa che trasporta gli animi ben oltre i sensi. Un’arte le cui origini risalgono ad epoche antichissime, quando ancora l’uomo non era uscito dalle caverne. La musica è sempre stata vista come uno dei più efficaci canali di comunicazione delle proprie emozioni e di importanti messaggi da diffondere. Nel corso dei secoli essa ha subito un enorme processo di evoluzione, frammentandosi sempre più in vari generi quali la lirica, il jazz, il blues, il reggae, il rock, il pop e il rap, ma i suoi fini nonché le sue caratteristiche di fondo sono rimaste inalterate; così come, infatti, le canzoni di questi generi sono costituite da un testo e da una musica, già nell’antichità la musica fungeva da accompagnamento, solitamente ad un cosiddetto “parlato ritmico”: per esempio i primi nuclei dei poemi omerici, interpretati secondo regole metriche ben precise, erano accompagnati dalla cosiddetta φόρμιγξ, l’antenato dell’odierna chitarra o ancora, in età romana, i cantica delle commedie plautine prevedevano che il testo cantato o, comunque, interpretato ritmicamente fosse accompagnato da un flauto a due tibie, l’una dal timbro più grave utilizzata per introdurre i momenti più seri della commedia e l’altra dal timbro più acuto usata per annunciare l’inizio di quelli più divertenti, fino ad arrivare al Medioevo, quando i trovatori della Francia meridionale scrivevano il testo e componevano l’accompagnamento strumentale delle loro chansons. La musica, dunque, ha la funzione di completare, accentuare il significato di ciò che si sta scrivendo o dicendo: pensiamo, infatti, ad un film privo di una colonna sonora, dalla quale la pellicola non può assolutamente prescindere; quelle stesse scene, infatti, riuscirebbero ad essere ugualmente colme di pathos e ad emozionare gli spettatori?

La musica è stata ed è tutt’ora espressione di libertà e di uguaglianza: ricordiamo, infatti, che il jazz è nato proprio fra le piantagioni presso le quali gli schiavi afroamericani lavoravano come mezzo di sfogo della fatica, della frustrazione, del desiderio di una vita migliore. La sua importanza al riguardo è universalmente riconosciuta e, forse per questo, frequenti sono i casi nei quali ne vengono vietati l’ascolto o l’esecuzione, come quanto accaduto nel 2014 a Teheran, dove sei ragazzi sono stati arrestati per aver girato un video nel quale ballavano sui tetti di una casa sulle note della canzone Happy di Pharrell Williams. Questo è il video incriminato:

Ascolti una musica, passano i giorni, passano gli anni, risenti quella musica e tutto ritorna, tutto rivive: le immagini, i profumi, lo stato d’animo vissuto in quei tre minuti di vita passata. Tutto è magicamente registrato nel profondo della tua anima… come una chiave riapre una vecchia porta, riaccedi, tramite dolci e amare note, in un mondo tuo al momento dimenticato.Pierluigi Cavarra

Quante volte, infatti, capita di associare una canzone ascoltata in passato ad un avvenimento verificatosi in quel periodo o ad una persona e di riprovare le stesse emozioni provate al primo ascolto?

La musica, come è stato scoperto da alcuni psicologi, garantisce il rilassamento ed è anche capace di curare o, comunque, attenuare alcuni disturbi della sfera psichica: da un paio d’anni a questa parte, infatti, si pratica la cosiddetta musicoterapia, l’uso – secondo la definizione data dalla World Federation of Music Therapy – della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico”.

Un’iniziativa alquanto singolare è quella presa dal sindaco di Christchurch, in Nuova Zelanda, di installare nelle piazze della città degli altoparlanti che diffondessero la musica di Mozart, pratica i cui benefici erano stati scientificamente attestati alcuni anni prima, per cercare di ridurre la media annuale dei crimini, prova assolutamente riuscita: infatti in precedenza gli agenti municipali avevano rilevato 77 crimini a settimana, diventati soltanto 2 a partire dalla messa in pratica di quest’ordinanza. Più che un effetto calmante, la musica classica e in particolare quella di Mozart pare avere il merito di tenere lontane le teste calde, i bighelloni. Secondo il sergente maggiore Gordon Spite, della polizia municipale di Christchurch, la diffusione della musica classica dagli altoparlanti darebbe l’idea di un territorio presidiato, non abbandonato a se stesso. “Se ti trovi in un’area che sembra deserta – ha detto il poliziotto – è un chiaro messaggio che a nessuno importa di quel che succede e puoi far quel che ti pare”.

La musica, dunque, è un vero e proprio patrimonio dell’umanità da salvaguardare, un dono della natura da custodire con cura; è un mezzo di scoperta del significato della vera bellezza, quella che rende felici, che emoziona e fa riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda.

La musica è l’esempio unico di ciò che si sarebbe potuto dire se non ci fosse stata l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee – la comunicazione delle anime. Marcel Proust

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